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Roma esploderà
[Mercoledì 31 ottobre, Marco di Porto presenta il libro “Kaddish ’95 e altre storie” (Pequod) presso la Libreria del Testaccio (Roma, Piazza Santa Maria Liberatrice). Ore 18.30. Interviene la giornalista del Messaggero Claudia Rocco]
Il motivo per cui la stragrande maggioranza dei romani (Super Sindaco escluso) hanno salutato con un plauso il gesto futurista della trasformazione in sangue delle acque della Fontana di Trevi, è davvero facile da intuire. Anzi, non c’è nemmeno bisogno di “intuire”, perché tale motivo è palese. Sta sotto gli occhi di tutti.
Riassumo tale motivo che sta sotto gli occhi di tutti raccontandovi, cari amici e cabarettisti, una breve storiella. Eccola.
L’altro giorno ho incontrato per caso un amico che non vedevo da tempo. Quest’amico, A., è una persona che, con espressione quantunque un po’ banale ma che fotografa in breve il nòcciolo della questione, definirei normale: ha trent’anni, ha voglia di lavorare, ha una ragazza, vorrebbe mettere su famiglia. Non ha velleità artistiche, non ha fatto l’università. Non ha le spalle coperte. Ha iniziato a guadagnarsi il pane subito dopo il liceo, facendo lavoretti di vario genere. Poi è entrato nell’Azienda.
Gli ultimi sette anni il mio amico li ha passati a sfacchinare dieci ore al giorno per l’Azienda: una multinazionale arci-ricca e arci-nota di cui non faccio il nome, con fatturato miliardario (in euro), che un paio d’anni fa l’ha regolarmente assunto. Il mio amico normale è dunque, per così dire, un privilegiato: ha cioè un contratto a tempo indeterminato.
“Cazzo, buono!”, gli ho detto. “E quanto ti danno?”
“916 euro”, è stata la risposta.
“Cazzo, mica tanto buono”, gli ho detto. “Dopo sette anni!”
“Già”, m’ha detto lui, di rimando.
Dopo sette anni, il mio amico prende 916 euro al mese. E vabbuò.
La sua ragazza si sta invece laureando in pedagogia. E spera di trovare lavoro. Sa già che incontrerà mille difficoltà, nella ricerca di un posto decente. E’ agguerrita ma non si fa grandi illusioni. Con ogni probabilità, fra qualche anno riuscirà anche lei a mettere insieme tutti i mesi un migliaio d’euro.
Bene. I miei due amici, tra, fate conto, tre anni, riusciranno ad ammucchiare, in due, alla fine del mese, duemila euro (intanto il mio amico avrà raggiunto la veneranda età di trentatrè anni, la sua ragazza la trentina).
Il mio amico e la sua compagna non hanno grossi beni, case in eredità o quant’altro. Se frequentate un ambiente di artisti e scrittori, vi sembrerà quasi assurdo, me ne rendo conto. Ma fidatevi, è così: c’è un sacco di gente che, a differenza di artisti e scrittori (che sono perlopiù, e specie a Roma, dei figli di papà), non ha un cazzo, fatti salvi il proprio ingegno e le proprie forze.
Ora: con duemila euro al mese, le banche un mutuo non te lo danno. O meglio, forse centomila euro te li danno (da estinguere in trent’anni). Forse riesci a ottenerne anche centoventimila, se ti dice bene e se accetti di stipulare uno di questi nuovi “contratti” che ti impegnano per quarant’anni (quarant’anni, capito? Quarant’anni).
Comunque sia, a una coppia di persone che guadagnano quei famigerati e tanto ambiti mille euro-mese, le banche concedono al massimo questo quantitativo di denaro.
E veniamo al motivo per cui questa città esploderà (e al perché la gente ha salutato con un plauso la Fontana grondante sangue, ché il gesto futurista l’avranno pure fatto quelli di destra, ma in fondo stavolta gli va dato atto di essersi fatti interpreti del sentire di una cittadinanza sull’orlo di una crisi di nervi, mentre è in pieno svolgimento una kermesse antiteticamente costosa, mondana, sfarzosa e superchic).
Il motivo per cui questa città è destinata a esplodere (o a implodere, fate voi), è semplice: A ROMA CON CENTOMILA EURO CE COMPRI UN BOX AUTO. Un box auto. Magari doppio. Ma pur sempre un box auto. Con centocinquantamila euro ci compri (forse) un monolocale. Con duecentomila euro compri quaranta metri quadri. In periferia, eh. In periferia estrema, anzi.
Una casa degna di questo nome, di almeno sessanta metri quadri, a Roma non costa meno di duecentocinquantamila euro. A dir poco. Se sei fortunato. Se trovi l’occasione.
La gente normale, tutti questi soldi, semplicemente non ce li ha. Semplicemente. Non. Ce. Li. Ha.
Roma esploderà perché è un sistema socio-economico che ha smarrito il senso di realtà. E’ diventata, Roma, una megalopoli che esclude e che non permette più il perpetuarsi di quel processo semplice e fondamentale sul quale si basa lo sviluppo delle società da sempre, a qualunque latitudine e longitudine: la riproduzione. Quell’antico, sano, semplice “mettere su famiglia”. Il buon vecchio “sposarsi e tirare su dei figli”. Niet. Nada. Non si può più.
Il mio amico normale m’ha detto due cose, alla fine della chiacchierata. La prima: che gli viene voglia di mettere le bombe, perché non sa come fare a costruirsi un progetto di vita e una famiglia nonostante si faccia il culo da quando ha diciotto anni.
La seconda è, se vogliamo, ancor più interessante (nonché rivelatrice del mondo di merda che viviamo e che ci stanno costringendo, psicologicamente, a perpetuare). M’ha detto: “Sputo sangue e mangio merda da anni, per due lire, lavorando dieci ore al giorno. Fin’ora non ho avuto il coltello dalla parte del manico. Ce l’hanno i miei capi, il coltello dalla parte del manico, e da anni lo usano per farmi sputare sangue e mangiare merda. Non so se mai arriverà il mio turno. Ma il giorno in cui prenderò in mano quel cazzo di manico, dovranno stare tutti molto, molto attenti.” Con quel “tutti” si riferiva, ovviamente, ai suoi futuri sottoposti.
26.10.2007 14 Commenti Feed Stampa
14 Commenti
CommentaUn sospiro di sollievo, Marco: a leggere il titolo, credevo che tu fossi diventato leghista.
Non è che mi ci è diventato il tuo amico, leghista?
No, il mio amico fa solo parte del partito degli incazzati, che a Roma ormai fa una percentuale bulgara… Marco
250.000 euro per 60 metri quadrati? Cazzo mi trasferisco a Roma con tutta la famiglia. Con quella cifra a Milano ci compri un monolocale di 16 mq! (esploderà anche Milano, mi sa!)
Su Roma e su una mia ex avrei delle dosi di risentimento che andrebbero stoccate nel mare artico insieme alle scorie nucleari russe.
Sì, è uffciale, Roma esploderà. Ma non per i mutui, perché nelle altre città d’Italia i prezzi del mattone sono quasi gli stessi.
Roma esploderà perché esploderanno quei 5 milioni di esseri umani che ci vivono, (8 secondo l’istat in un giorno feriale) ci dormono e ci cacano, assieme ai loro cani.
Anzi, stanno già esplodendo.
Perché Roma è un anacronistmo monumentale.
E’ una citta che non è fatta per abitarci. Non si possono fare le pinne con la moto su una strada asfaltata sopra dei fenici morti.
Le infrastrutture di Roma dal 753 a.c., anno della sua mitica fondazione, sono rimaste le stesse. Il primo sindaco, cioè Romolo, aveva gli stessi problemi di Veltroni. O meglio, è Veltroni che ha gli stessi problemi di Romolo.
E li risolve con delle feste del cinema.
Io per la “questione della viabilità”, ho una proposta da fare a Veltroni: lastricare le strade di Roma con un lunghissimo “Red Carpet”. Un elegantissimo tappeto rosso da Piazza dei Cinquecento, che si strotoli per via Nazionale fino a Piazza Venezia e poi giù per Teatro di Marcello fino al lungo Tevere, che attraversi il fiume fino a Trastevere e poi lo riattraversi, e Piramide e Testaccio e Viale Ostiense e la Colombo… e tutta una musica di Morricone per le strade con gli altoparlanti dentro il colosseo… SHON SHON, SHON SHON…
Eh, sì, Roma è stata calcolata la città più invivibile del pianeta dopo Il Cairo e Cogne.
Me parlavo proprio qualche giorno addietro con un villico romano, un ragazzo di modeste letture ma non privo di acume.
“Professò, dice che hanno sospeso i scavi daa Metro C perché hanno trovato nartra domus romana…”
“Eh, lo so, c’è un grande passato nel nostro futuro..”
“A Professò, so romano pur’io. Ma quelli so morti, io ce devo vive…”
Mr. Gianni, credo che Roma e Milano abbiano il medesimo problema (250.000 era proprio per stare bassi). E’ però probabile che a Milano ci sia un po’ più di lavoro. E sì, anche Milano, messa così, esploderà…
Filippus, d’accordo su tutto, tranne che sui prezzi del mattone: in altri posti, specie in provincia, non c’è paragone. Una mia amica fuorisede, estenuata, è tornata al sud dopo averle provate tutte: si è affitata ottanta metri quadri a duecento euro al mese, con un lavoro normale così è umano…
Professor Rainer, infinita è la sua saggezza!
Ne conosco almeno qualche centinaio di amici o coppie così. Chi gliele scrive due righe a Veltroni per farglielo sapere?
Le due righe potremmo nasconderle in una bustina di figurine Panini, fra lo scudetto della Massese e la squadra del Crotone. Magari così le legge.
Ci sono due cose da dire, almeno dal punto di vista mia che sono di e vivo a Roma.
E’ vero: la gente è soldi non ce li ha.
Però, allora, non ho capito perché TUTTI i giorni, in QUALSIASI zona io sia a QUALUNQUE orario io mi trovi nel traffico circondato da Porsche, Ferrari, Suv, Lamborghini (l-a-m-b-o-r-g-h-i-n-i) e, l’altro giorno, due Rolls.
Sono tutti leasing?
A me sembra che i soldi ci siano, ma non girino più.
Seconda cosa: nella mia zona (Roma Nord) è diventato ormai celeberrimo un cartello di vendesi che recita così: “Locale monoambiente (MONOambiente) 24 mq. 250mila euro)”.
Rendetevi conto.
Non c’è speranza.
A ’sto punto meglio andare a drogarsi di mescalina alla mostra del cinema con Uolter.
[Ste]
Noantri, come cantava un poeta sottovalutato (Luca Carboni): “La mia città, senza pietà, una città
ti dice che non è vero
che non c’è più la povertà
perché è tutta coperta
dalla pubblicità-tà-tà-”
[...] Il motivo per cui la stragrande maggioranza dei romani (Super Sindaco escluso) hanno salutato con un plauso il gesto futurista della trasformazione in sangue delle acque della Fontana di Trevi, è davvero facile da intuire. Anzi, non c’è nemmeno bisogno di “intuire”, perché tale motivo è palese. Sta sotto gli occhi di tutti.Riassumo tale motivo che sta sotto gli occhi di tutti raccontandovi, cari amici e cabarettisti, una breve storiella. Eccola [continua a leggere] [...]
… ma se ci sono tanti incazzati, e tanti non arrivano alla fatidica fine del mese, e ci si lamenta tutti, perché non si riesce a organizzarsi percambiare qualcosa? Abbiamo perso tutti i diritti che si era riusciti a farci riconoscere negli anni settanta. Le donne, a esempio, in molti casi non hanno più nemmeno la maternità e tutti, in altrettanti molti casi, se ci ammaliamo stiamo a casa senza ricevere nemmeno un cent. Invece di colorare l’acqua di rosso sarebbe opportuno… parlarne!!!
che poi, forse, la cosa più importante l’hai scritta qui:
“Il mio amico e la sua compagna non hanno grossi beni, case in eredità o quant’altro. Se frequentate un ambiente di artisti e scrittori, vi sembrerà quasi assurdo, me ne rendo conto. Ma fidatevi, è così: c’è un sacco di gente che, a differenza di artisti e scrittori (che sono perlopiù, e specie a Roma, dei figli di papà), non ha un cazzo (…)”
e.
“Abbiamo perso tutti i diritti che si era riusciti a farci riconoscere negli anni settanta. Le donne, a esempio, in molti casi non hanno più nemmeno la maternità e tutti, in altrettanti molti casi, se ci ammaliamo stiamo a casa senza ricevere nemmeno un cent.”
Sì, esatto, proprio così. Organizziamoci. Il guaio però è che siamo tutti – quelli della mia generazione, figuriamoci quelli delle gen. successive – anestetizzai. Non c’abbiamo più il fisico, per fare la rivoluzione. In fondo abbiamo tutti un tetto sopra la testa, da mangiare, e magari anche i soldi per una birra o un cinema. Il tutto sponsored by i nostri padri/nonni.
Ma fra vent’anni i nostri nonni non ci saranno più, e i nostri padri saranno molto, molto anziani. A quel punto dovremo contare sulle nostre forze. E a quel punto Roma e gli altri luoghi ridotti così esploderanno.