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La paranza dei bambini di Roberto Saviano

di Danilo Cucuzzo

Roberto Saviano si dà alla fiction, ma avverte: «I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce».  La paranza dei bambini, in effetti, fu anche il “titolo” di un’inchiesta condotta qualche anno fa dal PM John Henry Woodcock e che portò a numerose condanne, per lo più di giovani e giovanissimi. Con il termine paranza – piccola imbarcazione da pesca -, nel gergo camorristico viene indicato un gruppo criminale.

A Forcella i vecchi boss sono in declino e fra i ragazzini – cresciuti a videogame e serie TV, sdegnando la vigliaccheria dei propri padri e tutti quei poveracci che lavorano dalla mattina alla sera soltanto per tirare avanti – prende forma il sogno di andare a cumannà!

Nicolas, detto ’O Maraja, diventa il leader di questi ragazzini poiché è più sveglio, più arrabbiato e pronto a tutto pur di non fare la fine del padre, “semplice” prof di educazione fisica. «Dobbiamo costruire una paranza tutta nostra. Nun amma appartenè a nisciuno, sule a nuje. Non dobbiamo stare sotto a niente». Sotto la guida carismatica del loro boss in erba, creando il caos con le “stese” (sventagliate alla cieca lungo strade e piazze), affinando la loro mira puntando le armi contro gli immigrati fermi sul ciglio della strada in attesa che passi un “caporale” a tirarli sul proprio furgone, rubando, chiedendo il pizzo e facendosi un paio di “pezzi” (omicidi) pur di acquisire la forza necessaria per imporsi anche nello spaccio di droga, i ragazzini di Forcella una paranza la metteranno in piedi per davvero; e con tanto di giuramento, per di più. «I fratelli senza giuramento non sono niente. E i giuramenti si fanno sulle cose che contano. L’avete visto Il camorrista, no? Quando ’o Prufessor’ fa il giuramento in carcere. Veritavell’, sta ’ncopp a YouTube: noi dobbiamo essere così, una cosa sola. Ci dobbiamo battezzare coi ferri e colle catene. Amma essere sentinelle di omertà. È tropp’ bell guagliu’, veritavell’. Il pane, che se uno tradisce diventa piombo e il vino ca addivent’ veleno. E poi ci deve uscire il sangue, amma ammiscà ’e sang’ nuoste e non dobbiamo tenere paura di niente.»

La paranza dei bambini, è un libro che scorre veloce e che con il suo napoletano parlato e il suo ritmo incalzante riesce ad attrarre a sé il lettore, fino a portarlo proprio lì, nei quartieri dove le regole sono altre e dove pure le ambizioni dei ragazzini sono, tristemente, incredibilmente altre. Roberto Saviano, pur non riuscendo del tutto a uscire dal suo “ruolo/personaggio” – quelle introduzioni/spiegazioni alle tre parti che compongono il romanzo si potevano tranquillamente evitare -, ci regala un libro piacevole, di certo non indispensabile, ma che allo stesso tempo può aprire ad alcuni lettori gli occhi su quella realtà sociale e ambientale in grado di produrre aberrazioni come La paranza dei bambini.

La paranza dei Bambini, Roberto Saviano, Feltrinelli, pp. 352, € 18.50, 2016
Giudizio: 3,5/5


18.01.2017 Commenta Feed Stampa