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Ti ho cercata in ogni stanza di Saveria Chemotti

di Silvana Arrighi

“Solo con te sono con me.”

L’immagine di due donne unite in un abbraccio sotto una coperta trapuntata di margherite gialle anticipa sinotticamente la vicenda raccontata nel romanzo di Saveria Chemotti: ottenuta per sottrazione dall’opera di Klimt Il bacio, rappresenta le protagoniste, compagne di stanza e di studi in un collegio universitario negli anni ’60. Profondamente distanti per origini sociali – l’una rampolla di una ricca famiglia “con la sindrome degli avi blasonati”; l’altra di origini umili, lavoratrice estiva nei frutteti di mele trentine per arrotondare il presalario e mantenersi all’università -, diverse nel fisico, nel carattere e nei comportamenti, Lydia e Berta sono però complementari e, pur fra tensioni continue, diventano amiche. Di un’amicizia tanto burrascosa quanto intensa. Lydia, trasgressiva, spudorata, sbandiera al mondo l’amore che la lega a Berta, la notte la abbraccia e si stringe a lei, moltiplicando l’intensità del loro comune sentire. Berta, più schiva e riservata e dotata di pazienza e solidità, si adopera con il suo affetto per tenere a freno il carattere impulsivo dell’amica e mitigarne le intemperanze emotive.

Anche il problematico rapporto di Lydia con la madre Enrica riesce a stemperarsi grazie all’intervento di Berta, fino ad una tardiva rappacificazione.

“Ho deciso, mi servirò di una citazione da Borges. La farò incidere su marmo bianco modificandola così: Beati coloro che possono fare a meno dell’amore di una madre. La sua foto da ragazza, il suo nome, le date e basta. Che ne pensi?”

Insieme, Lydia e Berta attraversano gli anni della contestazione, i primi fermenti del femminismo, una diversa presa di coscienza della loro identità di donne.

“Nuove riflessioni cominciavano a circolare fra noi donne, stanche di essere considerate semplici depositarie di un destino di fecondità, munite di un’unica mano per girare la manovella che stampava i volantini delle assemblee. Nasceva il desiderio di essere protagoniste. Non solo spettatrici, ma agenti di verità culturali, politiche, sociali.”

Attraverso pagine di notevole intensità, tutte le tematiche del femminile sono distillate in questo romanzo: i rapporti con la famiglia, il legame con la madre fatto di amore e disamore, l’amicizia fra donne, la ribellione, la contrapposizione fra i sessi, la sete di amore, il rifiuto dei modelli, il matrimonio, il dolore. E, soprattutto, la maternità: desiderata o temuta, scelta o imposta quale ineluttabile destino di donna, volontariamente respinta o dolorosamente negata.

 “Io voglio essere madre. Una madre struggente, tenera, sognante, sensuale, smisurata. Voglio dimostrare che avere un figlio significa innanzitutto riconoscersi in un corpo di donna intero, ineguagliabile e rigenerato.” – dice Lydia.

“Voler avere un figlio a tutti i costi esprime una perversione pericolosa. I figli non sono oggetti di rivalsa. La maternità non è solo un fatto di biologia: è il desiderio di essere riconosciute da un altro desiderio, una combinazione di necessità e libertà.” – è il parere di Berta.

Fra scherno e reciproca indifferenza, gli scontri fra Lydia e Berta sono frequenti e l’allontanamento inevitabile. Fatalmente, sarà la maternità a segnare il destino delle due giovani donne. L’abbraccio che torna a palesarsi è quello fra Berta e la sua piccola Rita: “Le sue braccia erano la più dolce circonferenza, il mio equatore.”

Il romanzo è punteggiato di versi e citazioni: Borges, Ungaretti, Antonia Pozzi, Emily Dickinson, Mariangela Gualtieri, Aleramo e, prima fra tutte, Virginia Woolf, con le sue parole finissime, poste in epigrafe quale nume tutelare cui affidare la custodia delle pagine raffinate che seguiranno, nelle quali le due giovani donne abitano le “stanze” della loro amicizia e della loro femminilità. Nel finale, a chiusura di un dramma già annunciato fin dalle prime due pagine – ripetute quasi per intero cento pagine dopo – le immagini di Sinfonia d’autunno di Bergman e le note di Händel, Chopin e Schumann che ne costituiscono la colonna sonora, e che nel film fanno da sfondo alla resa dei conti fra una madre e una figlia. Nulla lasciato al caso: di scrittura impeccabile, curatissimo fin nei più fini dettagli, il romanzo di Saveria Chemotti – docente di Letteratura italiana di genere e delle donne del ‘900 – appare come una conferma delle sue grandi capacità narrative e la chiusura del cerchio dei suoi studi di una vita. Argomenti su cui noi donne in special modo non ci stancheremmo mai di soffermarci, intimi ma scoperti nella descrizione dell’animo umano.

Azzeccatissima scelta dell’Iguana Editrice (“piccola comunità editoriale declinata al femminile”), di cui segnalo anche A mille ce n’è” di Cinzia Bigliosi, drammatico racconto dell’assurda coincidenza che in poche ore lega e sconvolge la vita di due donne, raccontato con intensità e precisione in 93 pagine che tolgono il respiro.

Saveria Chemotti, “Ti ho cercata in ogni stanza”, pp 162, € 14,00, L’Iguana editrice, Collana verde – le iguane narratrici, 2016

Giudizio: 5/5


30.01.2017 Commenta Feed Stampa