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Patapam! Sorpresa!
Il poeta è lui, il cattivo, ed è morto. No, patapam, colpo di scena, non era lui. E’ lei, ed è viva. Tendiamole una trappola, Jack. Patapam, colpo di scena, non è lei ma è quello che tende la trappola.
Il grande finale a sorpresa di Michael Connelly distrugge un libro ben scritto con una soluzione tirata oltre l’inverosimile e messa lì solo per stupire. Le motivazioni dell’assassino diventano labili, la trama complicata senza ragione. Effetto collaterale importante: il poeta così rimane vivo (e se no “il poeta è tornato” come lo scriveva?).
Il protagonista, che narra in prima persona, si chiama Jack McEvoy ed è un giornalista di nera che voleva fare lo scrittore. Suo fratello è un poliziotto. Si è suicidato, anzi no, l’ha ucciso un serial killer. Prima di lui si sono suicidati altri poliziotti, anzi no, li ha uccisi sempre il serial killer, e lo scopre Jack. Jack è bravissimo, molto più bravo dell’FBI e ricostruisce la serie di delitti, tutti archiviati come suicidi. Ciascun morto ha lasciato un biglietto con una frase di Edgar Allan Poe, e dunque il serial killer diventa “il poeta”. Ciascun morto indagava su un caso di omicidio, spesso di bambini (puff, spruzzata di pedofilia).
Non vuole farsi scoprire ma lascia tracce ovunque, questo poeta un po’ imbranato. E l’unico che sa raccoglierle è sempre lui, Jack. Che si fa infinocchiare, però, fino a pagina quattrocentonovanta, lui e tutta l’FBI che gli sta dietro. Cose che capitano.
Un bel thrillerone che rispetta le regole del thriller Piemme: cinquecento pagine di cui almeno trecento superflue, un doppio finale fiacco che diventa triplo finale ridicolo. Include storia d’amore protagonista – affascinante agente FBI e un pochino di pedofilia spruzzata bene.
Insomma (finale a sorpresa), il libro è splendido.
Patapam, altra sorpresa: non è vero.
26.03.2007 9 Commenti Feed Stampa
9 Commenti
Commentauuuuuffff anto’ mi smonti sempre i miei scritto ri preferiti….:-))
ma non e’ l’ultimo della saga (o sagra?) di Harry Bosch?
Mi spiace. Ma è un libro che rientra nella categoria “quelli che avete letto l’ultima pagina e avete tirato il libro”. Meno male che è leggero. E Harry Bosch no, non c’è.
Bene. Oltretutto, l’unico Bosch che conosco io fa i trapani e le smerigliatrici.
e i frigoriferi, Sauro, i frigoriferi.
Ma pensa tu. Grazie a Connelly scopro che la Bosch fa anche frigoriferi…
la bosch non fa i frigoriferi!!
i rasoi elettrici semmai.
cmq con harry bosch connelly ne avra’ scritti 7 o 8.
de bosc iati
Geronimus fa i rasoi?? ma i nativi americani non hanno la barba…O è quello degli inferni i paradisi e i bambibi che pattinano sul ghiaccio. Mi confondo sempre i cabarets.
Se fossi stato l’editor di piemme avrei operato dei tagli: avrei lasciato la copertina e la quarta.
La bosch faceva anche le candele delle macchine e la Fiat gli ha venduto il brevetto del common rail.
A Michael Connelly non ha mai deluso: è thriller americano, per divertirsi, senza pretese. Se non dovessi leggere più Connelly, a maggior ragione non dovrei leggere tante boiate nostrane che non sono né carne né pesce. Perlomeno Connelly fa thriller con la consapevolezza di darti in pasto allo spirito americano dove il cattivo non muore quasi mai ma risorge quasi sempre, un po’ come Gesù o Bin Laden o Bush.