May
13
Sull’atarax. L’atarax è meraviglioso, ti fa sparire la voglia di fumare, se ti trovi qualche capello bianco in testa te ne freghi e decidi che diventerai come Patty Smith, ti libera dalle numerose sovrastutture quotidiane tipo che occorre lavarsi o fare sport, l’atarax è meraviglioso e rivolge i tuoi pensieri alla speculazione.
Sulla speculazione. Da quando prendo l’atarax io speculo. Voglio dire, prima di farmi di atarax invidiavo un po’ tutti quelli capaci di elaborare che so, un aforisma, una categoria, di scrivere una recensione, tutti quelli che, all’uscita del cinema, sanno spiegare perfettamente cosa non andava, quale era la cifra stilistica e perchè, magari, era sembrata eccessiva, retorica, pleonastica -bravi che sono- mi dicevo e stavo zitta.
Cose che riesco a fare da quando sono sedata: recensire spettacoli teatrali in lingua greco-catalana, inventare giochi di società più o meno divertenti, analizzare lo stato della nostra cultura per ridurne le complessità (così da operare successivamente una separazione per categorie), sapere il fatto mio sull’autoscontro. Adesso tampono senza farmi scrupoli anche i bambini e non guardo in faccia a nessuno. Ieri, per dire, ho messo la macchinina del mio fidanzato all’angolo. Così incastrato non si poteva più muovere ed è rimasto a rincucciare all’angolo fino alla fine del turno. Poi sono tornata a casa e ho vomitato.
Alcune categorie che ho elaborato in questi giorni felici: continua
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Byzantium şhöw | Commenta
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May
12
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Bysanzino | 2 Commenti
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May
12
Cos’è “il contagio” che dà il titolo all’ultimo romanzo di Walter Siti? Che vuol dire questo allarmante monito apposto sul sanguinario quadro di Sandro Chia in copertina? Il contagio è un virus culturale che dai confini dell’impero si propaga inesorabile fino alle porte della capitale. Un’epidemia che viene da lontano (forse nemmeno troppo) e non risparmia nessuno, una malattia che dalle periferie i barbari hanno portato fino dentro le stanze del Palazzo, infettando anche i mandarini di corte. Il virus muta forma, si trasmette attraverso bianche nubi di cocaina, soffia nei condotti d’areazione degli outlet, corre attraverso l’etere assieme ai programmi della De Filippi, nuota nel traffico tentacolare della metropoli, si rigenera nelle chat, si moltiplica negli sms, incuba nelle paludi malsane della cultura trash. I piccolo borghesi impoveriti dall’euro costretti a trasferirsi nelle borgate sono stati i portatori sani del contagio, ma ormai è troppo tardi, nessuno si salverà da questa pandemia socioculturale.
Dopo la trilogia einaudiana, Scuola di nudo, La magnifica merce, chiusa in maniera esemplare da Troppi paradisi, uno dei romanzi più significativi degli ultimi anni per l’equilibrio raggiunto tra perfezione formale e potenza dei contenuti, Walter Siti approda a Mondadori con un romanzo molto ambizioso. Continua a leggere
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Leçtores förmidable, Walter Siti | Commenta
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May
10
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Bysanzino | Commenta
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May
9
Negli ultimi anni la questione mafia è precipitata nelle pagine di cronaca nera. Si è assistito a un calo dell’interesse verso le connessioni con la politica e l’economia, col risultato di appiattire l’identità di Cosa Nostra nei recinti dei suoi apparati militari. È stata sposata, anche per la mafia, quella recente tendenza dell’informazione a prestare la massima attenzione alla delinquenza individuale: l’omicidio di Tor di Quinto, le rapine nelle ville, l’infanticidio di Cogne, la strage di Erba come distrazione di massa. Film e fiction, dal canto loro, hanno recuperato quella visione folcloristica della mafia che prevede come contesto e spiegazione l’arretratezza, come consolazione l’epopea degli eroi dell’antimafia. Confinando il crimine organizzato dentro questi recinti - nei quali la ricotta di Provenzano e i decaloghi di Lo Piccolo diventano perfetti pendant, nei salotti televisivi, dei reperti di Cogne - si eludono le responsabilità delle classi dirigenti. Nicola Tranfaglia, invece, nel suo libro Perché la mafia ha vinto , edito da Utet (pp.170, euro 15), decide di seguire il filo grigio di queste responsabilità - attraverso tre epoche, quella liberale, quella fascista e quella repubblicana - per arrivare alla conclusione che, col favoreggiamento di interpretazioni localistiche e antropologiche, Cosa Nostra ha saputo adattarsi alle richieste della globalizzazione e dell’economia finanziaria. E su questo piano, ci avverte, la mafia è un metodo e un’istituzione: dopo aver analizzato la storia d’Italia, conclude che la connivenza non è affatto episodica e distratta, ma frutto di una sistematica coabitazione.
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Leçtores förmidable, Politiçş şhow, Nicola Tranfaglia | 2 Commenti
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May
8
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Bysanzino | 1 Commento
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May
8
la guardavo un po’ negl’occhi
lei mi guardava anche lei un po’ negl’occhi
ed era bello parlare insieme anche di vaccate
avrei voluto dirle: “lo sai tu che la primavera ti dona molto ?”
ma le dissi: “hai visto l’ultimo film di Custuriza ?”
lei rispose: “sì, bello”
ma io avrei voluto dirle: “lo sai che le tue labbra, hai la bocca più al sapore di ciliegia che ho mai visto, sei la più bella, forse di tutto il mondo ?”
ma le dissi: “beh certo sto Custuriza è propio un bel registone”
e lei rispose: “sì, proprio”
lei c’aveva occhi castani grandi
grandi castani occhi grandi
avrei voluto dirle: “scappo via vieni con me dove nessuno ci trova”
e poi l’avrei baciata per due giorni di seguito
senza staccare i miei labbri
dalla sua stupenda bocca stupenda
ma le dissi: “beh, allora ciao”
e lei: “ciao allora”
“sì, ciao, ci si vede”
“sì ci si vede”
“magari un giorno ti chiamo”
“sì , magari un giorno…”
poi giunse un tipo
tra l’altro molto brutto
che se la portò via
e un po’ l’abbracciava
e in lontananza, forse, vidi pure
che le dava un bacio sulla bocca
ma non è certo
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Byzantium şhöw | 14 Commenti
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