Jun
30
Mi ricordo, mi ricordo…
“Roby, mi presti la casa che quando la Ale finisce la partita vado su?”
“No problem”.
1983, giugno, sabato sera, piove, non ho la morosa, quasi nessuno di noi ce l’ha, tranne Steve.
Gli altri ancora sono in casa, tra poco usciranno e ci troveremo sotto la tettoia del cinema. Per fare cosa?
Per ciondolare da una tettoia a un’altra, raccontandoci cosa abbiamo fatto quest’inverno, per sentire le solite stronzate di Daniele, le banalità del conte o il falso anticonformismo del Geppo?
Siamo a inizio estate, senza auto perché ancora quasi tutti minorenni, ci siamo appena ricongiunti dopo la pausa invernale, quando (quasi) ognuno di noi vive e studia, chi a Parma, chi a Milano, io a Grosseto.
Siamo eterogenei, ma legatissimi.
Escono Arrigo e G. Luca, arriva anche Daniele.
“Cosa facciamo?”
“Boh?”
e se…e se…gli facessi pagare lo scherzo al Bisuntone dell’anno scorso?
“Sentite ragazzi: Steve mi ha chiesto le chiavi della mansarda per andarci con l’Ale appena finirà la partita. Adesso lui è al palazzetto, abbiamo tutto il tempo di entrare nasconderci e aspettarli.”
Daniele è felice alle lacrime, i due fratelli R, sono d’accordo.
Saliamo, entriamo e rimettiamo le chiavi sopra la porta dove Steve si aspetta che siano.
Ci nascondiamo nella camera piccola, protetti da alcuni materassi che mia cugina ha messo lì, dato che sta imbiancando casa.
Siamo eccitatissimi, sappiamo che lui si incavolerà parecchio, ma perdonerà anche se non siamo sicuri delle reazioni di lei, quindicenne, una piccola belva.
Sono le 21.30 circa e abbiamo ancora un’ora abbondante di attesa.
Verso le 22.00, sopraffatto dal senso di colpa, perchè sono il suo confidente, abbandono la casa e lascio a loro il compito dell’agguato.
Vado al muretto, non piove più e spero di riuscire a gustarmi la scena insieme agli altri che, nel frattempo, stanno cazzeggiando nei giardini.
Ore 22.30, secondo previsioni, la Visa Gt di Stefano passa davanti ai giardini, compie il giro dalla palestra e vedo che parcheggia davanti a casa mia.
Ora si tratta di aspettare. E rispettare i tempi tecnici.
2 minuti per salire, 10 minuti di chiacchiere, poi i primi baci, insomma una mezzora di preliminari poi…
poi che? Lei ha 15 anni 15!
Lo stesso ragionamento lo stanno facendo gli altri 3 nella cameretta.
Lui entra, accende la radio, parlotta un po’ in sala, poi va nell’altra camera.
10 minuti, 20.30: è il momento.
Escono insieme dalla cameretta, coperti dalla radio accesa, si sporgono, a scaletta, lungo lo stipite della porta della camera, la mano sull’interruttore esterno alla camera stessa…1…2…3.
BUHHHHHH!!!
Cazzo…no…non ci credono….TROMBANOOOOOOOOO.
Lei sdraiata sulla schiena, seminuda, gonna tirata sul petto, lui in ginocchio di fronte a lei, dentro di lei, le mani sulle sue gambe puntate verso il soffitto.
“bastardi!” dice, spostandosi di lato quasi rassegnato.
Lei invece strilla, si copre, cerca le mutande.
Loro scappano urlando giù dalle scale, escono, alla scena assistiamo tutti perché dal muretto sentiamo Daniele che urla correndo verso di noi: “trombanooooo, trombanooooo….” Mentre ride istericamente.
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Fiçtion feştival | Commenta
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Jun
29
In questi giorni di estrema calura, quando anche solo premere i tasti del telecomando sembra impresa titanica, come possono fare gli accaniti lettori a dedicarsi al proprio vizio senza faticare eccessivamente?
Io consiglierei un libretto che ho scovato nel catalogo di Vibrisselibri, “Appuntamento con il notaio / Paura della notte“ di Alessio Paša.
Si tratta di una breve raccolta di racconti, in tutto una novantina di pagine, leggera e maneggevole.
Seguiamo le evoluzioni di una giovane donna, bellissima, superficiale, scontenta della propria vita familiare, che si invaghisce del capo, bello e sicuro di sé, si perde nella relazione extraconiugale, salvo poi riscoprire pian piano i motivi per cui ha deciso di vivere con quell’uomo sciatto e irrazionale che si ritrova come marito.
Ovviamente dopo essersi resa conto della vera personalità dell’amante, egoista e profittatore.
Seguiamo il tentativo di una figlia di instaurare un rapporto affettivo con un padre sfuggente, salvo scoprire che non è un uomo per cui ne valga la pena.
Seguiamo il progressivo degrado fisico e morale di un fratello che si perde nel mondo della malavita.
Seguiamo, poco a dire il vero, il continuo battibecco di una coppia in crisi.
Il primo racconto è il più lungo e curato, gli altri son così brevi e poco incisivi da lasciare presto libera la memoria, che già dopo pochi minuti li ha smaltiti.
La scrittura è scorrevole e poco impegnativa.
I personaggi sono tratteggiati lievemente, l’introspezione psicologica è tenuta ai minimi sindacali, in certi momenti sembra quasi di seguire le vicende di figurine invece che di persone.
La scelta di scrivere per strofe in prosa è particolare. In certi momenti ogni strofa coincide con un moto dell’animo del protagonista. Ma forse la tecnica non è usata con sufficiente padronanza perché invece di rendere la scrittura penetrante e interessante, la rende solo più fredda, distaccata. E aumenta quel senso di inconsistenza al quale trame così impalpabili condannano il lavoro.
Che, in sostanza, non è affatto brutto. È come un tè freddo confezionato, poco saporito ma piacevolmente fresco, ideale da consumarsi in una giornata afosa.
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Leçtores förmidable, Alessio Paša | 2 Commenti
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Jun
28
mia nonna
l’unica cosa che mi ripeteva sempre
prima di rimbambire
era
“fai quel che vuoi fare della tua vita, ma non andare dove sparano”
io ho cercato di seguire il suo consiglio
anche se a un certo punto
mi son trovato mio malgrado
marciare con un fucile in mano
un’esperienza orribile
non per una questione etica o morale
pesava tantissimo
ed io sono piuttosto debole
non lo nego
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Byzantium şhöw | 5 Commenti
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Jun
27
Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore
(poesia di Sandro Bondi dedicata a M.V.Brambilla)
La TV della Libertà by Cittadini Italiani. Così la scritta che chiude una sigla con statua della libertà e nastri tricolore. Quattro ore di diretta ogni giorno su un canale SKY e molte emittenti locali.
Apre la padrona di casa, Michela Vittoria Brambilla. La rossa d’assalto che a Berlusconi deve essere sembrata la giusta via di mezzo fra un politico, un banditore d’asta e una letterina. Una entità indefinibile: un pizzico di Sandro Bondi, una fetta di Mastrota, una buona dose di Wanna Marchi e un chilo e mezzo di Elisabetta Gregoraci.
Nella TV della Libertà, tutto è azzurro, come aspettarsi altro? Il cielo è appena striato di nuvole. Le luci brillanti, i tailleur firmati. Tricolori non mancano.
Via. La signora chiama subito il capo.
“Questa voce la riconosciamo” - tutta contenta.
“Eh eh, come state? Bene?”
“Buongiorno presidente Berlusconi”.
“E’ lì la festa?”
“La festa è appena cominciata. E’ appena cominciata ma promette molto bene, direi”.
Il siparietto è traballante: scarsa la qualità dell’audio, il presidente si impappina. Colpa di chi? Delle forze dell’opposizione a questa nuova iniziativa, che poi sarebbero i comunisti, si capisce.
“Un dato di fatto è che la politica non c’entra nulla con quanto sta facendo l’attuale Governo Prodi per il Paese - aveva dichiarato la Brambilla - e denunciare questo non vuol dire fare dell’antipolitica, anzi. Noi non siamo antipolitici, ci permettiamo solo di dare voce ai cittadini, far dire loro quello che in realtà pensano. Bollare di populista chi esprime il proprio disappunto significa non conoscere la realtà del Paese”.
E infatti. La TV è un delirio di voci dei cittadini. C’è il tema del giorno, ben scritto in alto dentro una cornice (azzurra, si capisce). Un giorno “Emergenza droga”, un altro “Batosta tasse”. Attendiamo “Piove governo ladro”, ma per ora non piove, quindi forse al termine dell’estate.
E poi servizi imbarazzanti. Interviste per strada che Del Debbio (quello reso immortale da Gene Gnocchi) è un dilettante, e brevi fiction del tipo: signora che va dal commercialista, domanda “ci sono buone notizie?”, e il commercialista con faccia contrita: “signora, mi spiace, ma con tutte queste nuove tasse che ha messo il centrosinistra”.
Oppure: emergenza droga. Ci vuole fermezza o tolleranza?
E la parola allo stomaco della gente. Che, si sa, lo stomaco della gente ragiona.
L’ultima parola è sempre sua: Michela Vittoria in autoreggenti ci illumina con la sua sapienza. Sì, ci vuole fermezza. No, ci vogliono meno tasse. E così via.
Per completare il quadretto, ecco le interviste in studio agli italiani che lavorano. Quelli che producono, si capisce. E giù piccoli imprenditori azzurri e impomatati. Siparietti così:
MVB: Come mai la sua azienda si chiama Regina?
Risposta: Volevamo chiamare Regina una figlia che non è venuta, e così abbiamo dato il nome all’azienda.
MVB: Che bello! Questo spiega il suo rapporto d’amore con l’azienda!
Nel frattempo, in basso scorrono gli sms mandati dal pubblico. Che poi uno si chiede: ma davvero esiste un pubblico così? E poi si risponde: Forza Italia è il primo partito italiano. E sono scritte tutte k e x che inneggiano alla libertà e si lamentano dei comunisti. W libertà. Skifo governo x tt qst tasse.
Potrebbe essere divertente, anzi lo è senz’altro. Una TV che lascia Emilio Fede ad arrancare nelle retrovie della propaganda, più trash di uno show di karaoke neomelodico.
Eppure. Eppure tutto ciò è davvero preoccupante. Perché la gente che osanna la Brambilla esiste davvero, perché il rischio è tremendo, bene che vada la signora sarà ministra. O vicepremier.
E allora uno pensa, e lo pensa sul serio: in un’epoca in cui i più deboli possono essere trascinati sul carro con due luci blu, un tailleur, una chioma rossa, quattro interviste, al limite una Iva Zanicchi, che senso ha il suffragio universale?
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Politiçş şhow, Privé çambrette | 8 Commenti
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Jun
26
Mi ricordo, mi ricordo…
Mezzanotte.
Pugni sulla porta.
“APRI!!!”.
Sto facendo l’amore.
“Chi cazz…oddio la Gigina”.
Altri pugni, più forti. La voce strozzata.
“Apri!! lo so che sei a letto con quella puttana romana!!”.
No no no no… lo sapevo, lo sapevo, questa volte ho esagerato, adesso pagherò per tutto: si parleranno, si spiegheranno, capiranno di essere state prese in giro entrambe e mi ammazzeranno di botte.
Mi alzo, vado alla porta, anche la Ginevra si alza, lo sguardo interrogato, quasi spaventato, non si riveste, resta appoggiata alla porta della camera, i lunghi capelli neri a coprirle le spalle.
“APRIIII!!!!”
Un colpo più forte, uno schianto, la cerniere della porta cedono e la porta cade su di me.
La tengo, la appoggio al muro, la Gigina irrompe in casa come una furia, gli occhi fuori dalle orbite, completamente ubriaca, fuori di sé.
Si ferma un attimo, vede la Ginevra, trova conferma alle sue peggiori paure, evita la porta che ha appena sfondato e si lancia verso la cucina.
Che casino, che casino.
Cerco di placcarla come fossi io un difensore e lei un avanti di una squadra di rugby, ma mi sfugge, cado, mi rialzo, devo fermarla, ho capito cosa vuole fare.
E’ già sul lavandino, prende un coltello dall’asciugaposate e si mena un fendente tremendo al polso, cade per terra.
Dio mio fa che non….l’ambulanza, l’ospedale, sua madre mi ammazza.
Le sono sopra, le tolgo il coltello di mano, lo lancio lontano, le prendo le braccia aspettandomi il fiotto di sangue, ma incredibilmente la coltellata ha centrato il cinturino dell’orologio che si è tagliato in due e non è arrivata alla pelle.
Lei schiuma alla bocca, piange istericamente, la trascino verso la porta della cucina, sono fuori di me, le pianto una sberla tremenda sul viso.
Prima volta che picchio una donna.
Cerco di dargliene un’altra, ma lei si abbassa, schiva il colpo e io centro in pieno il vetro della porta della cucina che va in mille pezzi e mi taglia la mano.
L’altra segue la scena come se la cosa non la riguardasse, lo sguardo spaventato e smarrito di pochi istanti prima ha lasciato il posto alla solita aria impassibile e fredda.
Adesso si parlano e io sono finito, il gioco è finito, spero che finisca subito almeno.
La C. urla: “dov’e’ quella troia? dov’e’ quella troia? la voglio vedere”.
Ecco, il giorno del giudizio.
La Ginevra le si piazza a pochi centimetri, la guarda con aria di sfida e schifo.
“Sono qui, che vuoi?”, poi mi incenerisce con lo sguardo.
La Gigina non reagisce, piange, singhiozza, uno spiraglio, colgo l’attimo, la prendo di peso e la porto fuori, i condomini sulle scale ad assistere alla scena, svegliati dallo schianto della porta.
Sono in strada, la Gigina vomita, deve aver bevuto superalcolici, sul muretto di fronte al portone di ingresso i figli di puttana che hanno fatto la spiata, molto divertiti, pieni come delle uova non solo di alcol, e che l’hanno incitata a salire.
questa me la pagherete, non subito con calma, ma questa me la pagherete, drogati di merda.
Cerco di calmarla, le parlo, ma è in un altro mondo, le pupille dilatate, lo sguardo fisso, sempre schiuma alla bocca
“Perchè l’hai fatto? perchè l’hai fatto? io ti amo, perchè l’hai fatto?” ripete ossessivamente.
Perche’ sono una merda C., sono una merda, ti sei innamorata di una merda…
devo portarla in ospedale ha bevuto troppo
La faccio salire in macchina, cerco di tranquillizzarla, le dico che la sto portando in ospedale, vomita, la testa ciondoloni.
La parola ospedale la risveglia, mi guarda, mi implora di non portarcela perchè sua madre la ammazzerebbe.
ammazzerà me, non ti preoccupare.
Faccio un giro per le vie del borgo, e poi la faccio camminare per cercare di farla riprendere: dopo un’ora, quando mi sembra in condizioni migliori, la riporto a casa.
La Ginevra avrà già preparato la roba e sarà già partita, la troverò sul viale per la stazione, non mi rivolgerà più neanche la parola.
Invece è in casa che mi aspetta sul divano, sembra calma, vuole sapere, mi fissa, cerca di cogliere le menzogne sul mio viso e nelle mie parole, mi crede.
Non sei intelligente come sembri, cara.
Riavvito le cerniere della porta, la sistemo come posso e la chiudo.
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Fiçtion feştival | 4 Commenti
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Jun
25
Jean-Patrick Manchette è uno dei miei autori preferiti. Forse IL mio autore preferito. Qualcuno, qualche lettore innamorato dell’infiocchettamento barocco che tanto va di moda nella letteratura di oggi, lo considera povero, scarno. Un minchione con cui mi sono recentemente confrontato (intellettualmente, s’intende; la gara a chi ce l’ha più lungo ce la siamo risparmiata), se n’è uscito fuori con la genialata che Manchette scriverebbe “sceneggiature”. Baggianate. Io credo, invece, che Jean-Patrick sia praticamente perfetto. E non lo dico certo a cuor leggero. La perfezione è difficile da attribuire, in letteratura, al cinema, dove volete voi, ma secondo me Manchette ha scritto almeno quattro libri perfetti: Fatale, N.A.D.A., Piccolo Blues, Posizione di Tiro. Questi quattro romanzi, per come la vedo io, sono la perfezione fatta letteratura.
Già, anche il “polar” secco e senza fronzoli di Manchette (e non solo) è letteratura. La questione se “il genere” sia da considerare aprioristicamente inferiore alla letteratura tout court è vecchia e piuttosto inflazionata, oltre che malposta e mortalmente noiosa. Non mi pare il caso di approfondire, quindi, anche se la mia opinione in merito ve la voglio dare. Secondo me, chi pensa che la letteratura di genere sia aprioristicamente inferiore a quella tout court, è un facilone superficiale. E anche questa è fatta. Continua a leggere
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Leçtores förmidable, Jean-Patrick Manchette | 2 Commenti
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Jun
24
Silvio: “Umbè, ci siamo tutti? L’hai chiamato Gianfrà?”
Umberto: “Sì, sì, Roma ladrona. Le lezioni. Duro. Sì”.
Silvio: “E dov’è?”
Umberto (indica uno): “Lì, lì, è lì”.
Silvio: “Quello? Ma quello chi è?”
Umberto: “Gianfranco. Roma ladrona. Terroni di merda”.
Silvio: “Ma Gianfranco chi?”
Umberto: “Roma ladrona. Non lo so, io sono entrato al Parlamento e ho urlato: ‘Gianfranco, andiamo’. Ed è venuto questo qui”.
Silvio: “Boh, io questo non lo conosco. Aspetta che Gianfranco lo chiamo io”.
Umberto: “Terroni di merda. E quest’altro che ci facciamo?”
Silvio: “Ma che ne so, se vuole venire viene, io sono per la libertà. Anche se con quella faccia lì… va be’, fa numero”.
Silvio telefona, arriva il vero Gianfranco.
Silvio: “Allora, ci siamo? Andiamo?”
Gianfranco F.: “Sì, però siamo d’accordo: parli tu”.
Umberto: “Roma ladrona. Le lezioni. Duro duro”.
Silvio: “Parlo io! Andiamo! Viva la libertà!”
Si avviano trotterellando e cantando “Azzurra libertà”.
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Politiçş şhow, Fiçtion feştival | 2 Commenti
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