Editore - prenda quel manoscritto.
Scrittore – quale, questo? I peccati di Amanda?
Editore – precisamente.
Scrittore – non vorrà dirmi che pubblicherete questa robaccia…
Editore – no, ma se lo facessimo lei sarebbe il primo a saperlo.

Personaggi.
Il Gioioso Lettore.
Il Maniaco.

GL: Carissimo, ti auguro il buon giorno.
M: Un buon giorno anche a te, carissimo, cos’è che ti porta qui quest’oggi?
GL: Sarò sincero, più volte ho pensato di venire a trovarti negli ultimi mesi, problemi di lavoro mi allontanarono da questo luogo, ebbi da fare alquanto, tuttavia mi sono ripromesso di non andare in vacanza prima di incontrarti…
M: Vacanza? Ma come, ancora quest’abitudine delle vacanze, ancora rotoli di corpi e ciccia distesi sotto il sole come fettine di carne, lì ad arrostire senza riposo per ore e ore, addirittura per settimane?!? Non pposso credere che nel vostro paese questa nefanda abitudine continui a protrarsi a guisa di una peste nera…eppure l’ultima legge sulle pensioni darebbe quasi da pensare che il vostro sia un paese di condannati al lavoro…che ci sia ancora qualcuno costretto ad andare in vacanza per far fede al motto che l’eccezione conferma la regola?
La mania per l'alfabeto GL: Caro mio, non vorrei risultarti petulante, ma molti di noi osano andare in vacanza proprio per pareggiare il conto con tutti i giorni di lavoro che hanno accumulato durante il loro ultimo anno, non esageriamo, basta fare come quei soldati che ne uccidevano dieci per pareggiarne uno! Anche quest’anno non partirò per le Mauritius, quest’anno siamo da mia suocera a Capracotta; ma non importa, prima di partire voglio dirti cosa penso di un libro che ho letto, “La mania per l’alfabeto”, di Marco Candida, mi andrebbe di suggerirtene la lettura, se mi è permesso.
M: Il nome non mi è nuovo, dovrei conoscerlo?
GL: Ti rispolvero un po’ la memoria, qualche tempo fa, per essere più preciso il 19 dicembre del 2005, il mio amico Giorgio Tesen lo aveva eletto personaggio dell’anno di Time, proprio lui, Marco Candida. Chi conosce Giorgio sa che egli è parco di giudizi, il che significa che eleggere come personaggio dell’anno Marco significava la sua stima e l’apprezzamento per la sua scrittura, prima ancora che ciò si traducesse nella fattura di un romanzo…
M: Stringi, ti prego, ho una certa fretta…
GL: Va bene, va bene. Allora, Proprio qualche mese fa il nostro Marco ha esordito con il suo primo romanzo, lo ha pubblicato con Sironi.
M: Ah, quelli di Perceber
GL: Non divagare, ebbene, questo libro tu devi leggerlo, e per più di un motivo.
M: Dimmene uno.
GL: Il primo di tutti è che in questo libro sono contenuti quasi tutti i pensieri e quasi tutti i discorsi circa la letteratura, lo scrivere in bello stile e la scrittura in genere che io e te andiamo menando da quasi un decennio, come dire, un vademecum di ciò che ci siamo detti senza trovare un’applicazione a tanto discorrere…nevvero, quando siamo insieme riusciamo ad essere proprio pigri.
M: Vuoi forse dire che Marco la pensa come noi?
GL: Non proprio. Voglio dire che la sensazione che ho provato leggendo questo romanzo – ahimè, la parola è riduttiva – è stata la stessa che ho provato in tutti questi anni, accumulando i miei pensieri sulla scrittura. Marco Candida è riuscito a mettere ordine in una materia che fugge via dall’ordine per definizione, ovvero sia l’ispirazione.
M: Un romantico, dunque.
GL: A suo modo sì. C’è tanto romanticismo in questo romanzo. La prima parte del romanzo, quella che Marco dedica al rapporto con Savemi, è piena di romanticismo. C’è lui che cerca di sostenere lei in tutti i modi possibili, anche quando il suo modo di fare e pensare viene confuso con la pazzia, Michele (è nientemeno che il nome del protagonista), cerca di svolgere per Savemi il compito della lampada a olio accesa sulla falsità e sull’ipocrisia del mondo, un compito arduo, da Diogene, dovresti saperne qualcosa…
M: Certo. Non venire a dirmi nulla di ciò… Dunque il solito romanzo post-adolescenziale dell’autore che ha vissuto nel suo bozzolo anni e anni prima di venire al mondo?
GL: Non credo proprio. Marco Candida è solito organizzare diversi incontri culturali, è mia convizione che il suo tempo a disposizione per tali cose sia diminuito di gran lunga dopo la pubblicazione di questo suo libro, anche se credo con fermezza che Marco sia agitato da un fuoco, è difficile immaginarselo fermo, pensa che se vai sul suo nuovo blog lo troverai addirittura con la chitarra al collo mentre canta Celentano, se non è avanguardia questa!
M: Parli di questo autore come se il tuo interesse per l’individuo sia presso di te più importante dell’interesse nei confronti dell’opera, non credi di peccare?
GL: Caro Maniaco. Con te sono onesto, è il mio peccato.
M: Ti ricordo che sono un Maniaco, quando sei nei miei paraggi devi stare sempre all’erta, sbrigati, vado di fretta, non ho tempo per i romanzi d’amore…
GL: Va bene, va bene, se non mi sbrigo non vorrei tramandarti un’immagine pessima di questo libro, ebbene, “La mania per l’alfabeto” non si esaurisce certo nelle prime cento pagine, continua, continua e continua, altro che amore, il tuo Gioioso Lettore si è trovato in mezzo ad una fabbrica di Asfalto, di quello che si stende nelle strade, in questa fabbrica ne succedono di tutti i colori, in realtà il nostro protagonista, Michele, si trova alle prese con uno zoo variegato di dipendenti niente male.
M: Ma allora, ti è piaciuto o no questo libro?
GL: Con te voglio essere onesto, se non fossi un ottimo lettore difficilmente sarei riuscito ad appassionarmi a questa storia, che in diversi punti richiede di essere lettori forti, tale è la crudezza e l’urgenza di alcuni tra i temi trattati, ad essere sincero era molto tempo che avevo bisogno di leggere un libro simile, intendo dire, qualcosa di così inquietante da riuscire a mettere in discussione la mia stessa idea di scrittura, l’ipotesi di mettersi lì con un computer, un foglio di carta, una penna, e scrivere una storia. Sarà, credo che questo sia il miglior complimento che io sia in grado di rivolgere a Marco Candida, “La mania per l’alfabeto” è uno di quei libri che ti fanno pensare due volte prima di metterti nuovamente a scrivere, è un libro che ti cambia la prospettiva. Certo, siamo ancora lontani da capolavori come “Canti del caos” di Antonio Moresco, cioè i libri che ti fanno smettere di scrivere, però è vero che siamo sulla buona strada, attendiamo con piacere il prossimo parto di Marco, l’uomo dell’anno di Time.

sono stato fermato da 2 poliziotti
anzi, fermato no
ero già fermo
vicino a un cassonetto della spazza
ci avevo poggiato la bici

erano 2 poliziotti di una certa età
non facevano che scusarsi
ma sa, mi dicevano, son tempi brutti
guardavano dentro il cassonetto
ci avessi mai ficcato una bomba dentro

erano gentili
anche quando mi hanno chiesto se aspettavo qualcuno
sembravano imbarazzati
sì, aspetto qualcuno

poi mi hanno chiesto i documenti
per segnarmi i dati sul taccuino
io gli ho detto, stia attento che ciò la carta d’identità
che si sta per rompere in 2

che io poi, alla manifestazione
il pomeriggio
manco ci sono andato
però adesso risulta che ci sono andato
che sono sul taccuino
con tutti
i facinorosi
che si sono pestati di mazzate qualche ora prima

intanto l’altro, con la pila
continuava a cercare la bomba
e continuava a non trovarla
che io, ho pensato, e quasi quasi glie lo dicevo
io se ci avevo messo la bomba dentro
mica stavo li come un coglione
me ne andavo

comunque, poi, se ne sono andati loro
e la bomba non l’hanno trovata
e quello che parlava
il poliziotto gentile
aveva gli occhi azzurri
e una bella faccia

l’altro,
quello che cercava la bomba nel cassonetto
era basso
e aveva il nasone

poi sono tornato a casa mia
e ho acceso la televisione
e ho visto le persone che
si picchiavano coi poliziotti
e ho cercato quei 2 lì
ma non li ho trovati
che non erano tipi da guerriglia urbana

erano addetti alla ricerca bombe
nei cassonetti
che comunque è un lavoro pure quello

poi dopo
le bombe
le ho viste davvero
quelle che cadono dagli aerei
e deflagrando
uccidono

Scrittore – se non pubblicate il mio libro, allora cos’altro?
Editore – questo qui, per esempio. O quello lì sotto. Ce n’è anche uno in quello scaffale che non è male. Mio cugino poi si è messo a scrivere e devo dire che se la cava piuttosto bene.

Enciclopedia StacchiaL’autore: la storia della medicina ricorda uomini come Ippocrate, Sabin, Barnard; e ciò a ragione, perché si tratta di autentici benefattori dell’umanità. Ma fra questi, è stato da tempo colpevolmente dimenticato uno scienziato, autentico luminare, maestro dei maestri, al quale molto debbono generazioni di pazienti; il suo nome ancora risuona fra i fiordi norvegesi: Olaf Günther Trömborg!

Il dottor Trömborg nasce a Tromsø, ridente cittadina dal clima mite, e dalla popolazione ospitale. Olaf cresce felice in un ambiente pulito ed incontaminato, fino a quando non viene iscritto alla prima elementare presso la scuola “Glenn Peter Strömberg” (v. foto)Stromberg ; lì, fa la conoscenza con la procace compagna di banco Ursula e con l’ambiguo Mika Rikkionen, figlio di esuli finlandesi, conoscenza destinata a segnarne la vita. Infatti, fin da subito Ursula impone al giovane Olaf estenuanti sessioni de “Il medico e l’ammalata”, dove Ursula lamenta i disturbi più fantasiosi, ma sempre localizzati nel basso ventre; per parte sua, Mika non è da meno, lamentando tuttavia inspiegabili bruciori nel vano rettale.

Per Olaf è l’illuminazione: capisce che deve votare la sua esistenza intiera per la scienza, e per lenire le sofferenze dei poveri ammalati. Da lì, il passo fino all’università ed alla corsia ospedaliera è breve: il dr. Trömborg si accredita in breve tempo come uno dei più innovativi clinici del suo tempo, maturando una straordinaria esperienza a tutto campo che compendierà nella sua celeberrima Enciclopedia Medica.

L’opera: riassumere un’opera monumentale come l’Enciclopedia Medica del dr. Trömborg in poche righe è opera vana e inutile. Per questo, il Cavaliere, nella sua illuminata saggezza, ha scelto per i suoi cari giovanotti due voci, che costituiscano valida ed esaustiva esemplificazione del talento medico del grande scienziato norvegese.

Ànerchia (dal greco α-νέρκίοσ).

Definizione: meglio nota come “Sindrome di Ursula”, l’ànerchia è un disturbo della personalità che si manifesta ordinariamente con l’inizio della pubertà: ad oggi, gli studi epidemiologici dimostrano che l’ànerchia colpisce esclusivamente pazienti di sesso femminile. I casi di apparente ànerchia maschile sono stati più correttamente riqualificati dal dr. Trömborg come manifestazione di altre disfunzioni (v. voce “Uomosessualità”).

TopaCause: il dr. Trömborg ha riscontrato come l’ànerchia sia molto più diffusa, curiosamente, fra fanciulle non propriamente avvenenti (v. voce “Sindrome del radiatore o anche della cozza maledetta”). A dire la verità, la ricerca ha dimostrato come episodi di ànerchia si siano manifestati anche in splendidi esemplari di femmina (v. voce “Gran topa”: v. foto), soprattutto ove reduci da lunghi periodi di cattività (ad esempio, iscrizione in collegi femminili, convegni di Comunione e Liberazione, raduni di papaboys). In realtà, duole dirlo al dr. Trömborg, ma le cause di questa piaga sono ancora un mistero per la scienza medica.

Manifestazioni: l’ànerchia si manifesta nella prima adolescenza con repentini cambiamenti di umore: la leggiadria dell’infanzia lascia il posto ad una improvvisa cupezza, interrotta solo da pianti improvvisi e da grida soffocate. Nella vita relazionale, l’ànerchica rivolge all’esemplare del sesso opposto un’attenzione eccessiva e talvolta scomposta, che può degenerare in condotte ossessive e maniacali, spesso contrarie alle regole del comune senso del pudore (v. voce “Mignotta”).

UrsulaRokkoCura: l’ànerchia è stata per lungo tempo ritenuta, a torto, una malattia incurabile. Ma il dr. Trömborg, dopo lunghe sedute con i suoi assistenti (la stessa Ursula e l’instancabile Rokko: v. foto), è riuscito ad isolare una terapia efficace nel 90% dei casi trattati, producendo come unico effetto collaterale una persistente paresi facciale (v. foto).

Paresi facciale

Uomosessualità (dal latino homo e sexus).

Definizione: meglio nota come “Sindrome del Rikkionen”, l’uomosessualità è un disturbo della personalità che si manifesta, senza particolare preavviso, nell’età adulta. Contrariamente a ciò che farebbe intendere il nome, l’uomosessualità colpisce pazienti di entrambi i sessi, senza lasciare scampo.

Cause: le cause dell’uomosessualità possono essere le più varie e disparate: si spazia dall’educazione troppo rigida, a quella troppo libertaria; dall’essere cresciuti in ambienti di senzaddio, all’aver frequentato fin troppo assiduamente oratori e parrocchiette belle. In ogni caso, l’uomosessuale tende a rimuovere le origini del suo male, ed anzi a negarle con espressioni seccate come “Ma lasciami perdere, pazza! Piuttosto, fammi andare, che ho visto un toppino tigrato che è un amore…”.

uomi sessualiManifestazioni: gli uomi sessuali non tardano a farsi riconoscere (v. foto). Dopo una prima fase di sconcerto e quasi di stordimento, che li induce ad un prudente mimetismo, l’uomo sessuale assume di lì a poco un’andatura ancheggiante e un po’ fru fru; la capigliatura si fa rada, anche in vista di seratine piccanti ove sfoggiare parrucconi fuxia, e l’abbigliamento (dove si registra una ricorrente simpatia per gli stilisti Dolce e Gabbana) spazia da imbarazzanti fuseaux fino a tenute da poliziotto newyorchese o da motociclista in Harley Davidson. Il dr. Trömborg ha altresì riscontrato come anche i gusti musicali siano incisi dall’uomosessualità: anche il più appassionato cultore di heavy metal si volge repentinamente all’ascolto di “Tanti auguri” di Raffaella Carrà, o alla collezione integrale di Barbra Streisand.

TromborgCura: l’uomosessualità non è curabile. Il dr. Trömborg ha provato con placebo e palliativi, fino a sottoporre gli uomi sessuali a protratte sessioni di leniate sul groppone, ma con scarsi risultati. Come ha spiegato recentemente il dr. Trömborg al convegno (v. foto) promosso dall’Università Lewis sul tema “Uomosessualità, c’è una cura? No!”,

“Io sò uomo! tu sei uomo! Uomi sì, ma sessuali!”

La critica: “Da quando seguo le cure del dr. Trömborg mi sento molto meglio, mi sembra tutto più chiaro, sono un uomo nuovo!” (Luca Giurato, giornalista e conduttore televisivo)
“Il dr. Trömborg è un impostore! Non è possibile che il buon nome della medicina internazionale sia riposto nelle mani di questo ciarlatano!” (Dott.ssa Tirone, medico nutrizionista e volto TV)

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[un racconto di Attilio Del Giudice]

Da dieci giorni abbiamo una nuova maestra. La nuova maestra parla tischitoschi, perché viene da una città dell’Alta Italia, che si chiama Forlì, e tiene la faccia uguale uguale all’Arcangelo Gabriele, che sta pittato nella chiesa del Carmine, subito entrando a destra.

Ieri, la nuova maestra ci ha detto che faceva giusto un anno da quando ammazzarono Vincenzino Laquaglia e il fratello più grande nel bar California. Vincenzino Laquaglia era un nostro compagno, un tipo vispo che rideva sempre e faceva, di nascosto, le pernacchie al Signor Direttore. La nuova maestra ha detto che nessuno, delle otto persone che si trovavano nel bar California, ha dichiarato ai carabinieri di conoscere gli assassini e che noi dovevamo scrivere le nostre riflessioni.

Io ho riflettuto un po’ e poi ho scritto: “Chi sa, deve parlare!”

Ho fatto subito subito, così, dopo, mi sono messo a pensare a lei, alla nuova maestra.

Io la penso sempre la nuova maestra. Per esempio penso che stiamo noi due soli sulla spiaggia e io dico che il babbo si ubriaca ogni sabato e picchia la mamma con calci e pugni e che, quella volta che io dissi al babbo “mo la vuoi finire?” lui disse che gli avevo mancato di rispetto e mi dette le cinghiate sulla schiena, che ne tengo ancora i segni. Allora, la nuova maestra vuole vedere le cicatrici, io alzo la maglia e lei si mette a piangere e mi dà un sacco di baci dolci dolci.

Invece Michele, che è il mio compagno di banco, dice che la nuova maestra è troppo secca e che a lui piace di più la maestra che ci stava prima.

La maestra che ci stava prima era chiatta e gridava sempre e, quando si arrabbiava con uno di noi, si faceva rossa rossa e diceva “mo, ci hai scassato ‘a minghia!”

Però a Michele ci piace di più la maestra che ci stava prima, perché, quando si sedeva teneva sempre le cosce aperte, che si vedevano pure le mutande.

Scrittore – posso avere indietro il mio manoscritto?
Editore – non restituiamo mai i manoscritti.
Scrittore –…che c’è, lo ha perso? O forse non lo ha mai ricevuto…. Mi faccia indovinare, non lo ha neanche guardato…o forse ha paura che esca di qui…che qualche editore, diciamo così, più illuminato, faccia il colpo… non avrebbe tutti i torti… ho avuto un certo apprez…
Editore –titolo dell’opera?
Scrittore – Croste.
Editore – è lì su quel tavolo, sotto il vassoio della colazione. Uscendo le spiace lasciarlo al bar qui di fronte?