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Kafka e il digiunatore di Raoul Precht

di Nicolò La Rocca

kafka-e-il-digiunatoreAl netto della complessa ermeneutica che è nata sull’opera di Kafka, finanche delle semplificazioni che tendono ad associare il nome dello scrittore praghese a ogni manifestazione dell’assurdo, forse la lettura più attuale dei suoi testi è quella che rimanda all’indagine sulla condizione umana. Questa disposizione è inquadrata da una cornice modernista che prevede, com’è noto, la separazione dell’artista dall’opera, un’oggettivazione della scrittura che eluda i legami con la vita interiore dell’autore. Kafka e il digiunatore, il delizioso libretto scritto da Raoul Precht e pubblicato da Nutrimenti, dribbla proprio l’impalcatura modernista e fa idealmente incontrare lo scrittore praghese con un suo personaggio, il digiunatore dell’omonimo racconto. Mettendo insieme nello stesso testo la narrazione degli ultimi giorni di vita di Kafka, la nuova traduzione del racconto Un digiunatore e una disanima del curioso mondo dei digiunatori, Precht rivela inediti significati nella scrittura di Kafka. Le tre parti di cui si compone il libro sembrerebbero avere la funzione di bypassare i diktat modernisti e di fare emergere l’interiorità dello scrittore. “Si può essere ciò che non si riesce a esprimere“, aveva scritto Kafka in uno degli aforismi di Zurau, e così Precht cerca di restituirci ciò che Kafka non ha espresso ma che indubbiamente è stato. Lo coglie negli ultimi giorni di vita, costretto a una cura del silenzio e al digiuno; l’unica forma di comunicazione con gli altri è la scrittura, scrittura alla quale non ha potuto sottrarsi ma che lo ha portato al completo isolamento. È tutta dedicata alla riflessione sul dolore, l’ultima parte della vita di Kafka, e al digiuno. Al digiuno, del resto, argomento del racconto, lo scrittore ha fatto riferimento almeno cinquecento volte  nelle sue opere. Tutta un digiuno è stata la vita di Kafka: “Anziché mangiare leggeva i menu dei ristoranti, anziché frequentare i teatri guardava i cartelloni, anziché andare al cinema s’immaginava i film sulla base dei manifesti appesi.” Certo, un digiuno forzato dalle ristrettezze economiche, ma anche un’arma per staccarsi da quel mondo materiale, negatore dell’espressione culturale e delle conoscenze, con il quale non voleva entrare in contatto; il tentativo di essere qualcosa di diverso, dal padre in primis, vorace mangiatore e quindi uomo profondamente attaccato ai beni materiali. È in questi giorni dolorosi che è ambientato il racconto Il digiunatore, pendant estetico delle tribolazioni esistenziali dell’autore. “Negli ultimi decenni l’interesse per i digiunatori è molto diminuito“, ci avverte la voce narrante nell’incipit, introducendoci in un mondo oggi dimenticato ma che tra l’Ottocento e il Novecento ebbe momenti di incredibile splendore. I digiunatori erano considerati dei veri e propri artisti, le loro performance consistevano nell’esposizione al pubblico del loro corpo segnato dal digiuno. L’esibizione del digiunatore protagonista del racconto di Kafka attira molta gente, all’inizio, ma mentre per gli adulti l’esibizione non è altro che uno dei tanti modi per godersi uno spettacolo alla moda, solo i bambini – privi di sovrastrutture –  colgono la stupefacente diversità della condizione del digiunatore. Egli non è lì per fornire uno dei tanti sollazzi ai borghesi che accorrono a vederlo, ma per provare la massima felicità nel digiunare; vorrebbe continuare all’infinito, perché su quella privazione della materialità e sul distacco dalla convenzioni  si fonda la sua identità. I parallelismo tra la figura del digiunatore e quella dello scrittore praghese, ci avverte Raoul Precht, va al di là delle urgenze esistenziali: anche Kafka era un artista misconosciuto, sempre più ignorato dalla massa, proprio come il digiunatore nella parte finale del racconto.  Il travaso di elementi autobiografici è abbondante e fornisce le basi per un ritratto romanzato dello scrittore.

Insomma, anche se Precht  ci avverte che “nell’interpretazione occorre tuttavia essere sempre molto cauti“, la costruzione del libro, con la compenetrazione di finzione e realtà, ci invita, quasi come se fosse un’opera di narrativa pura, a rintracciare nel racconto Il digiunatore un inconsueto Bildungsroman.

Raoul Precht, Kafka e il digiunatore, Nutrimenti editore, 2014,  pp. 104, 10 euro.

Giudizio: 4/5


5.08.2014 Commenta Feed Stampa