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Quelli che avete letto l’ultima pagina e avete tirato il libro

di Antonio Pagliaro

lancio del libroQuesto è un post di utilità sociale. Serve a segnalare tutti quei libri, in genere sono gialli, che avete letto l’ultima pagina e l’avete tirato contro un mobile. In puro spirito teseniano, il Tesen 2.0 dei tempi andati (Dio preservi quelli che ama dalle letture inutili). Però qui noi, molto immodestamente, ci sostituiamo a Dio e cerchiamo di preservarci da soli (a vicenda).

Ovviamente, sono ammessi, anzi benvenuti, spoiler. D’altra parte sono libri da non leggere. Dunque non c’è nulla da spoilerare.

Insuperabile il finale di Diario di un killer sentimentale. Il killer ritrova l’amichetta francese (che lo aveva piantato in Europa) a letto con l’uomo che lui deve uccidere in Messico e spara a entrambi. Se fosse un libro comico, ci starebbe bene.

Altro ben piazzato in classifica: Henning Mankell, Prima del gelo. C’è la protagonista, detective donna, che in gioventù aveva tentato il suicidio sopra un tetto incerta se buttarsi o no. Interviene da poliziotta sul luogo dove una ragazza minaccia, guarda caso, di buttarsi da un tetto. Arriva lì, sale, le parla e la salva (come nemmeno Pippo Baudo). Con la trama non c’entra nulla, mentre voi avevate sperato che questo epilogo la salvasse (la trama, non la ragazza, quella può buttarsi di sotto) visto che fino a lì era piatta e noiosa. E invece è miele e zucchero e giù lacrime. Ecco, il libro finisce così e voi lo tirate contro un mobile.

Il finale de L’elenco telefonico di Atlantide, Tullio Avoledo, è un altro di quei finali che ispirano violenza. Però in questo caso è più facile. Lo sanno tutti, ve l’hanno detto mille volte: il libro è bellissimo, ma le ultime tre pagine, oddio, le ultime tre pagine. E allora quando lo comprate, già prima di uscire da Feltrinelli (per non cadere dopo nella tentazione di leggerle), le stracciate e le lasciate lì. Ve ne rimangono comunque cinquecento di uno splendido romanzo.

E poi come dimenticare Il Poeta di Michael Connelly? Come? Un doppio finale fiacco che diventa triplo finale ridicolo. Il poeta è lui, ed è morto. No, patapam, colpo di scena, non era lui. E’ lei, ed è viva. Tendiamole una trappola. Patapam, colpo di scena, non è lei ma è quello che tende la trappola. Soluzione tirata oltre l’inverosimile e messa lì solo per stupire. Il poeta però così rimane vivo (e se no Il poeta è tornato come lo scriveva?).

Altro libro da scaraventare: Sangue del mio sangue di John Harvey. Scaraventatelo quando il killer, che mandava le cartoline al compare in prigione dalle città in cui si rifugiava e malgrado questo risultava introvabile, telefona alla polizia e dice “ehi, sono qui”. Poi arrivano e lo acchiappano e lui non se lo aspetta. Fuuuum contro il muro.

Infine, secondo Sauro Sandroni, massimo esperto italiano di thriller dopo Giorgio Faletti, merita un posto in classifica: di Fruttero & Lucentini, Il palio delle contrade morte; sembra un giallo, ma alla fine si scopre che ci sono i fantasmi, o cose del genere. E questo, in un giallo, anche ben costruito come in questo libro, è peccato mortale. O si scrive di fantasmi o si fa un poliziesco: se si scopre che i delitti li possono fare anche gli spettri, Sherlock Holmes può anche andarsene a prostitute, lui e tutte le sue investigazioni empiriche, ché le indagini le facciamo fare agli esorcisti.

Attendonsi commenti di utilità sociale.


8.06.2007 17 Commenti Feed Stampa