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i neon blu dell’internets
ovvero
-non c’è nulla di buono o cattivo al mondo se il pensiero non lo fa tale (guglielmo scuotilapera, un tizio morto).
-ihihihihi ke bll frase! c faccio subito 1gruppo con la fotina di edward e bella!
ieri sera s’era tutti quanti a casa di una mia amica e si discettava, mangiando del dolce e bevendo del tè aromatizzato al sapor di dignità, di facebook e di ciò che vi era accaduto negli ultimi otto o nove minuti; essendo forse quella la milionesima volta che la questione (sempre nuova e stimolante, come la realtà agli occhi di un malato di alzheimer) si poneva alla mia attenzione, mi sono limitato a annuire mentre sorbivo la mia bevanda, celando il leggero fastidio che la situazione mi provocava con un piccolo giochino antistress (ve lo consiglio, sono necessari un sacco ripieno di gatti, la forza centrifuga e un muro di materiale a vostra discrezione, secondo disponibilità) e cercando di entrare in contatto con l’anima stessa dell’universo per convincerlo a convocare le meteore.
continuavo a ripetermi ‘filippo, hai promesso che non avresti mai scritto il pezzo su facebook, non azzardarti a pensare a come metterlo giù. no. il fatto che ti abbiano sfinito non è una buona scusa. no. no, non è una buona idea farci un post a punti. non è una buona idea farci un post in nessuna maniera. no. hai promesso.’
e quindi, ecco il pezzo su facebook (non fanno più i bei gatti resistenti di una volta).
chiariamo subito una cosa: io contro i social network non ho nulla. solo che, per come la vedo io, internet è già di suo il miglior social network che si possa desiderare. volete conoscere qualcuno? ci sono blog, forum, tumblr e sa dio che altro fatti apposta per scremare, tra tutti gli esseri umani, quelli con cui si condivide un minimo di interesse. santo cielo, se voglio conoscere gente alla cazzo, per trovarmi dopo tre minuti netti a dover spiegare ogni singola battuta otto volte (senza successo) e a fissare il vuoto mentre intorno a me parlano di milan e cellulari esco di casa e sono a posto. in rete c’è la possibilità di un minimo di filtro, usatelo, no?
no, niente.
volendo comunque ammettere che, insomma, non è che uno interessato a nuove amicizie possa addirittura mettersi a leggere nel suo tempo libero, che è fatto per riposarsi, non per far fatica (scusate per la mia mancanza di sensibilità, lì avete dei legnetti colorati di varie forme e una tavoletta con fori di fogge biunivocamente corrispondenti ai legnetti, divertitevi e lasciate parlare i grandi), e che un social network è comunque più comodo, si vedrà poi con chi mantenere l’amicizia e chi destinare all’oblio, mi permetto di fare un appunto.
un paio di anni fa (preistoria, me ne rendo conto, non andavate ancora tutti in giro con quel modello di ray ban) il social network che non si poteva non avere era myspace. santo dio, ne avevo uno perfino io. myspace era, ovviamente, infestato da sfondi (e frequentatori) glitterati e schizofrenici in varia misura, ma consentiva, anzi suggeriva ai suoi utenti di tenere sezioni molto personali. aprivi una pagina myspace e avevi lo spazio per i gusti in fatto di film, libri, musica, quello per il blog, quello per le foto e i video caricabili direttamente, i vari commenti.
timidamente, soffocato dagli sfondi provocanti epilessia se fissati per più di otto secondi e da un mare di autoscatti dall’alto, myspace comunque mostrava direttamente al visitatore se il visitato qualcosa da dire (blog, foto, video, link) ce l’avesse. non per niente, continua più o meno a sopravvivere soprattutto grazie alla musica e alle band che cercano di farsi sentire da più persone possibile (e, pensate, queste band potrebbero ancora avere dei figli, è vita anche questa, salviamoli!).
se i forum, i blog, i tumblr sono l’equivalente sociale di club (più o meno) aperti al pubblico, ma in cui entri a curiosare soltanto se l’insegna all’esterno -o la brochure illustrativa- ti ispirano, myspace era l’equivalente di entrare in un bar in cui hai la possibilità di avere un foglietto informativo su ognuno dei presenti. tenuto dagli stessi, quindi il rischio che anche un sanguinario dittatore sudamericano potesse presentarsi come un batuffoloso coniglietto dell’amore era presente, ma insomma, son rischi calcolati.
poi, colpo di scena, l’esplosione.
arriva facebook, myspace si svuota più in fretta di un cinema in cui hanno appena proiettato barbarossa. una roba talmente desolante e impietosente che la questura dichiara che gli utenti di myspace sono il doppio di quelli effettivi.
ora, non sono un sociologo, ma non credo sia un caso il fatto che, rispetto a myspace, facebook ai propri iscritti richieda semplicemente di esserci. non giudica, e a chi cerca qualcuno mostra semplicemente una foto. non mette in mostra sezioni che richiedano creatività (e anche quelle riguardanti gusti e personalità sono ridotti al minimo e, di norma, curati e definiti anche meno). niente video, niente musica, niente parole. al massimo, foto. che con le digitali, voglio dire, è un click.
sarò snob, sarò vecchio dentro, sarò tutto quello che volete ma i tempi in cui per avere uno spazio in internet qualcosa da dire si doveva averlo (poi che fossero stronzate è tutto un altro discorso), se non altro per sobbarcarsi la relativa rottura di balle di crearselo, lo spazio, li rimpiango. ah, che bei tempi lontani in bianco e nero, quei due o tre anni fa.
anche se qui sono un po’ severo, dai. anche facebook fornisce ai suoi utenti un sacco di strumenti per favorire il proliferare di un certo tipo di cose da dire. il fatto che questi strumenti siano test, o gruppi autodefiniti in una riga di scarsa caratura grammaticale, fa sì che possa risparmiarmi lo sforzo di cercare una battuta per finire questa frase.
certo, qualcuno potrebbe controbattere che sto facendo un pippone inutile (benvenuti nel mio mondo), che facebook, in realtà, è semplicemente un’ottima maniera per rimanere in contatto con gente lontana, che altrimenti loro mica se lo sarebbero fatto, che non fanno mica le stupidaggini e i giochetti. altri, sottolineare che è fantastico per ritrovare persone con cui ci si era persi di vista, tipo i compagni di scuola.
a questi ultimi vorrei solo dire, sul serio? cioè, davvero? se non vi sentite più da dieci anni ci sarà anche un motivo, no? o ve ne rendete conto solo quando meneghezzi elisabetta vi sommerge di settanta risultati di test consecutivi, in cui vi informa che se fosse una principessa disney sarebbe jasmine? meneghezzi elisabetta era quella che leggeva melissa p. annuendo assorta. questo avrebbe dovuto dirvi qualcosa già all’epoca.
quanto ai primi: lettere, mail, msn, chat, skype, telefono, sms, mms. però facebook è necessario. mi state prendendo per il culo, vero? senza contare che al primo test o simili che pubblicate vengo lì e vi prendo a badilate. e di solito ci mettete tipo otto minuti prima di cedere e commentare ‘ahahahahha sempre forza milan e viva la figa’ alla vostra iscrizione al gruppo ‘vedete cugini intertristi? una coppa campioni è fatta così’.
a proposito dei gruppi, volevo dire che quelli ‘umoristici’
-ah, un attimo, avvertenza: se sei quel tipo di persona che trova simpatici e divertenti i tipici gruppi sympa di facebook, non leggere. perderesti solo il tuo tempo. anzi, corri che magari fai ancora in tempo a beccare una replica dello zoo di 105 o di ciao belli; veloce, che ti stai perdendo delle battute sulle scorregge!-
fanno cagare. davvero. volevo scrivere qualcosa di più elaborato ma, sul serio. al confronto boldi e de sica sono bill hicks e george carlin. uno poi comincia a capire perchè in tv ci sono ancora porcherie tipo colorado cafè o zelig. ormai ero quasi convinto fosse un problema dell’audio del mio televisore e in realtà quei comici facessero un sacco ridere a tutti tranne che a me, per colpa di un non precisato guasto tecnico che me li faceva sembrare patetici sponsor per la nostra estinzione. invece no. beh, bene, non devo comprarmi un’altra tv, son soldi risparmiati.
l’umorismo medio di facebook. vedere dresda dopo il bombardamento sarebbe stato meno desolante, e avrebbe gettato una luce migliore su di noi come specie.
di quelli politici o sociali manco mi metto a parlare, che son talmente populisti di grana grossa da far sembrare beppe grillo un novello berlinguer e insomma, la mia soglia di nauseabilità è piuttosto alta ma non so se ce la farei di fronte alle mille versioni del ’signora mia, l’è tutto un magna magna’ intervallate dagli sporadici ‘berlusconi bruto cativo leggete qua!!!’ alternati ai sempre gradevoli fan club del dvce.
i gruppi peggiori, comunque, sono quelli di stampo intimista, quelli sensibili. quelli che giocano tutto sull’empatia, dimenticando che, solo perchè una cosa la sentono in tanti, non significa che sia banale. non puoi scrivere ‘x qll ke stanno 1 pò così’ o ‘x qll che guardano la pioggia da soli e sn malinconici’ e poi premere invio. non puoi perchè è immorale, santo iddio. sullo stare un po’ così ci han scritto libri, film, poesie. sullo stare malinconicamente a sentire la pioggia ci sono alcune delle canzoni più belle della storia della musica. impoverirle in una riga scritta con il vostro linguaggio da sms è una bestemmia verso tutto ciò che di bello e sacro c’è in questo mondo. i dettagli, porca di quella troia. quando parlate di certe cose è tutto nei dettagli, altrimenti le ammazzate. come fate a guardarvi allo specchio? non nel senso di provare vergogna, nel senso di come fate a capire che l’immagine riflessa siete voi? no, perchè comincio a pensare di avervi sopravvalutato.
senza parlare di quelli che trattano d’amore o appoggiano la retorica del credi nei tuoi sogni, che se lotti ottieni tutto ciò che vuoi. cosa dire di chi fa parte di questi gruppi? no, non mi viene in mente niente, vuoto totale (ehi, c’è un punto di contatto tra me e loro, quindi!).
io non posso credere che esseri umani con più di vent’anni possano scrivere, condividere e provare entusiasmo per discariche emotive del genere.
poi ci sono gli status. si va da quelli incomprensibili se non a una persona (scrivi in privato, santo cielo), alle citazioni di jim morrison (c’è chiaramente una proporzionalità inversa tra il numero di volte in cui qualcuno può citare jim morrison e quanto valga la pena conoscere quel qualcuno, non capisco perchè nelle scuole non ne parlino), alle effusioni romantiche in pubblico (non vi mettereste così in mostra da nessun’altra parte, perchè lì sì? scrivetevi in privato, chiamatevi, trovatevi faccia a faccia; che senso ha scrivere ‘ciao al mio puccipucci’ alla presenza di seicento amici, di cui cinquecentocinquanta emeriti sconosciuti?), agli sproloqui, alle involontarie offese a qualunque sia la vostra teoria sull’origine della nostra specie.
sui test manco mi soffermo. chi crea quelle robe deve avere una laurea specifica. conseguita in una sede distaccata dell’inferno.
insomma filippo, direte voi, stai cercando di convincerci che non c’è del buono su facebook? ma proprio niente niente?
ma non dite idiozie. certo che c’è del buono. quel postaccio è fatto da persone, e alcune di queste non sono poi tanto male. c’è gente molto più paziente (e meno idiosincratica) di me che comunque le sue degne cosette le mette (anche) lì, ma guardiamo in faccia la realtà, sono in media completamente sommerse da tutto il resto. a meno che, ovviamente, non ci si limiti a poche, selezionatissime amicizie rendendo il proprio facebook un libro d’oro d’elite. parliamo quindi di, quante, una ventina di persone? siamo onesti, non è neanche un terzo dei vostri contatti msn, per dire. una situazione del genere renderebbe facebook superfluo più o meno quanto un’unghia sotto le ascelle.
anche se, a dirla tutta, in fondo quello che non riesco a mandar giù non è tanto il famoso social network bianco e blu in sè, quanto le persone che internet lo usano soltanto per quello.
mettiamola così, per me internet è come un mezzo di trasporto. non so, facciamo una vespa. vi va bene una vespa? andrebbe bene anche un’automobile, una bici, una lettiga portata a spalla da schiavi nubiani dodicenni (ah i piccoli piaceri della vita), ma facciamo una vespa, ché mi torna comodo l’associazione tra motorino, adolescenza, colli bolognesi, limonetti e italica gioventù che tanti film hanno contribuito a radicare nella nostra coscienza collettiva.
c’è chi si appassiona alla vespa in quanto oggetto meccanico, e a quindici anni ha già cambiato tre volte ogni componente della stessa (l’ultima bendato, indossando un cilicio e usando solo il piede sinistro), con una maestria e una noncuranza che se lo vedon passare per strada i meccanici della ferrari si fanno il segno della croce. poi c’è chi la vespa la usa in quanto mezzo di trasporto. là fuori v’è un sacco di roba e, insomma, prendi la tua motoretta e cerchi di crearti un bel po’ di tragitti abituali per quando ti vuoi rilassare, o imparare qualcosa, o risolvere qualche dubbio, o farti due risate. magari becchi per sbaglio, prendendo una deviazione che trovi nella solita vietta, una piazza che non avevi mai visto e te la segni per i prossimi giri. ok, per vedere certe cose magari c’è da prendere un senso unico dalla parte sbagliata ma bon, si spera che i vigili siano comprensivi, nel caso. c’è anche chi la vespa la usa per lavoro e stop, che per un motivo o per l’altro non è che si può prendere e perder tempo, suvvia, che v’è da produrre.
infine, c’è chi la vespa la usa per metterci i neon blu e farci le impennate dandosi di gomito ‘ehehe come fast en furios eheheh senti questa prooooooot’. che tu puoi anche provare a dire ‘no ma provate a girare che magari trovate robe interes-’ ‘DAI IMPENNA VA’ IL NEON EHEHEHE ABBASSO CHI ABBANDONA I GATTINI EHEHEHE DOPPIOSENSO DA SECONDA ELEMENTARE A PIACERE!!!!!!’ ‘ma se andate di là, le idee, le informaz-’ ‘POPOPOPOPOPOPOOOOO LE DONNE INTERISTE SONO LE PIU’ FIGHE!!!!!’
ecco, la questione, con facebook, è che è il posto dove quest’ultima categoria si raduna in modo garrulo, querulo, autocompiaciuto e procede inarrestabile e saltellante -al grido di ihihihihihihihi trpp vero qll ke dice questo gruppo!- verso il dirupo della moral rovina, come una massa di dodicenni brufolose sulle cui spalle è stata fissata una canna da pesca che fa penzolare davanti al loro sebo in eccesso una foto di scamarcio in cui si vede mezza chiappa.
e nel farlo, i maledetti, travolgono tutto il resto, sagaci creazioni del sempre geniale *inserire il nome di quel vostro amico intelligente* comprese.
vedete, io ho questa abitudine da qualche tempo. guardo apposta film di merda.
moccia? datemene sedici! twilight? non vedo l’ora, se me lo dicevate prima portavo i popcorn e la tassoni. albakiara? capolavoro del millennio.
non li guardo per sentimento masochistico, non sono (così) scemo. semplicemente, molto spesso capita che siano talmente brutti, talmente ridicoli nella loro visione infantile e impropria della realtà, che fanno il giro e diventano i film più (involontariamente) comici che possa capitarvi di vedere. satire sociali che neanche il woody allen migliore.
io facebook lo odio perchè quei film adoro vederli, mezz’ora là dentro e comincio a credere che in realtà moccia abbia ragione e a non capire un cazzo sia io.
non potete rovinarmi anche le piccole gioie della vita, cristo.










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