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l’argomento dell’invidia
mi stupisce ogni volta come, quando si critica abberluscone (la grande maggioranza delle volte, vah, che sennò c’è chi si mette a far le pulci sulle percentuali) ci si debba sempre sentir dire, alla fin fine, ‘eh, sei solo invidioso di lui’ se non ’siete solo invidiosi di lui’, come a fare un bel calderone di dissidenti, come se quella fosse l’unica ragione possibile per criticarlo.
io non sono invidioso del nostro presidente del consiglio. non voglio costruire un impero, non ambisco al potere, se penso a cosa vorrei fare nella vita un’eventuale carriera imponente non è certo tra le preferenze immediate, non mi interessa diventare ricco.
non nego l’importanza dei soldi, non sono un idiota, ma se penso a una vita soddisfacente penso a cene tra amici, libri da leggere, una sostanziale serenità, qualche persona intorno che tenga alla mia presenza. non credo negli status symbol, non vesto di marca, per me un’auto è semplicemente un mezzo che da a porta a b, e se penso a una casa mi viene in mente un appartamento, non certo la villa con piscina.
sarà mestamente di sinistra, ma ho anche quello strisciante senso di colpa verso il lusso -quando al mondo ci sono gente che stanno di male- ficcatomi dentro dalla mia famiglia durante la crescita (e sono loro grato per questo).
sono più contento se tutti stanno mediamente bene rispetto a quando un mio capriccio danneggia gli altri. e, attenzione, non è un’apologia, sia chiaro. perchè finisco con l’essere pigro, indolente, con il non avere ambizioni alte, con il semplice accodarmi agli altri il sabato sera invece di imporre un’alternativa, ché l’idea di far qualcosa che voglio io mentre altra gente si rompe i coglioni mi dispiace molto.
per cui no, non sono invidioso di un tizio che ha due matrimoni falliti alle spalle, che trasuda arroganza e ipocrisia (solo sul discorso della difesa della famiglia ce ne sarebbe da dire per ore, in questi giorni in cui è annunciata la futura nascita dell’ennesimo nipote del premier al di fuori del santo matrimonio), che lavora da cinquant’anni dodici ore al giorno sette giorni alla settimana -e se ne vanta-, che possiede quindici ville e si circonda di reperti etruschi e lettoni dorati.
mi preoccupa la concezione del ’siete solo invidiosi’, perché mi fa capire come chi la fa sua non lascia spazio, all’interno della propria visione della vita, ad una qualunque alternativa.
io se devo essere invidioso di qualcuno lo sono, nel senso ammirato del termine, verso tutti quei narratori -in prosa in primis, ma anche in musica e pellicola- con tanto talento da sapere che non potrò mai scrivere come loro, neanche tra un milione di anni. non verso un vestito firmato o la capacità di fare un favore agli amici degli amici.
l’altro giorno fede, al tg4, rispondeva a demagistris (che proponeva l’esilio al premier con tanto di aereo di stato, apicella e una graziosa giovinetta al seguito) dicendo ‘berlusconi una giovinetta se la può permettere, demagistris non lo so’. ora, a parte lo squallidume più realista del re di questo ometto di 79 anni, l’idea di fondo è talmente agghiacciante che non sono quasi riuscito a ridere della pateticità del tutto.
con queste premesse, non può nascere nessun dialogo.
il danno peggiore che ha fatto il consumismo non è stato il proporsi come via per la felicità, ma l’insinuarsi talmente a fondo nel nostro tessuto sociale da rendere ridicola ai più qualsiasi alternativa.

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