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Le coccinelle non hanno paura di Stefano Corbetta

di Silvana Arrighi

Teo fa il fotografo, è divorziato, ama l’heavy metal, Led Zeppelin, AC/DC. Vive fra Lodi, Melegnano e San Giuliano, nell’hinterland milanese dove i cani vengono portati a passeggiare lungo la Muzza, i bambini giocano nei giardini condominiali, la SS9 incrocia strade secondarie con frequenti rotonde. È un’estate afosa e Teo ha avuto una diagnosi terribile, un tumore al cervello, devastante, incurabile. E la sua vita, a quarantacinque anni, è costretta a una repentina e drastica virata.

Poi c’è Luca, musicologo milanese, suo amico da dieci anni, ed Elena, la moglie. Aspettano un bambino. E Arianna, venticinque anni, psicologa. Ha pochi pazienti, arrotonda lavorando come commessa in un centro commerciale. Sullo sfondo compare anche una zia di Elena, Grazia: subito sbiadisce e al suo posto affiora il Signor P, con la sua storia mesta, e dentro alla sua una storia diversa e dentro a questa un’altra ancora, in un gioco di incastri in cui Teo si infila a perfezione, si sperde, si ritrova.

Questi gli ingredienti base. Il contorno è fatto di musica jazz – Ellington, Coltrane, Jarrett e un Davis d’annata (sessantaquattro, se voleste approfittare) – a far da colonna sonora, e di fotografia, che appare qua e là in filigrana nelle sue varie declinazioni. Fin da bambino, Teo inquadra fra le dita le immagini, luoghi e oggetti in prevalenza, un tramonto: sono le scene che più lo colpiscono e che stipa strette nella sua memoria, in un personale “archivio sensoriale”. Quando riceve in regalo per il suo nono compleanno una vera macchina fotografica seguita a riprendere il mondo, affiancando scatti veri a quella vecchia abitudine di inquadrare con le dita, che mai lo abbandona, fino a farne una professione: ma mai ritrae un amico, il cane del vicino, papà e mamma, poichè per lui è “insostenibile quel senso di morte che ogni fotografia porta[va] in sé” […], “un’infinita nostalgia e un senso d’inarrestabile decadenza”. Fotografie in bianco e nero, che “fanno pensare”, dice Arianna.

“Tu credi nelle coincidenze?” […] “No, le coincidenze sono coincidenze, nulla di più. Forse però a volte sono utili.”

Attraverso “coincidenze sparse” i fili si intrecciano, le storie si intersecano, in una “miscela di sfida e rassegnazione” il destino si compie. Portando con sé lo stupore di aver ancora assaporato l’inattesa sorpresa della vita, di aver amato e gioito nel momento presente. Lasciando qualche fotografia: “le fotografie, qualunque cosa raffigurino, sono per la fine delle storie, per il dopo, è nella loro natura.”

E le coccinelle del titolo? Be’, loro sono un ottimo soggetto fotografico, stanno ferme, non hanno paura… ”E sai perché non hanno paura? Perché sono belle, bellissime. E sanno di esserlo. Nessuno ucciderebbe una coccinella.” Nessuno ucciderebbe la bellezza, ma la bellezza può morire, quando è ora.

Rivestito della bella copertina a firma Gabriella Kuruvilla, con Doisneau e Camus in esergo a propiziare la lettura e Svevo a ricordare al lettore che in fondo scrivere è autocura – «Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero» -, ecco un romanzo che ha la vividezza del quotidiano e, con una perfetta costruzione di fantasia, lega il lettore alle vicende dei personaggi: una lettura veloce e fluida, un’opera prima davvero degna di nota!

 

Stefano Corbetta, “Le coccinelle non hanno paura”, pp. 253, € 14,90 , Morellini Editore, 2017.

Giudizio: 5/5


20.02.2017 Commenta Feed Stampa