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I migliori dieci libri del 2016

di Enzo Baranelli

1.Marilynne Robinson, “Le cure domestiche” (ed. or. 1981 – trad. D. Vezzoli), pp. 200, Einaudi.

Ci sono libri che subito riescono ad abbracciare intimamente il lettore, come se contenessero qualcosa di noi che fino a quel momento non ricordavamo, e il romanzo d’esordio di Marilynne Robinson, “Le cure domestiche“, rientra in questa categoria. Di William Faulkner si è scritto che è stato molto di più di un semplice scrittore, perché il vero scrittore non inventa storie, inventa una lingua, e così si può dire di Marilynne Robinson, e in questa sua opera, che è la migliore, il linguaggio respira e si adatta, come poche volte nella letteratura, al ritmo splendido della narrazione.

 

 

 

2.Clemens Meyer, “Eravamo dei grandissimi” (ed. or. 2007 – trad. R. Gado e R. Cravero), pp. 602, Keller Editore.

E’ un romanzo che ha dentro una febbre incredibile che brucia da ogni pagina, come le febbri di quando stavamo crescendo e le ossa si allungavano, o così ci dicevano. E la febbricitante scrittura di Meyer riflette il famelico desiderio di vita dei violenti ragazzi di Lipsia, narrata in prima persona da uno dei personaggi, Daniel, tra ricordi che si spostano seguendo le emozioni, e non la cronologia, tra la DDR e la Germania unita, tra la caduta del Muro e quella del mito dell’Ovest. Questa è la prima, e ottima, traduzione italiana di un autore dall’immenso talento.

 

 

3.Kent Haruf, “Trilogia di Holt” (ed. or. 1999, 2004 e 2013 – trad. F. Cremonesi), NN Editore.

La raccolta dei volumi della trilogia, l’ultimo dei quali è stato pubblicato la scorsa primavera, onora un’opera e uno scrittore straordinari. Kent Haruf è ormai iscritto trai grandi autori della letteratura americana contemporanea. La “Trilogia di Holt” è un’opera maestosa: è tutto qui, tutto e anche qualcosa in più, grazie al messaggio di Cathy Haruf e ai disegni di Matticchio e Denti. E’ impagabile l’emozione che si prova leggendo questi tre romanzi: tanto è stato già scritto e detto, ma in sintesi la “Trilogia di Holt” resterà per sempre un grande dono al mondo intero.

 

 

4.Andre Dubus, “Voli separati“, (ed. or. 1975 – trad. N. Manuppelli), pp. 281, Mattioli 1885.

E’ la prima raccolta di racconti di Andre Dubus e dal 1975 alla sua morte il grandissimo autore americano scriverà solo racconti o novelle, ripudiando la forma romanzesca. “Voli separati” è dove l’abbandono, la solitudine, e soprattutto le relazioni tra esseri umani, siano essi ragazzi, donne, padri o bambini, divennero il fulcro della narrativa di Andre Dubus, per non lasciare più le sue pagine. E’ qui, insomma, con questi otto racconti che l’avventura artistica di Dubus ebbe inizio.

 

 

 

5. Massimiliano Santarossa, “Padania“, pp. 351, Edizioni Biblioteca dell’Immagine.

Arricchita da un’appendice dei fatti trasposti in letteratura, questa è l’opera più matura e complessa di Santarossa, già scrittore di vite al limite; questo romanzo italiano attraverso l’autofiction, come in Trevisan, riporta la narrativa verso un crudo realismo d’impegno sociale. L’ispirazione più alta e profonda di queste pagine è la voce di Pier Paolo Pasolini e l’autore non delude le aspettative: un romanzo necessario, come è stato poi anche dimostrato dalla risposta del pubblico.

 

 

 

6. Pierre Michon, “Vite minuscole“, (ed. or. 1984 – trad. L. Carra), pp. 204, Adelphi.

L’opera di Pierre Michon corrisponde, architettonicamente, alla perfezione della Sainte-Chapelle di Parigi, con la luce del Sole che continuamente trasforma le immense vetrate istoriate. Questa è la vera celebrazione del potere della letteratura. L’autore, qui al suo esordio, racconta le vite di dieci personaggi non illustri che, però, diventano immortali grazie a una scrittura purissima e poetica che reca l’eco di Rimbaud, Artaud, Alain-Fournier e altri. Siamo di fronte a un’opera di sfolgorante bellezza e brillante fantasia: è nella letteratura che risiede la vera salvezza, o almeno, con le parole di Michon, “oso pensarlo. Ma parlando di lui, parlo di me”.

 

 

 

7. Hanya Yanagihara, “Una vita come tante“, (ed. or. 2015 – trad. L. Briasco), pp. 1094, Sellerio.

Quest’opera è e resterà per chiunque vi si avventuri un’esperienza letteraria irripetibile, un volume di oltre mille pagine di cui in tanti, negli Stati Uniti come in Italia – e qui il merito va al traduttore – hanno faticato ad abbandonare la lettura, perché scatena un attaccamento quasi compulsivo alla storia. L’autrice racconta, con una dolcezza e con una scrittura toccata dalla grazia, le vicende intime di una profonda amicizia e  quelle della tormentata vita di Jude, segnata da ferite fisiche e psicologiche, con sofferenza e amore, con rabbia e serenità, creando così un legame fortissimo con il lettore.

 

 

 

8.Jan Brokken, “Il giardino dei cosacchi“, (ed. or. 2015 – trad. C. Cozzi e C. Di Palermo), pp. 404, Iperborea.

Per chi ha visto o sognato gli sterminati paesaggi russi, per chi ha letto Dostoevskij o per chi solo ne ha udito la fama: Jan Brokken, grande scrittore e viaggiatore olandese, qui concentra, attraverso una potente storia di salvifica amicizia tra Alexander von Wrangler e lo scrittore russo, il racconto di una vita di burrascose e continue tempeste, tra debiti e malattia, tra disastri e resurrezioni, in cerca di quella bellezza che traspare da ogni pagina di questo magnifico romanzo.

 

 

 

9.Don Robertson, “L’uomo autentico“, (ed. or. 1987 – trad. N. Manuppelli), pp. 298, Nutrimenti.

Un romanzo che racconta un uomo ordinario, Herman Marshall, in una situazione ordinaria: un punto di partenza difficile, ma la penna di Robertson ci restituisce le infinite sfumature del quotidiano e alla sua crudeltà fa corrispondere uno stile crudo, diventando un esempio di uno stile narrativo diretto che reca in sé una dolce vena nostalgica. Il romanzo, dell’autore preferito da Stephen King, possiede inoltre un lungo finale che trasforma la spietata vendetta di Herman contro la vita in uno dei più indimenticabili epiloghi di ogni tempo.

 

 

 

10.Oakley Hall, “Warlock“, (ed. or. 1958 – trad. T. Pincio), pp. 685, SUR.

Una tensione ardente e sinistra divora Warlock“: nel 1958 Hall riscrive, come negli stessi anni faceva A. B. Guthrie, il mito della frontiera, costruendo una nuova epica del West, tema caro a Cormac McCarthy, e “Warlock” è avventura, violenza, spietata lotta per la vita viste sotto una luce poetica che anticipa “Meridiano di sangue“. Nel 2016 sono inoltre usciti la raccolta “In un palmo d’acqua” di Percival Everett (Nutrimenti) e “Figli della polvere” di Colin Winnette (nella splendida collana Black Coffee delle Edizioni Clichy): prateria e deserto e un West dai tratti surreali continuano ancora a vivere, splendidamente, nella letteratura americana di oggi.

 

 

 

Non Classificabile: Zbigniew Herbert, “L’epilogo della tempesta“, (ed. or. 2016 – trad. F. Fornari), pp. 180, Adelphi.

La poesia vive in ogni opera d’arte. Questa raccolta di uno dei maggiori poeti contemporanei è qui per ricordare che la vita ha sempre bisogno di poesia. La poesia è presente nei romanzi, nella musica o in un film. La poesia è quel ritmo che fa sentire in noi il pulsare del cuore, e se volete assaporarne direttamente la fonte, questo magnifico volume esiste solo per questo motivo: a voi!

(Enzo Paolo Baranelli).


14.01.2017 Commenta Feed Stampa