May
31
L’opera: “Ho voglia di tè” è un’opera più acerba rispetto alla già presentata “Scusa se ti mando affanculo”; tuttavia, è già presente il tentativo di affrontare il mondo giovanile secondo categorie e stilemi del tutto originali. Tentativo onesto, che risente forse un po’ troppo della contaminazione della sms generation: lo dimostra il titolo voluto dall’autore (“H vgl d t”), considerato un po’ criptico dal cav. Stacchia, e l’incipit, dove Jek e Minnie si scrivono 650 messaggi consecutivi senza neppure una vocale, generando più di un malinteso, destinato a segnare tragicamente la loro storia. Rimane comunque imperdibile il finale, dove all’esperimento linguistico si affianca il sapiente uso delle faccette:
Jek: allr lo vuò st kzz di tè, sì o no? >:((((
Minnie: Jk, amr mi, lo sai k il tè m fa vnr le rane in panc, e poi fcc le puzztt ;)))) e poi è kosì da vekk! :((((
Jek: vbbè, vl dir ke me lo bev da sl; ma l prssm vlt la spes l fai t, cs poi nn rmp il kzz! :(((
La critica: “‘Ho voglia di tè’ mi lascia un senso di serenità, senza controindicazioni. Come dire, è buono qui, è buono qui” (Sir Thomas Johnstone Lipton, imprenditore).
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Leçtores förmidable, Herbert Quain, Gianni Muco | 2 Commenti
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May
30
L’autore: Gianni Muco nasce a Roma, da famiglia agiata, il 25/5/1964. Fin da ragazzo, eccelle negli sport e nell’automobilismo: recentemente intervistato dalla rivista “Il cuaderno”, un suo insegnante del liceo ricorda “…l’ultimo, ma dico l’ultimo che mi sarei aspettato che divenisse uno scrittore, e così di successo, è proprio Gianni. Passava il suo tempo a molestare le compagne e quando queste lo mandavano a quel paese, lui si scusava pure!”. Il romanzo “Scusa se ti mando affanculo” è la terza e conclusiva parte della trilogia iniziata con “Tre metri sottoterra” e proseguita con “Ho voglia di tè”, opere entrambe osannate da pubblico e critica. Oggi, Muco vive in un loft nel quartiere Prati a Roma, dove lavora e vive con la sua compagna di sempre, Romina Powell. A chi gli chiede se è parente della più famosa Romina, Muco è costretto a spiegare ogni volta che il cognome finisce in “ll” e non in “r”. Ciò lo ha condotto ad un crescente solipsismo, interrotto solo dalla compagnia del gatto Silvestro, e della stessa Romina.
L’opera: Dopo aver attinto al mondo ed al linguaggio degli adolescenti romani, Muco produce la sua opera più matura e con i più accentuati connotati autobiografici: “Scusa se ti mando affanculo” appena pubblicato è già oggetto di idolatria da parte di giovani e giovanissimi. E’ la storia di Amintore e Jessica, due fidanzati amanti delle passeggiate in villa, dove lui si ritrova spesso a spingere la sua compagna per farle evitare le cacche dei cani per terra, chiedendole scusa ogni volta. Un bel giorno (o un brutto giorno) Amintore non si avvede che accanto alla cacca che vorrebbe far evitare a Jessica ce n’è una ben piu’ imponente, lasciata da un San Bernardo taglia maxi; Jessica affonda negli escrementi, mentre Amintore si scusa per l’ennesima volta. Il romanzo si chiude con le incisive parole di Jessica: “sì, scusa… sempre scusa… scusa se ti mando affanculo!”.
La critica: “Gianni mi ricorda me stesso com’ero da giovane: impulsivo, appassionato, sboccato, amante di ogni eccesso… nulla frena la penna caustica di Muco, anche il linguaggio usato (mutuato dall’attenta osservazione del mondo giovanile) non conosce limiti e censura, a partire dall’irriverente titolo!
“Scusa se ti mando affanculo” è un viaggio tra amore e feci, tra sentimento e linguaggio osceno, sempre con rigore morale ed estetico di altissimo profilo” (Henry Charles Bukowski, scrittore)
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Leçtores förmidable, Herbert Quain, Gianni Muco | 14 Commenti
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May
29
Ettore Mascarponi (nella foto) è il fenomeno letterario del secolo. La settimana scorsa lo ha scoperto anche D’Orrico, che lo ha osannato sul Magazine del Corriere in un articolo di otto pagine, in cui lo definiva il più grande scrittore del millennio. Così il grande pubblico si è accorto di lui. Mascarponi è bravo, determinato, ha mille cose da dire, e soprattutto sa dirle. Abbiamo fatto due chiacchiere con Mascarponi sulla sua ultima fatica “Molteplici sono le ragioni del cuore“, edito dalla prestigiosa casa editrice Stamperia.
Mascarponi è inventore di mondi, ci trasporta attraverso pianeti lontani eppure vicinissimi per le tematiche che affronta. I suoi sono racconti filosofici ibridati alla storia d’amore, storie sofferte ma piene di cuore e di sentimento, dalla prosa ricercatissima e densa, storie che ci fanno riflettere e sorridere. “Molteplici” è la veloce trasposizione di un lungo percorso di maturazione intellettuale, stravolge il punto di vista del lettore con una storia ricca di citazioni, ci mette con le spalle al muro sulle tematiche forti del nostro tempo. Continua a leggere
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Fröu fröu cömicş, Ettore Mascarponi | 10 Commenti
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May
28
Remo Bassini, in un post recente, riprendendo un discorso di Clelia Mazzini, sostiene che in rete si parla troppo di “‘come si scrive’, di ‘quando (o quanto) si scrive’, addirittura del ‘perché si scrive’”.
Ci vuole solo un po’ di buon senso per dire che Bassini e Clelia non hanno tutti i torti. Basta ricordare il ciclo di interviste, da poco concluso, che Nazione Indiana ha dedicato all’editing e al sistema editoriale, o i numerosi post di Vibrisse, Bollettino. Anche Caino, nel suo Resuscito, quindi sono, ha una rubrica fissa sul tema, e cliccate qui per vedere quanto se ne parli solo nei blog di dominio Wordpress.
Inutile nascondersi: l’argomento, tra i lit-blog, è inflazionato.
Se è vero che il tema “scrittura” ha una diffusione capillare nella blog-sfera, è vero anche che maggiore è la tendenza a dare consigli ai lettori. Anche perché è un argomento che coinvolge non solo la lit-blog-sfera. Molti bloggers amano condividere letture. Inoltre, ho scoperto qui che Blogbabel ha dedicato pagine ai “libri di cui si parla nei blog“.
Consigli di lettura, ma anche tecniche di lettura. Di nuovo (il compianto?) Vibrisse, Bollettino.
Insomma, per gli amanti della letteratura e per i wanna-be, in rete di materiale ce ne è parecchio. Anche perché, a conti fatti, parlare di libri e letteratura giova al Google PageRank.
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Byzantium şhöw, Ettore Mascarponi | 15 Commenti
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May
27
Tutto iniziò in un lontano giorno di maggio. Mi pare fosse, se non vado errato, ier l’altro sera. Come passa il tempo! Ma lasciamo da parte la filosofia. Mi trovavo, insieme al mio amico e coinquilino Sherlock Holmes, il famoso elettrauto, nel nostro appartamento al numero 221/b di Baker Street. La serata si preannunciava fosca e ben poco allegra; in cielo, infatti, si addensavano dense nubi, scure e gonfie di pioggia, e la scelta in televisione era tra Amici di Maria de Filippi e Un Due Tre Stalla. Boia, che palle! Insieme con Holmes avevamo dunque deciso di trascorrere la serata ognuno immergendosi nei propri hobbies. Holmes aveva appena afferrato il suo Stradivari ed io una videocassetta di Milly D’Abbraccio, quando udimmo per le scale i passi furtivi di un uomo. Mi precipitai alla porta: ritta sulla soglia c’era una figura alta e magra, intabarrata in un lungo pastrano nero che gli copriva anche la parte inferiore del volto. In testa portava un grande cappello ugualmente scuro, come quelli che portano i rozzi pionieri delle nostre colonie nordamericane. Immaginatevi una specie di Clint Eastwood con il fisico di Fassino, però travestito da Macchia Nera. Stavo per mandarlo affanculo, quando Holmes mi bloccò.
- Sì fermi, Watson: costui non è un venditore di Folletto, come potrebbe sembrare dall’abbigliamento, ma bensì il messaggero di una setta segreta, talmente segreta che ha anche un blog su internet: Cabaret Bisanzio. Venga pure avanti, Sir Grandinetti.
Non vi nascondo che, a sentire quel nome, sbiancai e mi sentii venir meno: ma che minchia me ne fotteva a me di chi era il tipo e di Cabernet Stocazzo? Oh, io avevo da vedere un film con Milly D’Abbraccio, mica le videodispense della scuola Holden! “Ma che si levasse dai coglioni!” pensai; però dissi:
- Davvero singolare, Holmes. E mi dica, intabarrato ed inatteso visitatore, cosa la porta qui?
Per tutta risposta, l’inquietante figura mi porse un biglietto. Con bella calligrafia, in caratteri Haettenschweiler, il piccolo foglio di carta recava le seguenti parole, che lessi a voce alta:
- Merendine mulino bianco, detersivo, assorbenti, latte per il bimbo, pomodori zucchine du’ etti di prosciutto di Parma…
Il losco figuro scattò velocissimo e mi tolse il biglietto dalle mani, sostituendolo con un altro. Il nuovo biglietto recava, vergate da mano ferma in un elegante calligrafia Microsoft Sans Serif, le seguenti parole (che lessi ad alta voce):
- “Il momento è giunto”.
Guardai alternativamente Holmes e il sinistro visitatore. Il mio coinquilino, a sentire quelle parole, era scattato in piedi ed aveva preso a misurare a larghe falcate il salotto.
- Ebbene, - disse, - sapevo che il giorno sarebbe arrivato, ma speravo che sarebbe stato il più tardi possibile. Watson, lei sarà curioso di sapere a quale momento io mi stia riferendo, non è vero? Watson? Watson! Ma cosa cazzo fa?
Sentendomi chiamare, smisi educatamente di scaccolarmi e di scrivere un SMS spinto a Katrinka, la graziosa tenutaria del pub di Covenant Street.
- Eh? - risposi. - Certo, come no, m’interessa un fottio, guardi. Dica, Holmes, dica.
- Ah, ecco, volevo ben dire. Deve sapere, Watson, che io faccio parte dell’accolita di fini intellettuali che scrive sul blog conosciuto come Cabaret Bisanzio. Siamo un club molto esclusivo: pensi, per farne parte occorre aver fatto un Di.Co. con il cardinale Ruini in persona.
Trasalii: e chi vorrebbe farlo, un Di.Co. con il cardinale Ruini? E’ brutto come la morte secca! Mica come Bagnasco, invece, che secondo me ha un suo bel perchè.
- A questo punto si chiederà con quale criterio vengano scelte le cose da pubblicare su CB; ebbene, i criteri sono severissimi. La decisione è in mano ad un comitato ristretto, formato da tre persone di cui nessuno conosce l’identità (anche se poi tutti sanno trattarsi dei famosi Tre Savi di Sion: Mimì, Cocò e Giacomo). Tale comitato, informalmente conosciuto come “riunione di condominio senza numero legale”, sceglie gli argomenti da trattare. Esso si riunisce una volta l’anno in una località segretissima (di solito si tratta della Premiata Ferramenta Paglianti, verso Porta a Lucca, citofonare “Ingrid”) ed attribuisce ad ogni singolo autore gli argomenti di cui poi dovrà parlare durante la stagione blogghistica, che va da settembre a luglio: “a La Rocca gli diamo la fenomenologia dello spirito in relazione all’epicureismo escatologico, al Pagliaro l’ontologia delle monadi kantiane in contrapposizione alla destra hegeliana, alla Rubicone la teoria della relatività spiegata agli allievi delle scuole coraniche” e via di seguito. Ebbene, a me è toccato un altro ben più immane compito: il primo post sui referrer di Cabaret Bisanzio. Watson, vecchio mio, vuole aiutarmi con questo terribile fardello? Watson? Watson, By Jove! Ma la vuole smettere di grattarsi il culo mentre le parlo, brutto idiota?
Quello che segue è dunque il primo post riguardante i referrer di CB, scritto da me, Dottor John Watson, sotto dettatura del mio amico e coinquilino Sherlock Holmes. Che per scriverlo ha dovuto drogarsi, tra l’altro. Continua a leggere
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Byzantium şhöw | 6 Commenti
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May
26
Il motto della famiglia rompiglioni è buon sangue non mente.
Ed è proprio vero.
Chiunque nasca con sangue rompiglioni, non può che essere un perfetto rompiglioni.
Inutile sperare che la maledizione salti qualche generazione. Magari nei primi tempi, quando il nuovo rompiglioni è uno scricciolo appena nato o un dolcissimo bimbo dal sorriso seducente, ci si può anche illudere. Ma ben presto ci si deve arrendere alla dura realtà.
Prendiamo me per esempio.
Passai i primi anni di vita suscitando false speranze nei miei genitori.
Troppo piccola per andare all’asilo, mi lasciavano a casa con una sorella di mia madre, giovane e carina, che ci teneva molto alla mia formazione: appena arrivava, mi metteva in mano un giornale ed andava a discutere di non so quali problemi da grandi con un amico in camera dei miei.
Così io passavo lunghe ore nel seggiolone a giocare tranquillamente con un quotidiano, di solito la Nazione, a ridurlo in minuscole striscioline, disporle in composizioni simmetriche (avevo un precoce senso dell’ordine, peccato l’abbia altrettanto precocemente smarrito), per poi mangiarle con gusto.
Al rientro da lavoro, i miei mi ritrovavano nello stessa posizione in cui mi avevano lasciata, con una densa bavetta nero-inchiostro che mi colava dall’angolo della bocca ed un’espressione sazia e soddisfatta, come doveva averla Jorge mentre si mangiava Aristotele. Continua a leggere
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Fiçtion feştival | 4 Commenti
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May
25
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niente, ero lì che passeggiavo in salotto
e mi son detto, mah, mi faccio una doccia?
mi son chiesto
sì, che son sporco
mi son risposto
allora mi sono tolto i vestiti
e li ho buttati nel cesto dei vestiti sporchi
e sono andato in bagno
e ho tirato la tenda
e ho acceso l’acqua
e niente
mi son girato
e c’era un nano con il sapone in mano
dentro la doccia
gli faccio, scusi cosa ci fa nella mia doccia?
lui mi fa, la doccia
sì, ma come si chiama lei?, gli chiedo
aldo, mi fa
ma è normale che lei sia qui nella mia doccia?
sì si, è normale, fa
vabè, mi son fatto la doccia col nano
gli ho pure asciugato i capelli col fon
gli ho dato l’accappatoio rosso
che gli stava lungo
siamo andati in salotto
e lui mi fa, cosa c’è di merenda?
mah, dico io, pane e marmellata?
va bene
gli ho fatto pane e marmellata
ci siamo guardati i cartoni alla tele
abbiamo giocanto un po’ ai play mobil
poi alle sei e mezza
mi fa, devo andare
ciao allora
ciao
ci vediamo ancora?
no
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Byzantium şhöw | 7 Commenti
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