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Righeira - l’estate sta finendoL’estate sta finendo. Riassunto per chi non c’era.
Un deputato del centrodestra, iniziali C.M., era con due squillo e tanta cocaina in un hotel di Roma. Così diceva il giornale, e Clemente Mastella si affrettava a precisare: non sono io. Dopo, gli hanno spiegato che lui è del centrosinistra.
Infatti era Cosimo Mele, UDC: dopo tante ore fra Buttiglione e Cesa, posso capire. Tutti a fargli la morale e nessuno a domandarsi: dove l’ha comprata la droga?
Cesa, segretario del partito (quello dei buoni cristiani e della famiglia che non si tocca), ha subito capito: alla base del bisogno di puttane del parlamentare è la solitudine romana. Tocca rimediare: aumentare lo stipendio di deputati e senatori con un’indennità per il ricongiungimento familiare. Giusto, bravo.
Una delle due squillo dichiara: farò un reality. E c’era bisogno di dirlo?
Repubblica sentenzia: non vanno topless e bikini, quest’anno di moda trikini e tankini.
Valentino Rossi non pagava le tasse. Allora lo hanno fatto presidente della Repubblica e per una sera ha parlato a reti unificate.
In tema di tv, arriva il Partito della Libertà della Brambilla, la nuova stella del berlusconismo. Chissà che evoluzione e quante nuove idee rispetto a Forza Italia. Si potrebbe riderne se l’idea di trovare lei ministra e Corona sottosegretario non fosse tragica. Il grande capo Berlusconi si traveste da John Travolta al Billionaire mentre Veltroni vuole bene a tutti.
Puglia e Sicilia bruciano perché alla mafia conviene così e il Corriere della Sera ci mette al corrente in tempo reale di chi entra al Billionaire e chi no. Preoccupa la non ammissione di Aida Yespica. Questo nelle pagine di costume, perché in quelle di politica ecco le interviste a cantanti e cantautori. Chi avrebbe superato l’estate senza conoscere il voto di Antonello Venditti alle primarie del Partito Democratico?
Notizie: Gerry Scotti, Armani e un altro poco di vip sono a Pantelleria. Mastella e Abete sulla barca di Della Valle alle Eolie. D’altra parte sta iniziando il campionato, vogliamo negare un passaggio e un bagno al presidente?
La ‘ndrangheta si fa un viaggetto in Germania e spara un poco. Subito Repubblica ci schiaffa un raccontino di De Cataldo. La strage tira qualche giorno, poi si annoiano tutti.
Si annoiano tanto che alcuni prendono sul serio Bossi che sbraita, per chi lo capisce, qualcosa come tasse fucili nord duro. Giornali e tv ci fanno pure dei titoli.
Per fortuna ecco un bel delitto, come auspicato da Sky (”Estate! tempo di vacanze e tempo di delitti!” SkyMagazine Luglio-Agosto), e possiamo dimenticare il resto. Ci sono i RIS, e già è uno spettacolo fra scena del delitto modus operandi e capelli fra le mani della vittima, soprattutto spuntano due gemelle biondine, graziose, già veline: una fortuna insperata. Quando poi salta fuori un pigiama, Bruno Vespa sogghigna e si sfrega le mani. Arriva Corona sulla Bentley e manca solo l’avvocato Taormina per chiudere il cerchio. Ma io sono fiducioso: è ancora in vacanza, a settembre arriva.

[Ho deciso di postare integralmente la sentenza del Tribunale di Foggia sul contenzioso tra Domina Editrice e Stampa Alternativa. Il testo, infatti, è un’attenta descrizione del fenomeno delle case editrici a pagamento. La sentenza è tratta dal libro “Esordienti da spennare” di Silvia Ognibene che l’editore Terre di Mezzo manderà in libreria a ottobre e.g.]

Sentenza del Giudice di Foggia in merito al contenzioso tra Domina Editrice e Stampa Alternativa

Fasc. 55/03 S
Ord. 12/03 MD. 11
Cron.595/03
Rep. 117/03
n. 55/03/S

Il Giudice
letti gli atti, sciogliendo la riserva che precede, affermata l’incontestata propria competenza avuto riguardo alla presenza in Trinitapoli della sede legale della società asseritamente danneggiata dal comportamento denunciato come lesivo (si rimanda alla motivazione di Cass. Civ sez. III ord. N. 6591 dell’8.5.2002 in tema di forum commissi delicti, fissabile ermeneuticamente nel domicilio del soggetto offeso, dove si sarebbero verificati i danni patrimoniali e morali, intesi quali danni - conseguenza), ritiene di dover separare l’indagine in due ambiti, esaminando prima l’articolo pubblicato sul quotidiano locale e poi il testo diffuso su internet.
L’ARTICOLO DI STAMPA: “La truffa degli editori del nulla”
Le SS.UU. Penali della Suprema Corte, nella recente decisione n. 37140/2001, hanno chiarito che “alla scriminante del diritto di cronaca non può attribuirsi una natura statica e immutabile, dovendosi riconoscere ad essa una struttura dinamica e flessibile, adattabile di volta in volta a realtà diverse”, con la conseguenza che “la soluzione, caso per caso, della sussistenza o meno, della responsabilità del giornalista intervistatore per avere pubblicato dichiarazioni diffamatorie dell’intervistato deve essere necessariamente demandata al giudice del merito, il quale dovrà tener conto, in primo luogo, dell’effettivo grado di rilevanza pubblica dell’evento dichiarazione, considerando poi - al fine di verificare se davvero il giornalista si sia limitato a riferire l’evento piuttosto che a divenire strumento della diffamazione- in quale contesto valutativo e descrittivo siano riportate le dichiarazioni altrui, quale sia la plausibilità e l’occasione di tali dichiarazioni”.
Si è precisato nell’autorevole pronunzia che, “rispondendo al quesito se sia configurabile, ed in quali limiti, la responsabilità penale del giornalista che riporti il testo di un’intervista nella quale il soggetto intervistato abbia rilasciato dichiarazioni lesive della reputazione di terzi, occorre precisare che l’aver riportato “alla lettera” nel testo dell’intervista le dichiarazioni del soggetto intervistato, qualora esse abbiano oggettivamente contenuto ingiurioso o diffamatorio, non integra di per sé la scriminate del diritto di cronaca. Il giornalista che assuma una posizione imparziale può tuttavia essere scriminato in forza dell’esercizio del diritto di cronaca quando il fatto “in sé” dell’intervista, in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione e al più generale contesto dell’intervista presenti profili di interesse pubblico all’informazione, tali da prevalere sulla posizione soggettiva del singolo. In tal caso, il giornalista potrà essere scriminato anche se riporterà espressioni offensive pronunciate dall’intervistato all’indirizzo di altri, quando, ad esempio, per le rilevanti cariche pubbliche ricoperte dai soggetti coinvolti nella vicenda o per la loro indiscussa notorietà in un determinato ambiente, l’intervista assuma il carattere di un evento di pubblico interesse, come tale non suscettibile di censura alcuna da parte dell’intervistatore”.
L’articolo discusso, inserito a pagina 13 del quotidiano locale La Grande Provincia nell’edizione del 11.3.2003, trae origine da una “denuncia” di Marcello Baraghini ed è legato alla sottostante recensione del libro Editori a perdere di Miriam Bendìa e Antonio Barocci; esso si occupa del “malcostume” dell’editoria a pagamento aprendo con una descrizione generale del fenomeno censurato e proseguendo con l’esame di un caso, siccome descritto Marcello Baraghini, personaggio indicato come “fondatore e direttore editoriale della casa editrice militante romana Stampa Alternativa“, quale autore di “un libro che è diventato un best seller” e come l’inventore dei libri Millelire” nonché promotore della “campagna nazionale denominata ‘Libri Puliti’, per il risarcimento giusto da editori e agenti letterari”.
Nella parte generale volta ad inquadrare il prefato fenomeno l’autore dello scritto descrive la tipologia di condotta della categoria degli “editori a pagamento”, i quali “usano i mezzi disparati per farsi conoscere” e, “dopo aver carpito la buona fede del giovane scrittore/poeta di turno, ecco che ti propongono una scheda. Qualche aggancio, una firmetta e via”, “capaci di pretendere anche ottomila euro per un libro che spesso esiste soltanto nelle velleità di chi l’ha scritto”; si parla altresì di fatturato che raggiunge cifre miliardarie e del fatto che il fenomeno “è maturato in un sordido sottobosco pieno faccendieri e praticoni che, molto spesso, nulla hanno a che vedere con l’editoria”; si introduce, in chiusura di tale premessa, una lode nei riguardi di Baraghini (”non poteva restare insensibile”) a proposito della “truffa contro sensibilità individuali da parte delle Wanna Marchi della letteratura” ed infine si sottolineano la moltiplicazione delle denunce, l’emissione di una sentenza favorevole del Giudice di Pace di Roma ed il coinvolgimento di “tutto il paese” nella “crociata contro gli editori a pagamento”.
Nella parte specifica dell’articolo che riguarda la parte ricorrente si rimarca che “tra gli ultimi casi di ‘sciacallaggio’ denunciati sul sito di Stampa Alternativa” vi è da segnalare quello della piccola casa editrice che ha sede in Trinitapoli”, a questo punto l’autore dell’articolo riporta solo il contenuto delle denunce arrivate alla redazione di Stampa Alternativa e le dichiarazioni di Baraghini presenti nel sito internet a proposito della condotta dell’amministratore unico della società Domina, Gianfranco Paparusso, il quale “avrebbe contattato molti autori presenti con loro opere, a titolo gratuito, nello “Spazio autori” dell’editrice romana, proponendo loro, con insistenza “con successivi interventi pieni di arroganza, di pubblicare, naturalmente a pagamento, il loro racconto o le loro poesie”, è riportata tra virgolette una dichiarazione di Baraghini che denunzia “lo spamming a tappeto sui loro indirizzi proponendo un contratto, “contratto che, una volta che l’autore ‘abbocca’, rientra nel solito binario che porta alla richiesta economica per la pubblicazione”; a seguire è trascritta una dichiarazione di Miriam Bendìa: “potreste essere contattati, nei prossimi giorni, da un tal Gianfranco Paparusso”; “costui vi aggredirà verbalmente (o a mezzo email) insultandovi o minacciandovi perché vi siete permessi di raccontare sul sito di Stampa Alternativa come la Domina srl ha cercato di farvi cadere nella sua trappola a pagamento”; accanto all’articolo è riportata, così citata nell’occhiello, “la trappola”, descritta poi con il titolo “Attenti alla lettera”.
Ebbene, riportati i passi salienti dell’articolo in esame, il giudicante ritiene che l’autore non debba essere giudicato responsabile di una abuso diffamatorio ma si sia limitato, da un lato, a fornire una lucida e caustica ricostruzione della diffusione di un fenomeno commerciale prevalentemente ripudiato e, dall’altro, a rendere noto il conflitto specifico sorto tra la ricorrente editrice ed i resistenti esponenti di Stampa Alternativa. Continua a leggere

[In ’sti giorni mi è capitato di rileggere questo mio vecchio raccontino surreal/tragicomico. L’ho trovato carino. Così ho pensato di postarlo sul Cabaret. M.]

E da dove mai l’hanno cavato tutti questi sapienti, che l’uomo abbia bisogno di chissà quale modo normale e virtuoso di volere? In base a che cosa si sono andati a immaginare che all’uomo occorra assolutamente un modo sensato e vantaggioso di volere?
Fedor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo

gas stationLa benzina è essenziale affinché il mio motorino ruggente riesca a portarmi a spasso. Il mio motorino ha molte virtù, la più interessante delle quali è una tenuta di strada eccellente; possiede inoltre dei freni a disco in buono a stato e una carrozzeria nuova, un bijou di plastiche luccicanti di colore blu, cromate di un violaceo aggressivo in alcuni punti. Il mio motorino, cilindrata 50, è tenuto in buono stato perchè io a queste cose ci tengo. Lo lucido, gli cambio l’olio molto spesso, e ogni sei mesi spendo una cifra sconsiderata per farlo revisionare da un meccanico di fiducia, un uomo che di motori ci capisce, una specie di esperto del carburatore e di ogni parte meccanica. A conti fatti, io AMO il mio bel mezzo di locomozione, sul quale scorazzo nel sole d’agosto come nel gelo di febbraio. E’ un amico, un buon compagno del quale io mi prendo cura; lui, in cambio, mi serve molto meglio di qualunque noiosa e invadente persona in carne e ossa.
Ieri, per la prima volta, ho deciso di dargli un nome. Ho riflettuto molto su questa faccenda, e sono giunto alla conclusione che il mio motorino è il migliore amico che io abbia mai avuto. Fosse dotato di favella!, diamine, e mi troverei di certo a mio agio a scambiare quattro chiacchiere sulle tante avventure vissute insieme, inseparabili come fratelli siamesi, uniti nella battaglia triste della vita. Battaglia persa in partenza , dico io, visto lo stato attuale delle cose. Lo stato attuale delle cose. Lo stato attuale delle cose. Continua a leggere

(Continua da Memorie di un imbecille 8)

Recuperiamo 28 posizioni!
La notte la temperatura scende a –20°C e noi camminiamo nella bufera di neve per scaldarci: il tentativo che abbiamo fatto di montare la tendina si è risolto in un nulla di fatto perché faceva troppo freddo e Silvano ed io non riusciamo neanche a sdraiarci sulla neve gelata senza materassino.
Camminiamo come degli automi, la Claudia ha avuto un momento di crisi ma si è ripresa bene e trascina il gruppo.
Dobbiamo passare tre check-point e non dobbiamo sbagliare (molte squadre lo faranno), perché ciò significa penalità o squalifica.
La discesa verso il cambio è lunghissima, in un vallone arido e sassoso, coperto della neve che è scesa stanotte.
Teniamo un buon passo e, in tutta questa frazione, non siamo mai stati superati.
Da punto più alto della gara a 5800 mt stiamo scendendo verso il caldo umido del Nepal, ma siamo ancora a 4600 mt e il cambio è a 4300.
Da qui di nuovo bici, per quello che è il sogno di qualsiasi ciclista: 140 km di discesa sterrata fino a Barabise in Nepal, lungo la Strada dell’Amicizia che collega i due stati.
I primi km sono faticosi perché la strada ha numerosi sali-scendi, ma ci sentiamo bene e, in questa frazione, otterremo il secondo tempo assoluto, recuperando fino al quattordicesimo posto.
Dai –20°C della notte ai 38°C del Nepal e finalmente aria, dopo le altitudini del Tibet i polmoni sembrano spalancarsi all’ossigeno e percorriamo gli ultimi km, lungo le sponde del bellissimo Bothe kosy, che io ho già percorso in canoa anni fa, inebriati e veloci, nonostante le ultime salite.
Dopo ulteriori 10 km a piedi in mezzo alle risaie a terrazze e piccoli villaggi Newari, l’etnia più diffusa in questa zona del Nepal, arriviamo al campo dove la Laura e Stefano ci aspettano per rifocillarci e accudirci per qualche ora.
Mi immergo vestito nelle acque del fiume cercando di togliere almeno la sporcizia più grossa e l’odore, ma la prossima frazione sarà l’hydrospeed e avremo tempo di lavarci..
Ci riposiamo un poco e partiamo, da questo momento comando io il gruppo che sono stato ingaggiato proprio per le mie capacità acquatiche.
Il fiume non è difficile, ma insidioso nella prima parte per la presenza di sassi affioranti, contro i quali le ginocchia toccano e facile, quindi faticoso negli ultimi 10 km.
Arriviamo a Dolalghat, dove il SunKosy, che stiamo percorrendo, incontra il Ndravati.
Già anni fa con Donatella, avevamo ribattezzato questo paese, primo grande centro abitato scendendo dal Tibet, come “il b…di c…del mondo” per la sporcizia che ne ammorba le strade e le sponde del fiume.
Comunque qui siamo e qui resteremo perché il regolamento della gara non è un opinione e i francesi organizzatori, giustamente, pretendono che sia rispettato, pena squalifiche e penalità orarie.
Marco ha sbagliato qualcosa nella lettura dei materiali obbligatori da portare nella successiva frazione di trekking ed ora dobbiamo aspettare che la Laura ci vada a prendere la tendina al campo.
3 ore e mezzo che regaliamo ai nostri avversari senza contare che il sole…sale e quando partiamo i gradi sono 40°C.
Oggi batto un mio piccolo record: la salita è durissima, sotto il sole cocente e la mia unica preoccupazione è quella di bere, alla fine della giornata i litri saranno 18.
Quando vedo una casa mi avvicino e prima ancora di salutare imploro: “khola” (acqua in nepalese), mi faccio riempire le borracce, aspetto che trascorra la mezzora necessaria al micropur per fare effetto, e poi bevo avido.
Il paesaggio è meraviglioso, questa è una zona affatto frequentata dai turisti, fuori dalle rotte commerciali, con i locali che conservano ancora tutta la loro genuinità e innocenza.
Nessuno parla inglese, ma sono tutti molto cordiali.
Andiamo forte, recuperiamo parte delle posizioni perse il mattino sulla spiaggia e salutiamo ogni sorpasso intonando “Romagna Mia” a squarciagola.
Non è facile trovare il sentiero al buio, ma il grande lavoro svolto da Enrico e Marco di inserimento dati nei GPS sta dando i suoi frutti.
Ci fermiamo brevemente a dormire e ripartiamo, ancora al buio, quando abbiamo ancora da percorrere 55 km degli 86 totali di questa frazione.
Vorrei continuamente fermarmi a fotografare i paesaggi, le persone, le cose, ma soprattutto vorrei avere con me la mia reflex invece che la Canon tascabile subacquea che mi sono portato dietro per ragioni di spazio e robustezza.
La Claudia ha i piedi piagati e per alleggerirla, a turno le portiamo lo zaino in salita, a turni di 10 minuti ciascuno (2 zaini = 36/38 kg sulla schiena…), fino a che l’uomo-chiamato-cavallo-Silvano, l’atleta più forte che abbia mai conosciuto, fugge letteralmente verso la cima della montagna sulla quale ci stiamo inerpicando, infondendoci un nuovo vigore e aiutandoci a scrollarci di dosso 2 squadre francesi che ci seguivano abbastanza ravvicinate.
Lungo il percorso incontriamo molti atleti che si sono ritirati o che sono in procinto di abbandonare, assistiamo a molti litigi tra membri della stessa squadra, ma tutto questo è normale in una competizione come questa.
Non vedo l’ora che termini la salita, in teoria dal culmine del monte Manorasvar dovremmo “precipitare” fino all’imbarco della frazione in canoa sul Thamba Khosy.

(parte 2 di 5)

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Ultime notizie. Il giovane ritratto nella foto, fermato a Basilea nel 1903, si chiama Benito Mussolini. A quanto pare il ragazzo, sedicente e vagabondo, era nella città svizzera con l’intento di formare un partito unico. Non si conoscono ancora gli esiti dell’insano gesto. Da voci attigue all’ambiente della gendarmeria svizzera il giovane Benito Mussolini non darebbe segni di squilibrio, i suoi piani sembrano anzi poggiare su basi teoriche non del tutto discutibili. Si attendono gli sviluppi della vicenda anche alla Farnesina, dove è stata istituita un’apposita unità di crisi. Prime reazioni dal mondo politico. Il Cavaliere Silvio Berlusconi sostiene che dietro la mano della gendarmeria svizzera si celerebbe la volontà dei Gruppi Sinistri, facinorosi gruppi di sinistra riconducibili in qualche modo alla sinistra sia di governo che di non governo.
I gruppi in questione manovrerebbero nascosti dietro alle quinte del potere affinché il giovane Mussolini venga dissuaso dall’idea di fondare un partito unico. A tal proposito il Cavaliere si è dimostrato favorevole ad un possibile accoglimento della coalizione cui farà capo il giovane quando avrà i mezzi per entrare in politica, avere un seguito e essere magari capo di una coalizione fiancheggiatrice dell’opposizione.
La replica del giovane non si è fatta attendere, il testo di un telegramma, confermato da una comunicazione radio, proveniente da Basilea reciterebbe così “non ci sto con quello lì, io sono socialista”, frase che se interpretata correttamente aprirebbe il fronte di scenari non ancora oggetto di possibile valutazione.

da Istitesen Luce