Mar
31
Me lo diceva sempre mia nonna. E’ fondamentale avere una famiglia solida alle spalle, che ti protegga, ti consoli, ti consigli.
Mi sono accorta che aveva ragione un paio di anni fa, quando il fratello di mia mamma chiamò nel cuore della notte, disperato. La moglie lo aveva cacciato di casa a zoccolate in testa. Aveva scoperto l’ennesima scappatella.
Non era un litigio come gli altri. Stavolta lo zio era rimasto veramente colpito: negli anni la zia aveva imparato a prendere la mira.
Così ci trovammo il grande playboy per qualche giorno in casa.
La prima notte nessuno chiuse occhio tranne lui. Mia madre era disperata per la sconsideratezza del fratello, mio padre era esasperato per le scenate di mia madre, io e le mie sorelle avevamo le camere troppo vicine a quella in cui mio zio russava come una locomotiva.
La mattina dopo si svegliò verso l’una, quando tutto era già pronto per il pranzo.
“Ma pranziamo tutti insieme?” chiese allibito, alla vista della tavola apparecchiata per sei. Si sedette a capotavola, fresco e riposato come una rosa, mentre noi avevamo borse ed occhiaie terrificanti per la notte in bianco… Continua a leggere
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Fiçtion feştival | 13 Commenti
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Mar
30
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Aprì gli occhi, ed era già il giorno dopo.
7.13, segnava l’orologio. La testa saltellava a ritmo di treno, mentre il sole gli si poggiava su una tempia, filtrato dalle tendine del finestrino.
Per addormentarsi aveva usato i tappi, visto che quel tipo grasso che dormiva con lui stava russando da due ore, senza dargli tregua. Per fortuna aveva l’abitudine di portarli con sé.
Finalmente una notte senza incubi. La pillola, presa prima di chiudere gli occhi, aveva fatto effetto. Era il terzo tentativo in tre notti.
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Fiçtion feştival, Sypariüm şhow | 27 Commenti
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Mar
29
Si chiamava Tonio e quando arrivò a Villaciambra io avevo 11 anni e lui tre mesi. Io due gambe e lui quattro zampe. Villaciambra era una frazione di campagna dove non c’era niente. Quattro case, due piazze: Villaciambra di sopra, dove faceva capolinea il “30″, e Villaciambra di sotto dove c’era il frantoio e la Chiesa di padre Bruno che somigliava a Celentano. C’era il bar tabacchi del signor Lupo, il pollaio dei Vaglica, una microsalumeria. E basta. Poi 250 abitanti, 300 polli, sei o sette cani di tutti e Tonio, il maiale.
Tonio era l’abitante più libero del paese. Coccolato da tutti i bambini, ben nutrito di ghiande, trascorreva le sue giornate con quell’espressione sorridente tipica dei maiali, che riscattano così una nomea ingenerosa. Certo non era un animale di compagnia malgrado per noi bambini appartenesse alla proto-movida quotidiana perché un salto da Tonio si faceva sempre per portargli i (pochi) rimasugli di pranzi e cene. Il fatto è che Tonio era stato dato ai suoi nuovi padroni a pagamento di un debito. Era dunque una merce, rappresentava un valore e in quanto merce veniva tutelato ma inchiodato al suo inevitabile destino: Tonio non sarebbe morto di vecchiaia, ma sarebbe diventato un anello pregiato della locale catena di alimentazione. Tonio in realtà era un maiale provvisorio. E un futuro prosciutto. Continua a leggere
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Fiçtion feştival | 14 Commenti
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Mar
28
Cabernet byzantium, la rubrica del pop, rock, sex & sport esordisce con il personaggio cinematografico che, dal 1991, più ha influenzato il cinema italiano. Un personaggio troppo spesso ignorato, come capitato anche ad altri mostri sacri, dall’Academy Awards di Hollywood e che per quasi un decennio ci ha fatto commuovere, divertire, soprattutto eccitare.Noi tutti la ricordiamo, io le devo tanto tantissimo. E’ forse anche grazie a lei che oggi sono quello che sono: siore e sioriiiii su Cabaret Bisanzio… Luce Caponegro alias Selen!!!
“Vengo dall’hard e affermarmi non era semplice, se sono qui con questo film significa che sono una vera attrice” questo il sunto dell’intervista a Luce Caponegro, alias Selen, nata a Roma il 17/12/1966, regina incontrastata del porno italiano ed europeo per un decennio.
Proveniente da una buona famiglia dell’industria petrolifera (si noti il parallelo con l’altra grandissima, indimenticata, Moana), trasferitasi a Ravenna Luce sfugge alle rigide convenzioni e, probabilmente per esibizionismo, animata da spirito ribelle, inizia a esibirsi nei locali per adulti. Finché gira la prima, quasi amatoriale, pellicola hard, “Orgia di compleanno”.
Il salto di qualità che la proietterà nell’olimpo delle migliori e affermate porno star, avviene grazie al regista Alex Parry che le offre la partecipazione al film “Signore scandalose di provincia”. E’ il vero trampolino di lancio di una carriera che la vedrà interprete insuperabile di quasi quarantacinque pellicole hard, tra cui la splendida saga di Concetta Licata.
Poche meglio di lei hanno saputo interiorizzare la parte, far entrare il personaggio dentro sé, diventando tutt’uno con lui. Al pari dei migliori attori di Hollywood, Luce è riuscita a farsi molti personaggi assieme, anche contemporaneamente.
Poliglotta, sulla scena non ha mai avuto problemi di lingua, si è sempre lasciata prendere dalla parte riuscendo a far venire il pubblico ovunque si sia esibita; ha sempre lavorato duro, tenendo alta la bandiera del cinema italiano.
Nel 2001 Luce lascia il porno per dedicarsi alla televisione, al cinema impegnato e al teatro. Peccato.
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Cabernet byzantium | 12 Commenti
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Mar
27
Secondo quanto ci dice Paul Léautaud, scrivere Il piccolo amico (Garzanti, 1989) per lui è stato innanzitutto un piacere. Difficile non credergli se ci si sofferma sullo stile semplice e misurato che caratterizza ogni singola pagina che compone questo libro. Eppure dalla lettura di questa autobiografia romanzata quella che emerge è sì la figura di un uomo che ha saputo incassare i colpi a testa alta ma anche quella di una persona che porta il segno di una ferita mai del tutto rimarginata. Il terzo capitolo del libro si apre con un’epigrafe che ci fa ben capire qual è l’entità del colpo che ha prodotto questa ferita: “Mio Dio, com’è sgradevole questo bambino!”
A pronunciare questa frase è la madre del piccolo Paul, Jeanne Forestier, la grande assente, colei che abbandonò il neonato tre giorni appena dopo il parto per poter inseguire senza ostacoli il sogno di diventare un’attrice. E alla luce del trauma dovuto all’abbandono, il distacco con il quale Léautaud ci racconta la sua infanzia diventa più che plausibile. Per la stessa ragione, non ci sembra poi così tanto strano che l’autore del Journal littéraire, all’interno della cerchia dei letterati della sua epoca, si sia fatto la nomea di misantropo, di perfido e candido, di “vipera lubrica” (come ci fa presente Lanfranco Binni all’inizio della sua presentazione al libro).
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Leçtores förmidable, Paul Léautaud | 7 Commenti
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Mar
26
Il poeta è lui, il cattivo, ed è morto. No, patapam, colpo di scena, non era lui. E’ lei, ed è viva. Tendiamole una trappola, Jack. Patapam, colpo di scena, non è lei ma è quello che tende la trappola.
Il grande finale a sorpresa di Michael Connelly distrugge un libro ben scritto con una soluzione tirata oltre l’inverosimile e messa lì solo per stupire. Le motivazioni dell’assassino diventano labili, la trama complicata senza ragione. Effetto collaterale importante: il poeta così rimane vivo (e se no “il poeta è tornato” come lo scriveva?).
Il protagonista, che narra in prima persona, si chiama Jack McEvoy ed è un giornalista di nera che voleva fare lo scrittore. Suo fratello è un poliziotto. Si è suicidato, anzi no, l’ha ucciso un serial killer. Prima di lui si sono suicidati altri poliziotti, anzi no, li ha uccisi sempre il serial killer, e lo scopre Jack. Jack è bravissimo, molto più bravo dell’FBI e ricostruisce la serie di delitti, tutti archiviati come suicidi. Ciascun morto ha lasciato un biglietto con una frase di Edgar Allan Poe, e dunque il serial killer diventa “il poeta”. Ciascun morto indagava su un caso di omicidio, spesso di bambini (puff, spruzzata di pedofilia).
Non vuole farsi scoprire ma lascia tracce ovunque, questo poeta un po’ imbranato. E l’unico che sa raccoglierle è sempre lui, Jack. Che si fa infinocchiare, però, fino a pagina quattrocentonovanta, lui e tutta l’FBI che gli sta dietro. Cose che capitano.
Un bel thrillerone che rispetta le regole del thriller Piemme: cinquecento pagine di cui almeno trecento superflue, un doppio finale fiacco che diventa triplo finale ridicolo. Include storia d’amore protagonista - affascinante agente FBI e un pochino di pedofilia spruzzata bene.
Insomma (finale a sorpresa), il libro è splendido.
Patapam, altra sorpresa: non è vero.
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Leçtores förmidable, Michael Connelly | 9 Commenti
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Mar
25
Sto scrivendo in libro. Mi sta venendo benone, guardate. Cioè, è pieno di lettere e spazi (combinati insieme in modo tale da comporre delle parole, combinate insieme in modo da comporre delle frasi, combinate in modo da fare discorsi che non sanno di niente, bene che vada), senza contare che ci ho messo anche parecchie virgole, svariati punti, due o tre (potrò essere più preciso dopo che un editor me li avrà contati) punti e virgola (è dai punti e virgola che si vede il vero scrittore), pochissime parentesi (io le odio, le parentesi). Ma la cosa che mi rende più orgoglioso è il fatto che Word mi ha sottolineato di rosso pochissime parole: qualche “cazzo”, un paio di “coglioni” (che lui cambia d’ufficio in “ciglioni”), una volta che per sbaglio ho scritto “centrosettentrionale” tutto attaccato. Niente di più. Son soddisfazioni! IO SO SCRIVERE!
La storia la volete sapere? Immagino di sì. Continua a leggere
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Fiçtion feştival | 7 Commenti
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