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Invece finisce proprio così
Posted By Antonio Pagliaro On giugno 1, 2007 @ 12:01 am In Letture | 4 Comments
Un assassino professionista è depresso: l’amichetta francese lo pianta per qualcuno incontrato a Veracruz. Il killer accetta un incarico che lo porta in giro per il mondo. Alla fine trova l’uomo che deve uccidere. E’ un messicano che parla come in uno spaghetti-western: “Perché? Perché li odio, i gringo li odio… bisogna… bisogna farli marcire…“. Lo uccide, la detonazione è breve e secca perché “è così che latrano le Colt calibro trentotto“. Per fortuna del lettore il messicano non dice “lei si crede molto furbo, vero mr. White? [1]“, e il killer non risponde “sei morto, bastardo! Hai capito? Morto! [1]“. Ma il rischio c’era. Il killer va anche a puttane e non manca un po’ di sesso.
Il romanzo si legge in mezz’ora. Mezz’ora senza intrighi e senza colpi di scena. Lo “strepitoso colpo di scena finale” annunciato in copertina si intuisce già a pagina due, e se è veramente un colpo di scena è solo perché fino all’ultimo speri che non sia vero, che non può essere, che la fine non può essere così banale. E invece finisce proprio in quel modo.
(Luis Sepulveda, Diario di un killer sentimentale)
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