ingozzatore6.jpgRacconto di Alessandro De Santis

Anthony non parla bene, Anthony non si muove bene, Anthony non scrive bene, Anthony non si vuole bene.

E’ proprio vero che per stare a questo mondo ci vuole un grande stomaco, e lui ce l’ha: due volte più grande di quello di un normale ragazzo della sua età; il suo potrebbe tranquillamente essere lo stomaco di un grizzly.

Quando la mattina presto alza gli occhi al soffitto che non riesce a riprender sonno, il bianco indaco diventa la lavagna dei suoi pensieri: la sua vita gli dà da pensare. Il suo è un respiro sempre affannato, faticoso, grossolano, l’aria gli preme sui polmoni, l’aria che ne esce è già viziata, difettosa, senza slancio. Anche trattenere il fiato è per lui uno strazio, niente farfalle nello stomaco, niente singhiozzi sgarzolini, niente di niente che non sia la sensazione di avere un’incudine appesa al cuore.

Ma poi, affanculo al mondo e via, dopotutto moriremo tutti schiattati.

Anthony non vuole fare gli esami, non vuole cambiare scuola, non vuole salire di grado, Anthony non vuole che gli succhino via il sangue.

E’ proprio vero che per stare a questo mondo ci vuole qualche lavoretto da dover sbrigare, e lui ce l’ha, anzi ne può contare fino a ben sei al giorno.

Natale, il suo vicino di casa, si è bevuto il cervello: di punto in bianco ha deciso di voler assomigliare a Kate Moss. Capite bene sì? Lui, un trentacinquenne piccolino e tozzo come un personaggio di Burger Time. Hai voglia i suoi amici a spiegargli che quella lì è così magra perché non sa fare altro che sniffare e scopare. Continua a leggere

La segreteria del Pd si è detta preoccupata dal fenomeno del voto disgiunto: pare infatti che Barbara Palombelli abbia votato Zingaretti alla Provincia e Alemanno al Comune
Bossi: “se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione“. “Signora, ecco il prosciutto. Lo scontrino non ho tempo di farglielo, devo andare in piazza a fare a sprangate.”

mamesonE’ stato definito «un thriller scritto a quattro mani e tre voci». Le mani sono quelle di Maurizio Lanteri e Lilli Luini, insolita coppia di giallisti che lavora a distanza, unita da un comune immaginario e dalla stessa emozione creativa, e separata dai chilometri che dividono Varese dal mare della Liguria. Le tre voci, invece, sono quelle dei protagonisti di “Non tornare a Mameson” (edizioni Frilli): Enrico, politico “trombato” che si rifugia in una baita sperduta sulle Alpi Ligure; Beatrice, la giornalista che con lui ha una storia d’amore e che nasconde un importante segreto, e Ophelia, la ragazza che parla con le bambole e con le marmotte, giovane donna dal corpo conturbante e dalla mente di bambina, vittima inconsapevole, prima ancora che degli estranei, della propria famiglia e di una realtà fortemente degradata.
Ma forse c’è un quarto protagonista: quel mondo isolato rappresentato dalla montagna, dalle piccole - talvolta piccolissime - comunità sparse lungo crinali in cui qualcuno può sopravvivere seguendo i propri istinti primordiali e dimenticando ogni norma del vivere civile. E’ un mondo in cui è facile perdersi, e così accade a Enrico: schiacciato dall’alcol, dal senso di sconfitta e ossessionato dal ritratto di una giovane donna bellissima, viene risucchiato in un vortice di violenza e vendette. Come avviene al Jack Nicholson di Shining, anche Enrico rischia di cadere nella follia e di perdere la propria vita. Sarà solo grazie a Beatrice e ad alcuni altri personaggi femminili, comprimari rispetto alla storia, ma particolarmente ben riusciti da un punto di vista letterario, che Enrico riuscirà a “rinascere”: non solo a salvarsi, ma anche a riprendere le redini della propria esistenza, dopo essere sfuggito a un altro orrore (questa volta banale, insito nella vita di ogni giorno) rappresentato dalla moglie e dalla sua terribile famiglia.
Caratterizzato da uno stile asciutto, pieno di ritmo, dalla capacità di scavare nell’anima dei personaggi e da buone soluzioni stilistiche (su tutte la scelta di dar voce ai racconti di Ophelia facendola parlare con la sua bambola), “Non tornare a Mameson” lascia spazio, anche nel finale, all’amarezza di chi, pur tornando ad avere un ruolo prestigioso, sente comunque di aver fallito in un momento veramente importante della propria esistenza.

Luini Lilli, Lanteri Maurizio, Non tornare a Mameson, edizioni Frilli, 12,90 euro.

Si avvertono i signori giornalisti che l’emergenza sicurezza terminerà improrogabilmente oggi 28 aprile 2008 ore 15. Grazie per la collaborazione. (Comunicato del Ministero dell’Informazione e della Libertà).
“Il governo Prodi? Un apostrofo rossastro tra le parole ‘adesso vi’ (2001-2006) e ‘inculo a sangue, brutti pezzenti’ (2008-2013)”. S. Berlusconi, poeta

Caro Ikka, come va?
Guarda, sono senza parole per quello che è successo a te e alla tua amica spogliarellista. Siamo alle solite. Ma dico, come si fa a licenziare un ministro degli Esteri solo per aver mandato 200 sms erotici col cellulare di servizio?
Qui in Italia ci risulta inconcepibile. Per farti capire: il tuo omologo, lo skipper Massimo D’Alema, è stato prescritto nel 1995 per finanziamento illecito: una tangente di 20 milioni di lire, ritirata nel 1985 da Francesco Cavallari, il re delle cliniche pugliesi! E fa lo statista, capisci?
Poi, caro amico mio, io l’ho vista Johanna Tukiainen, e devo dire che quegli sms se li è proprio cercati. Bona è bona! E quel bigotto capo del tuo partito?, hai sentito cosa ha detto?!: “E’ stata una decisione molto difficile. Ma sono arrivato alla conclusione che Kanerva non gode piu’ della fiducia e del rispetto generale necessari per la sua permanenza come ministro”. Fiducia e rispetto? Manco se avessi intascato una tangente!

Caro Ikka, c’ho pensato molto, e ho avuto un’idea, una proposta che non potrai rifiutare: trasferisciti in Italia e vieni qui a fare il ministro! Da noi saresti come una vergine! Qui i politici, uno come te, non lo hanno visto mai! Qui da noi, quello più onesto, è prescritto, quello più un pò più vivace è condannato a 9 anni per mafia. Se vieni qui sarai il più pulito di tutti, sarai il nostro Di Pietro biondo! Il tuo vizietto? Tranquillo. In parlamento trovarai quel che cerchi. Gnocca & coca, e vai alla grande. Per adesso credo che i più esperti nel campo siano quelli dell’Udc, chiedi di Mele, digli che ti mando io. Ma adesso, visto che Cuffaro entrerà in Parlamento, le cose potrebbero cambiare. Sai bene che Cosa nostra, perdono, “i singoli mafiosi di Cosa nostra, hanno regole molto più rigide di quelle del Centro di Recupero “Senato” riguardo il decoro dei suoi favoreggiatori. Ma una soluzione la troviamo, tranquillo. Fidati, vieni in Italia. Tra le altre cose, qui puoi uccidere, estorcere denaro, fare affari con la mafia, e rimani sempre in Parlamento, capisci? Altro che 200 sms hard, qui non ti sbattono fuori nemmeno se ti intercettano con i mafiosi!
I’m waiting for you Ikka!