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RESTATE CON NOI, DOPO LA PUBBLICITA’ VEDREMO LE IMMAGINI DEL RIGORE SU CAPEZZONE!

Domenica sera ho assistito, come chiunque altro stesse guardando la puntata di Report sull’affaire Europa7/Rete4, a una gustosa scenetta avente per protagonista il sempre amabile Fedele Confalonieri.
Un giornalista gli stava contestando un qualche comportamento non esattamente legale (a Confalonieri! Incredibile, no?) in materia televisiva, e i dialoghi sull’argomento erano più o meno a questo livello:
giornalista: Vede, voi questo non potevate farlo…
onorevole intervistato: Come non potevamo farlo? Certo che potevamo!
giornalista: Ma ci sono le sentenze che dicono che non potevate!
nobile intervistato: Eh, comodo dire così. Se è vero me le mostri, queste sentenze!
giornalista (mentre tira fuori le sentenze): Eccole.
venerabile intervistato (stupito): Eh no, bon. Così non vale.
Al che, la mia prima reazione è stato un divertito ‘eh, si vede che non è abituato’, mentre la seconda reazione è stato un inquieto e vagamente preoccupato ‘eh, si vede che non è abituato’, dato che in un programma di approfondimento italiano risolvere un contraddittorio su una legge o sentenza non prevede, di norma, il leggerle in diretta.

Vedete, io non tifo nessuna squadra di calcio per motivi che, francamente, sarebbe noioso elencare. Però, vivendo in Italia, mi è praticamente impossibile non seguirlo, anche solo passivamente, e trovo curioso (nella maniera in cui si può trovare curioso l’espandersi di un tumore facciale, intendo) come ormai sia prassi comune presentare e vivere le questioni politiche alla stessa maniera con cui si vive il calcio, specie da parte degli elettori1.
Ormai non si guarda più alle leggi, alla moralità, alle idee. Per un berlusconiano, Berlusconi ha ragione perché è Berlusconi, punto. Per un elettore del PD, il PD ha ragione perché è contro Berlusconi, che è il male in quanto Berlusconi, punto. Per uno che vuol votare a sinistra… beh, là c’è da piangere e basta, vi sono vicino.
Non esiste dibattito, e se esiste è fumoso e innocuo, non va a spostare convinzioni o voti, alla stessa maniera in cui un caso doping, passaporti, scommesse, arbitri comprati non sposta il tifo calcistico. Di fronte a ogni puttanata commessa dalla propria parte politica la si difende senza manco informarsi, come un tifoso di fronte a un errore arbitrale che ha aiutato la propria squadra si mette a sbraitare che quelli che rubano sono BEN ALTRI. Se si ammette che qualcosa di sporco nella propria parte politica c’è lo si fa soltanto se poi segue un elenco delle porcate commesse dagli avversari. ‘Sì, certo, Berlusconi ha sbagliato, ma chiedete a Prodi dell’IRI!’ ‘Sì, bon, UNIPOL, avete ragione, ma i vostri son tutti mafiosi!’. Sono discorsi che ricordano da vicino le chiacchiere da bar in cui a ogni favore all’inter se ne ricordano due alla juve e uno al milan, fino a tornare indietro al campionato 67/68.
La politica, che dovrebbe essere razionalità, programmi e risultati, è diventata agli occhi dell’elettore irrazionalità e attaccamento alla casacca. Non si vota Forza Italia, la si tifa.

E la tv si è adeguata a tutto questo. Il processo di Biscardi e i vari programmi politici (salvo rare eccezioni, che infatti stanno sulle balle in modo bipartisan) seguono lo stesso schema. Urla, accuse agli avversari, tanta fuffa. E alla fine ogni parte è convinta di averle suonate agli altri. Tutto questo non fa altro che alimentare la visione ‘calcistica’ della politica deridendo lo spettatore in maniera più o meno sfacciata.
Se sui dati economico-sociali una bagarre del genere è labilmente accettabile -ognuno porta i propri dati calcolati secondo diversi indici fatti apposta per sembrare favorevoli, sparando cifre e ricerche che tanto son comprensibili solo da chi quei dati li ha forniti- perché le prospettive da cui affrontare un problema coi freddi numeri sono pressoché infinite (‘secondo questo diagramma di Stoke-Hutso la crescita economica è inferiore a quella registrata sotto il nostro governo’ ‘sì ma voi non considerate le congiunture economiche mondiali indicizzate da Statch-Hyppa’), la cosa veramente sconfortante è che il fumo negli occhi è utilizzato pesantemente anche in tutti quei casi in cui basterebbero trenta secondi per stabilire chi ha ragione e chi no, con umiliazione di quest’ultimo in diretta nazionale.

In questo, a onor del vero, il calcio è più onesto, perché se stanno parlando di un rigore dubbio lo fanno vedere un miliardo di volte da un milione di angolazioni. Poi in studio si ammazzano comunque, perché il regolamento del calcio è ben più ambiguo di un fatto verificabile, ma almeno le immagini le mostrano.
In politica no. Quando ci si scontra su leggi, avvenimenti, sentenze che basterebbe controllare si preferisce glissare, parlare d’altro, lasciare il tutto in sospeso di modo che sia l’elettore a trarre le proprie conclusioni. Pensateci. Quante volte vi è capitato di assistere a una scena del genere:
Ospite 1: ‘La sentenza/legge dice questo.’
Ospite 2: ‘NO! MENTITORE!’
Conduttore: ‘Bene, cambiamo argomento.’
Ed è questo che intendevo all’inizio quando dicevo che Confalonieri non è abituato.
Ma perché? Almeno dite chi ha ragione, leggete la sentenza, la legge, quel che è. Perché bisogna cambiare argomento? Che cavolo di programma di approfondimento è? La gente non si rende conto della presa per il culo?

Recentemente in una puntata di AnnoZero sulle intercettazioni si sono scontrati più volte, secondo questo schema, Ghedini2 e Travaglio. Uno diceva ‘la legge sulle intercettazioni non le consente in questo caso’ e l’altro ‘non è vero’, uno diceva ‘in caso di rapimento la legge dice questo’ e l’altro ‘no’, uno diceva ‘in Spagna fanno così’ e l’altro ‘no’3. Erano aut-aut, non c’era nulla da interpretare o discutere. O aveva ragione uno, o l’altro. In ognuno dei tre casi sarebbe bastato prendere in mano la legge questionata e o Travaglio o Ghedini sarebbero stati sbugiardati. Ma questo non si fa. Perché? È antipatico farlo?
Non capisco, giuro. E, francamente, un pochino mi fa anche incazzare.
Perché è come se voi foste a casa, in divano, seduti tra D’Alema e Berlusconi, e improvvisamente suonasse il campanello. D’Alema sostiene che chiaramente ha suonato una donna, Berlusconi che no, è sicuramente un uomo. Però nessuno si alza ad aprire. Basterebbe girare quella maniglia, che magari c’è la donna della vostra vita, uno che vuole darvi dei soldi, un testimone di Geova, vostra madre, qualunque cosa ma, cazzo, magari è qualcuno di importante da incontrare. E invece no, dovete star lì sul divano senza che nessuno apra la porta, a chiedervi se ha ragione Berlusconi o D’Alema, quando invece quello che dovreste chiedervi è qualcos’altro.
Che cazzo ci fanno sul divano di casa vostra? E dov’è finita l’argenteria?
PS E no, non vi metto esempi video. Dalla prossima volta che capitate su un Ballarò a caso ci prestate attenzione voi, chè non è che posso far tutto io.
Si ringraziano per le immagini i valorosi meddle, benway e tamas. Vi meritate tutte le vostre settantadue vergini.
- Il paragone tra calcio e politica si è fatto ancora più palese ai miei occhi da quando è arrivato in Italia Mourinho. Mourinho è adorato dagli interisti, e sta sul cazzo praticamente a chiunque altro. Fugge dalle consuetudini del mondo calcistico. Fa un sacco di dichiarazioni più o meno provocatorie che fanno parlare per giorni i giornalisti, e lo fa per distogliere l’attenzione dalla sua squadra per lavorare in tranquillità. Ha un ego spropositato. Anche quando lo han buttato fuori dalla Champions ha continuato imperterrito a ricordare che lui comunque una Coppa Campioni l’ha vinta.
Ricapitoliamo. È un tizio che è in un ambiente da cui però fa di tutto per prendere le distanze. Ha una considerazione incredibilmente alta di sé. Sa usare i giornalisti, distogliendo l’attenzione dalle proprie attività con polemiche create ad hoc nei momenti giusti. Si vanta delle proprie vittorie in Coppa Campioni.
Ora, al netto di qualche decina di processi, solo io ho un enorme deja vù? [torna su]
- Per chi non sapesse chi è Ghedini, riporto uno scambio di sms avuto durante la visione di quella trasmissione con un amico, che mi pare definisca il personaggio.
‘non ti viene da sperare che a ghedini succeda qualcosa di terribile e mai visto prima? una cosa che dovrebbero chiamare ’sindrome di ghedini’?’
‘guardalo in faccia. gli è chiaramente già successa.’ [torna su]- A onor del vero poi la questione della Spagna l’hanno chiarita, mezz’ora dopo, quando chiunque si era dimenticato di cosa si stava parlando, con una frase frettolosa di Santoro. [torna su]
27.03.2009 5 Commenti Feed Stampa
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CommentaMi par di capire che l’hai vista tutta la puntata di Santoro. Ti stimo solo per questo. Io non credo di avercela mai fatta.
C’è questa “Amaca” di Michele Serra, qualche giorno fa, che secondo me ha più di un punto in contatto con il post di Filippo. Nel post sono elencati più o meno tutti i motivi per cui il mio televisore è stato, per un lungo periodo, ricoperto di sputi. Poi ho smesso di guardare i dibattiti televisivi e le cose sono molto migliorate. Adesso con la televisione ci guardo solo i DVD, alcuni dei quali addirittura non porno. E comunque, nella foto, Calderoli è sudatissimo, che schifo.
Secondo me il problema è a monte: l’erosione di una morale pubblica ha giuridicizzato i dibattiti, credendo che nelle leggi e nelle sentenze si trovi il vero e il giusto. Tuttavia, il diritto non è materia che si può discutere in televisione, richiedendo cultura, studio, approfondimento e riflessione, incompatibili con i tempi televisivi. E così si generano queste situazioni, delle quali si avvantaggia senz’altro chi ha meno interesse a far emergere la realtà delle cose.
Io la politica la vedo così ormai da anni: c’è chi vota sempre sinistra e voterà sinistra per sempre, c’è chi vota destra e sempre di destra rimane allo stesso modo, e poi ci sono un po’ di persone che votano una volta da una parte e una volta dall’altra tant’è che una volta vince uno schieramento la volta dopo l’altro.
La differenza la fanno il 2-3% di elettori che votano davvero chi gli sembra migliore… o forse anche quella differenza dipende solo da eventi casuali tipo bucare con la macchina mentre si va al seggio, avere l’influenza, trovare un amico o parente che ti chiede “per favore mi voti” e cose del genere.
Poi sul discorso che fai tu era successa una cosa simile mi pare nel Lazio: sono spariti dei fondi, e i politici dell’una e dell’altra parte si accusavano a vicenda dandosi del ladro o del pazzo.
Simone
Io credo che sia perché in fondo non gliene frega niente a nessuno se ha ragione Travaglio o Ghedini, tanto ognuno è e resta fedele alla sua squadra, e questi dibattiti, le trasmissioni di denuncia, sono solo fuffa.
E’ possibile che ogni domenica Report apra degli armadi dove sono nascosti più scheletri che in una catacomba, e non succede mai niente?
Politici che prendono mazzette, compagnie telefoniche legate alla mafia, apparati statali che truffano il cittadino, e quante di queste notizie vengono poi riprese dalla stampa? Neanche una.
D’altronde certi trascorsi “particolari” delle più alte cariche dello stato sono state lasciate a coprirsi di polvere nella più serena indifferenza collettiva, anche quando una qualunque di queste sarebbe bastata a smuovere l’indignazione di chiunque:
“Hai assunto un mafioso come lavorante nella tua villa!”
“Non è vero!”
Fine.
Il senatore (!) Dell’Utri, condannato in primo grado per concorso in associazione mafiosa, può permettersi di denigrare l’attività dell’antimafia senza che nessuno abbia da porsi qualche interrogativo sulla sua condotta, e di esempi come questi sono pieni i giornali, ma solo per un giorno o due, poi tutto finisce nel dimenticatoio e si va a vedere chi compra l’inter.
Con questo non penso che il calcio sia il male degli italiani, credo che il male degli italiani sia che quando uno vorrebbe sapere perché ci sono una ventina di condannati in via definitiva seduti in parlamento gli viene risposto che il gol di Ibrahimovic era in fuorigioco.
Bel post, tornerò a leggerti.
Ciao,
Pablo