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	<title>Commenti a: Ma che libro leggi tu? Il suo (quello di Babsi Jones).</title>
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	<description>laboratorio di finzioni</description>
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		<title>Di: E se devi piantarlo, quel coltello, fallo fare a lei &#124; none of the above</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-23655</link>
		<dc:creator>E se devi piantarlo, quel coltello, fallo fare a lei &#124; none of the above</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 07:54:50 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Bucknasty e da un suo post vengo diretto su un blog a me sconosciuto, Cabaret Bisanzio, nel quale si fa la parodia di una recensione presente su Carmilla, sito che non frequento, al libro di Babsy Jones, [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Bucknasty e da un suo post vengo diretto su un blog a me sconosciuto, Cabaret Bisanzio, nel quale si fa la parodia di una recensione presente su Carmilla, sito che non frequento, al libro di Babsy Jones, [...]</p>
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		<title>Di: Alcune cose : Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</title>
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		<dc:creator>Alcune cose : Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 07:05:44 +0000</pubDate>
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		<description>[...] e autrice di due volumi della prestigiosa serie &quot;Le guide dell&#039;internets di Repubblica&quot;: &quot;La gestione dei blogrolls&quot; e &quot;Ancora Angelini? Come censurare i commenti e vivere [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] e autrice di due volumi della prestigiosa serie &#8220;Le guide dell&#8217;internets di Repubblica&#8221;: &#8220;La gestione dei blogrolls&#8221; e &#8220;Ancora Angelini? Come censurare i commenti e vivere [...]</p>
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		<title>Di: Secondo piano &#124; No, non l&#8217;ho letto</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-13944</link>
		<dc:creator>Secondo piano &#124; No, non l&#8217;ho letto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 20:26:07 +0000</pubDate>
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		<description>[...] mi sfiora. Poi m&#8217;imbatto in un post piuttosto acidello, ma con parole pesate, e in un altro surreal-divertente e tiro un respiro di sollievo: la blogopalla non è ancora asservita ai [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] mi sfiora. Poi m&#8217;imbatto in un post piuttosto acidello, ma con parole pesate, e in un altro surreal-divertente e tiro un respiro di sollievo: la blogopalla non è ancora asservita ai [...]</p>
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		<title>Di: misia donati</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5827</link>
		<dc:creator>misia donati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 16:01:56 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Edo,
sulla baraonda sono perfettamente d&#039;accordo, anche se rispetto a questo uragano mi sembra un venticello d&#039;estate :)
Per il resto, non preoccuparti, non mi hai &quot;ferito&quot; in senso personale.
Mi è dispiaciuto che non si fosse entrato nel merito dell&#039;opera con argomenti letterari, anche per una semplice ragione opportunistica, perché le critiche quando sono serie permettono di utilizzare un punto di vista differente dal proprio. E questo, indipendentemente dai risultati, è sempre un arricchimento.
Esautoramento è termine che trovo bellissimo. Lo metto nel cassetto degli attrezzi.
Ah, e ho continuato a seguirvi, come vedi :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Edo,<br />
sulla baraonda sono perfettamente d&#8217;accordo, anche se rispetto a questo uragano mi sembra un venticello d&#8217;estate :)<br />
Per il resto, non preoccuparti, non mi hai &#8220;ferito&#8221; in senso personale.<br />
Mi è dispiaciuto che non si fosse entrato nel merito dell&#8217;opera con argomenti letterari, anche per una semplice ragione opportunistica, perché le critiche quando sono serie permettono di utilizzare un punto di vista differente dal proprio. E questo, indipendentemente dai risultati, è sempre un arricchimento.<br />
Esautoramento è termine che trovo bellissimo. Lo metto nel cassetto degli attrezzi.<br />
Ah, e ho continuato a seguirvi, come vedi :)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Edo Grandinetti</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5825</link>
		<dc:creator>Edo Grandinetti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 14:45:03 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Misia, 
con piacere rispondo a questo tuo commento.
Quando ho scritto il post su &lt;em&gt;Primi riti del dolce sonno&lt;/em&gt;, forse sono stato davvero cattivo, anche se in realtà stavo provando solo a fare bonaria ironia su un libro che non mi era piaciuto, consapevole della scarsa importanza di un mio commento. Quando hai commentato qui su CB, non ti ho risposto non per vigliaccheria o che, ma perché sul mio blog si era scatenata una baraonda sfiancante degna di un flame. Come te, ho preferito lasciar correre. 

Di quel post alcune volte mi pento, altre no.  Certo mi spiace averti &quot;ferito&quot;, anche se non credo di aver fatto attacco diretto alla persona, se non con una battuta (scema) sul nome d&#039;arte.

Il tuo commento qui sopra rimane importante, anche se ho fatto una fatica impressionante a leggerlo. Minchia, lunghissimo. Ma le riflessioni su satira e libertà sono assolutamente condivisibili.

&quot;perché credo che uno scrittore non sia una persona, sia uno scrittore e basta&quot; 
In estetica lo chiamano &quot;esautoramento&quot; (cazzo di parola, ci metto sempre una vita a scriverla). Averne consapevolezza è una grande cosa.

Non hai il blogroll, ma magari hai un lettore di feed. Continua a seguirci, magari finisce che ti diverti pure.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Misia,<br />
con piacere rispondo a questo tuo commento.<br />
Quando ho scritto il post su <em>Primi riti del dolce sonno</em>, forse sono stato davvero cattivo, anche se in realtà stavo provando solo a fare bonaria ironia su un libro che non mi era piaciuto, consapevole della scarsa importanza di un mio commento. Quando hai commentato qui su CB, non ti ho risposto non per vigliaccheria o che, ma perché sul mio blog si era scatenata una baraonda sfiancante degna di un flame. Come te, ho preferito lasciar correre. </p>
<p>Di quel post alcune volte mi pento, altre no.  Certo mi spiace averti &#8220;ferito&#8221;, anche se non credo di aver fatto attacco diretto alla persona, se non con una battuta (scema) sul nome d&#8217;arte.</p>
<p>Il tuo commento qui sopra rimane importante, anche se ho fatto una fatica impressionante a leggerlo. Minchia, lunghissimo. Ma le riflessioni su satira e libertà sono assolutamente condivisibili.</p>
<p>&#8220;perché credo che uno scrittore non sia una persona, sia uno scrittore e basta&#8221;<br />
In estetica lo chiamano &#8220;esautoramento&#8221; (cazzo di parola, ci metto sempre una vita a scriverla). Averne consapevolezza è una grande cosa.</p>
<p>Non hai il blogroll, ma magari hai un lettore di feed. Continua a seguirci, magari finisce che ti diverti pure.</p>
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		<title>Di: misia donati</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5824</link>
		<dc:creator>misia donati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 13:37:17 +0000</pubDate>
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		<description>Cari di Cabaret Bisanzio, ci risentiamo dopo qualche mese, e almeno per me è sempre un piacere.
Non ho letto il romanzo in questione e, ahimé, non ho finito a leggere neanche tutti i quasi-cento commenti. Ma ho letto abbastanza perché mi tornasse il desiderio di scrivere un commento da qualche parte su internet.
Riflessioni sparse, s&#039;intende. Mi hanno colpito due cose. 
Da una parte il tentativo di definire il metodo della satira (la satira deve occuparsi del contesto). Personalmente non credo che la satira debba essere condizionata dal contesto, anzi, credo che la satira all&#039;occorrenza il contesto possa addirittura inventarselo. Per una semplice ragione: giacchè sempre si troverà nel contesto di chiunque una attenuante, una motivazione all&#039;indulgenza che inibisce la crudeltà necessaria alla satira (persino se mi soffermassi troppo su Berlusconi, sulla sua bassezza, sulla sua calvizie, sulla sua conformazione fisica, alla fine credo che mi passerebbe la voglia di fare satira su di lui; mi basterebbe pensare che per un uomo essere alto un metro e sessanta non rappresenti di certo l&#039;optimum e che per convivere con questo difetto sia pur necessario mettere in atto un qualche meccanismo di compensazione...) 
Altra cosa il tentativo di delimitarne il campo d&#039;azione della satira (non si può fare satira su una recensione se poi, in modo indiretto, finisce col coinvolgere anche l&#039;autrice del libro recensito). Forse qui, qualche ragione c&#039;è. Una è di tipo funzionale, e cioè la necessità di focalizzare al meglio l&#039;obiettivo dell&#039;azione satirica, affinché questa sia massimamente efficace. Se l&#039;obiettivo è il recensore, che lo si capisca fuori da ogni possibilità di dubbio. La seconda è di tipo politico: proprio perché la satira è una vera e propria arma va usata con cautela e diretta possibilmente verso bersagli importanti. La Satira è notoriamente contro gli abusi del Potere, non certo contro i piccoli difetti della gente comune..
Resta da discutere di un fatto, però, e cioè che Babsj Jones non sia un bersaglio importante...
E&#039; un discorso delicato e non ho la presunzione di esaurirlo col mio intervento. Mi trovo, però, in una posizione privilegiata, che non è quella del critico, che non è quella del blogger, ma è la stessa di Babsj.

Ho pubblicato un romanzo che è stato (davvero...) ignorato da tutti (compreso il bar sotto casa da &quot;Carmilla&quot;), a parte una approfondita recensione di Francesca Mazzuccato, e che ha avuto recensioni solo sui blog tra cui una satiricamente feroce proprio su Cabaret Bisanzio.
I toni non erano molto diversi e, anzi, nel mio caso anche più &quot;crudeli&quot; perché diretti al libro e all&#039;autore e non già al recensore.
Per stroncare il romanzo si usavano tra gli altri argomenti come il mio nome (che finisce per &quot;a&quot; pur essendo io biologicamente appartenemente al genere maschile), la grafica burtoniana della copertina e il fatto che avessi frequentato la Scuola Holden. Tutti argomenti letterariamente rilevanti. 
Alcuni miei amici si scatenarono contro l&#039;autore originario del post (pubblicato su altro sito e poi qui ripreso) finché non li pregai di lasciar perdere.
Non per snobismo o per finta superiorità, ma perché credo, profondamente, in due cose.
1) Nell&#039;assoluta libertà di chiunque di dire qualunque cosa. (La forma con cui si comunicano i propri pensieri è un finto problema, perché se inadeguata finirà col danneggiare le idee stesse a cui si tenta di dare risalto)
2) La convinzione che se i libri hanno qualcosa di vero e di autentico da dire, prima o poi trovano il modo per farlo, e che nessuno può essere costretto ad apprezzare qualcosa solo perché NOI la riteniamo importante.
Una delle persone che mi stroncò con maggiore ferocia fu Seia con cui abbiamo anche avuto modo di scambiare qualche battuta su Anobii.
Per dire che a volte le ragioni dei critici e dei satirici andrebbero ascoltate invece che subito respinte come frutto di ignoranza bullismo mediatico o provocazioni esibizioniste.

Ora torno al punto che avevo lasciato in sospeso. babj Jones E&#039; un bersaglio importante. E&#039; una blogger nota, è una scrittrice che ha esordito con una major, è una scrittrice che ha ottenuto visibilità su quotidiani e riviste di ampia tiratura (forse lei e non il suo libro, ma questo, credo, sia un problema più ampio che travalichi l&#039;episodio della JOnes e riguardi in generale tutta la letteratura contemporanea).
Io non lo ero un bersaglio importante. La mia casa editrice è piccola, mal distribuita, priva di visibilità nelle poche librerie dove ha accesso. Non è riuscita a ottenere neanche una segnalazione su una rivista come &quot;Vanity Fair&quot; a fronte di un articolo di quattro pagine. Eppure io ho avuto la mia recensione satirica, l&#039;ho letta, ci sono stato male (perché è vero, ci si sta male, ma fa parte del gioco e bisogna accettarlo) e sono andato avanti. Nesusno, a parte i miei amici, è sceso in campo per difendermi, non Christiam Raimo, non Loredana Lipperini, non i WuMing o qualsiasi altro rappresentante dell&#039;ambiente letterario. Perché? Le dinamiche erano le stesse, ciò che cambiava era l&#039;autore. Un esordiente sconosciuto che pubblica per una casa editrice sonosciuta non merita una mobilitazione difensiva come quella che ho letto in questi commenti e che, per la verità, mi ha fatto spavento.
Perché assomiglia tanto agli atteggiamenti di chiusura della casta politica non appena qualcuno prova a muovbere una critica nei suoi confronti.
Babsj Jones è criticabile, è satirizzabile, è &quot;perculabile&quot; come e, forse, molto più di tanti altri.
Perché è un bersaglio molto più importante di tanti altri.

Tutti gli autori sono fragili, sono deboli, hanno timori e cercano di creare qualcosa di nuovo tra mille ostacoli. Ma questo non li rende intoccabili. E le regole che valgono per uno, valgono per tutti. Non mi si venga a dire che non si può ridere del linguaggio di una recensione o anche del linguaggio di una scrittrice perché ha subito un lutto o ha avuto una vita tragica.
Troppo facile sottrarsi al confronto così. Lo potrei fare anche io, avrei potuto farlo, avrei potuto scrivere ai cabarettisti bizantini che sono stato violentato d amio zio a nove anni, che ho tentato due volte il suicidio e che soffro di depresisone da cinque anni in maniera grave. Ma non l&#039;ho fatto (anche se l&#039;ho fatto ora ma confido che su queste affermazioni cali la nebbia del dubbio) perché credo che uno scrittore non sia una persona, sia unos crittore e basta, e che per lui debba parlare ciò che scrive.
E che ciò che scrive possa essere criticato attaccato e distrutto sempre e da tutti. Si chiama libertà di opinione. Alla quale l&#039;arte sopravvive indenne da secoli.

Ultimissima considerazione: non avevo mai pensato, ma forse sbaglio, che i libri fossero importanti per il loro contenuto. Ho sempre pensato che i libri siano importanti per la lingua che contengono. Non per ciò di cui parlano, giacchè allora tutto quello che ha scritto Virginia Woolf, per esempio, non vale un penny.

L&#039;arte, per me, evoca visioni attraverso delle forme. Non fa cronaca. Non è un documentario. Quindi scrivere che un libro è importante eprché narra di una pagina di storia censurata non mi smebra abbia molto senso. Casomai è importante che cosa il libro fa con quella pagina di storia, in che cosa la trasforma. Notazione generale, prendevo spunto da un commento, non mi riferivo al libro in questione.

Ciao cabarettisti, per quanto mi riguarda, continuate a sbertucciare il mondo intero, me compreso. Fa sentire liberi, sapere di poter accettare anche la satira degli altri. Non ho un blogroll, altrimenti vi aggiungevo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari di Cabaret Bisanzio, ci risentiamo dopo qualche mese, e almeno per me è sempre un piacere.<br />
Non ho letto il romanzo in questione e, ahimé, non ho finito a leggere neanche tutti i quasi-cento commenti. Ma ho letto abbastanza perché mi tornasse il desiderio di scrivere un commento da qualche parte su internet.<br />
Riflessioni sparse, s&#8217;intende. Mi hanno colpito due cose.<br />
Da una parte il tentativo di definire il metodo della satira (la satira deve occuparsi del contesto). Personalmente non credo che la satira debba essere condizionata dal contesto, anzi, credo che la satira all&#8217;occorrenza il contesto possa addirittura inventarselo. Per una semplice ragione: giacchè sempre si troverà nel contesto di chiunque una attenuante, una motivazione all&#8217;indulgenza che inibisce la crudeltà necessaria alla satira (persino se mi soffermassi troppo su Berlusconi, sulla sua bassezza, sulla sua calvizie, sulla sua conformazione fisica, alla fine credo che mi passerebbe la voglia di fare satira su di lui; mi basterebbe pensare che per un uomo essere alto un metro e sessanta non rappresenti di certo l&#8217;optimum e che per convivere con questo difetto sia pur necessario mettere in atto un qualche meccanismo di compensazione&#8230;)<br />
Altra cosa il tentativo di delimitarne il campo d&#8217;azione della satira (non si può fare satira su una recensione se poi, in modo indiretto, finisce col coinvolgere anche l&#8217;autrice del libro recensito). Forse qui, qualche ragione c&#8217;è. Una è di tipo funzionale, e cioè la necessità di focalizzare al meglio l&#8217;obiettivo dell&#8217;azione satirica, affinché questa sia massimamente efficace. Se l&#8217;obiettivo è il recensore, che lo si capisca fuori da ogni possibilità di dubbio. La seconda è di tipo politico: proprio perché la satira è una vera e propria arma va usata con cautela e diretta possibilmente verso bersagli importanti. La Satira è notoriamente contro gli abusi del Potere, non certo contro i piccoli difetti della gente comune..<br />
Resta da discutere di un fatto, però, e cioè che Babsj Jones non sia un bersaglio importante&#8230;<br />
E&#8217; un discorso delicato e non ho la presunzione di esaurirlo col mio intervento. Mi trovo, però, in una posizione privilegiata, che non è quella del critico, che non è quella del blogger, ma è la stessa di Babsj.</p>
<p>Ho pubblicato un romanzo che è stato (davvero&#8230;) ignorato da tutti (compreso il bar sotto casa da &#8220;Carmilla&#8221;), a parte una approfondita recensione di Francesca Mazzuccato, e che ha avuto recensioni solo sui blog tra cui una satiricamente feroce proprio su Cabaret Bisanzio.<br />
I toni non erano molto diversi e, anzi, nel mio caso anche più &#8220;crudeli&#8221; perché diretti al libro e all&#8217;autore e non già al recensore.<br />
Per stroncare il romanzo si usavano tra gli altri argomenti come il mio nome (che finisce per &#8220;a&#8221; pur essendo io biologicamente appartenemente al genere maschile), la grafica burtoniana della copertina e il fatto che avessi frequentato la Scuola Holden. Tutti argomenti letterariamente rilevanti.<br />
Alcuni miei amici si scatenarono contro l&#8217;autore originario del post (pubblicato su altro sito e poi qui ripreso) finché non li pregai di lasciar perdere.<br />
Non per snobismo o per finta superiorità, ma perché credo, profondamente, in due cose.<br />
1) Nell&#8217;assoluta libertà di chiunque di dire qualunque cosa. (La forma con cui si comunicano i propri pensieri è un finto problema, perché se inadeguata finirà col danneggiare le idee stesse a cui si tenta di dare risalto)<br />
2) La convinzione che se i libri hanno qualcosa di vero e di autentico da dire, prima o poi trovano il modo per farlo, e che nessuno può essere costretto ad apprezzare qualcosa solo perché NOI la riteniamo importante.<br />
Una delle persone che mi stroncò con maggiore ferocia fu Seia con cui abbiamo anche avuto modo di scambiare qualche battuta su Anobii.<br />
Per dire che a volte le ragioni dei critici e dei satirici andrebbero ascoltate invece che subito respinte come frutto di ignoranza bullismo mediatico o provocazioni esibizioniste.</p>
<p>Ora torno al punto che avevo lasciato in sospeso. babj Jones E&#8217; un bersaglio importante. E&#8217; una blogger nota, è una scrittrice che ha esordito con una major, è una scrittrice che ha ottenuto visibilità su quotidiani e riviste di ampia tiratura (forse lei e non il suo libro, ma questo, credo, sia un problema più ampio che travalichi l&#8217;episodio della JOnes e riguardi in generale tutta la letteratura contemporanea).<br />
Io non lo ero un bersaglio importante. La mia casa editrice è piccola, mal distribuita, priva di visibilità nelle poche librerie dove ha accesso. Non è riuscita a ottenere neanche una segnalazione su una rivista come &#8220;Vanity Fair&#8221; a fronte di un articolo di quattro pagine. Eppure io ho avuto la mia recensione satirica, l&#8217;ho letta, ci sono stato male (perché è vero, ci si sta male, ma fa parte del gioco e bisogna accettarlo) e sono andato avanti. Nesusno, a parte i miei amici, è sceso in campo per difendermi, non Christiam Raimo, non Loredana Lipperini, non i WuMing o qualsiasi altro rappresentante dell&#8217;ambiente letterario. Perché? Le dinamiche erano le stesse, ciò che cambiava era l&#8217;autore. Un esordiente sconosciuto che pubblica per una casa editrice sonosciuta non merita una mobilitazione difensiva come quella che ho letto in questi commenti e che, per la verità, mi ha fatto spavento.<br />
Perché assomiglia tanto agli atteggiamenti di chiusura della casta politica non appena qualcuno prova a muovbere una critica nei suoi confronti.<br />
Babsj Jones è criticabile, è satirizzabile, è &#8220;perculabile&#8221; come e, forse, molto più di tanti altri.<br />
Perché è un bersaglio molto più importante di tanti altri.</p>
<p>Tutti gli autori sono fragili, sono deboli, hanno timori e cercano di creare qualcosa di nuovo tra mille ostacoli. Ma questo non li rende intoccabili. E le regole che valgono per uno, valgono per tutti. Non mi si venga a dire che non si può ridere del linguaggio di una recensione o anche del linguaggio di una scrittrice perché ha subito un lutto o ha avuto una vita tragica.<br />
Troppo facile sottrarsi al confronto così. Lo potrei fare anche io, avrei potuto farlo, avrei potuto scrivere ai cabarettisti bizantini che sono stato violentato d amio zio a nove anni, che ho tentato due volte il suicidio e che soffro di depresisone da cinque anni in maniera grave. Ma non l&#8217;ho fatto (anche se l&#8217;ho fatto ora ma confido che su queste affermazioni cali la nebbia del dubbio) perché credo che uno scrittore non sia una persona, sia unos crittore e basta, e che per lui debba parlare ciò che scrive.<br />
E che ciò che scrive possa essere criticato attaccato e distrutto sempre e da tutti. Si chiama libertà di opinione. Alla quale l&#8217;arte sopravvive indenne da secoli.</p>
<p>Ultimissima considerazione: non avevo mai pensato, ma forse sbaglio, che i libri fossero importanti per il loro contenuto. Ho sempre pensato che i libri siano importanti per la lingua che contengono. Non per ciò di cui parlano, giacchè allora tutto quello che ha scritto Virginia Woolf, per esempio, non vale un penny.</p>
<p>L&#8217;arte, per me, evoca visioni attraverso delle forme. Non fa cronaca. Non è un documentario. Quindi scrivere che un libro è importante eprché narra di una pagina di storia censurata non mi smebra abbia molto senso. Casomai è importante che cosa il libro fa con quella pagina di storia, in che cosa la trasforma. Notazione generale, prendevo spunto da un commento, non mi riferivo al libro in questione.</p>
<p>Ciao cabarettisti, per quanto mi riguarda, continuate a sbertucciare il mondo intero, me compreso. Fa sentire liberi, sapere di poter accettare anche la satira degli altri. Non ho un blogroll, altrimenti vi aggiungevo.</p>
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	<item>
		<title>Di: claudio</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5356</link>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2008 12:12:06 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendovi, tutti, mi dorge spontaneo:
Piccoli Sgarbi crescono..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendovi, tutti, mi dorge spontaneo:<br />
Piccoli Sgarbi crescono..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: BIO - IANNOZZI</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5342</link>
		<dc:creator>BIO - IANNOZZI</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 07:41:11 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;strong&gt;Babsi Jones: è il tiro al piccione il gioco più diffuso sul web&lt;/strong&gt;

     Babsi Jones   o &#8220;Bambi&#8221; Jones?   E&#8217; il tiro al piccione Il gioco pi&#249; diffuso sul web        Bene, bravo sito di satira: noto con gioia che i tuoi bersagli sono scelti accortamente. Non, per esempio, il disegno di legge gov</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Babsi Jones: è il tiro al piccione il gioco più diffuso sul web</strong></p>
<p>     Babsi Jones   o &ldquo;Bambi&rdquo; Jones?   E&rsquo; il tiro al piccione Il gioco pi&ugrave; diffuso sul web        Bene, bravo sito di satira: noto con gioia che i tuoi bersagli sono scelti accortamente. Non, per esempio, il disegno di legge gov</p>
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		<title>Di: Ta*</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5111</link>
		<dc:creator>Ta*</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 07:31:26 +0000</pubDate>
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		<description>mi rendo conto solo adesso che manca una &#039;ggi&#039;. colpa della tastiera. è sempre colpa della tastiera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi rendo conto solo adesso che manca una &#8216;ggi&#8217;. colpa della tastiera. è sempre colpa della tastiera.</p>
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		<title>Di: Luca Pettinelli</title>
		<link>http://www.cabaretbisanzio.com/2007/10/18/ma-che-libro-leggi-tu-il-suo-quello-di-babsi-jones/comment-page-5/#comment-5110</link>
		<dc:creator>Luca Pettinelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 07:20:48 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;che ci fa una vestita così in mezzo agli spari, alle macerie e alle camionette arruginite?&quot;
Qualcosa con le sinapsi (non ricordo esattamente cosa).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;che ci fa una vestita così in mezzo agli spari, alle macerie e alle camionette arruginite?&#8221;<br />
Qualcosa con le sinapsi (non ricordo esattamente cosa).</p>
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