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L’incanto dentro di Valentina Berengo

di Silvana Arrighi

Tocca ad un uomo, un professore universitario di ginecologia, aprire la scena su questa carrellata di storie che hanno la maternità, tema prettamente femminile, come punto focale comune. Di mezza età e certamente “arrivato”, si muove con estrema sicurezza nel suo ambiente fatto di piccole falsità, gerarchie baronali senza discussione, vanità. Teresa, la giovane dalla vivace intelligenza che avrebbe voluto scegliere per il futuro avvicendamento nella piramide accademica, gli fa lo “sgarro” – e lo sgarbo – di rimanere incinta.

“Sua moglie, nella vita, si era limitata al suo lavoro d’ufficio, e a mettere al mondo una figlia: ontologicamente e biologicamente perfetto per una femmina. Prima o poi lo avrebbero fatto anche le sue collaboratrici, ma sperava che Teresa avesse un poco di ambizione e rinunciasse.”

Invece Teresa non rinuncia, e così non ha più chances, deve farsi da parte. Di questo si avvantaggia la carriera dell’altro allievo – maschio – molto meno brillante ma non impedito da ingombri inadeguati ai progetti superiori. Una descrizione sottile e attenta dell’ambiente universitario  – che l’autrice ha sicuramente ben osservato dal suo interno –  pari per attenzione e vividezza a capolavori come Stoner di Williams, Vergogna di Coetze, i diversi romanzi di Lodge, Tutte le anime di Marías, solo per fare alcuni esempi attinti alle mie, sicuramente limitate, letture.

In questo primo racconto, Il più bel giorno, il più lungo della raccolta, il tema della maternità è dunque declinato nel sociale. Sicuramente più intimi, i successivi vanno a scoprire nervi delicati, infrangono tabù, scoperchiano verità scomode. Novena a due voci – disperante dialogo di una giovane coppia alla ricerca di un figlio -, L’ultimo Capodanno – nel quale, in un’atmosfera da commedia francese, due coppie si confrontano animatamente, fino al litigio, sul loro futuro di sposi e possibili genitori -, Non ti chiedo di esistere, forse il migliore di tutti: una donna davanti all’ineludibile realtà di una gravidanza drammaticamente interrotta.

Accuratissimo nella veste grafica (pregevole la copertina di Clac, graphic designer veneziana), e dedicato ad Anita, una bimba piccina che ancora non sa quanto un figlio si possa desiderare in modo struggente e portare dentro con incanto, il libro affronta con grande raffinatezza e delicata profondità tematiche sofferte e intense. Lo fa in modo per nulla scontato, vieppiù approfondito ed empatico. Ogni racconto, scritto con un diverso ed efficace stile narrativo, è preceduto da una citazione, che ne anticipa il tema: fra queste, spicca per intensità La madre di Cecilia del Manzoni, una scelta carica di drammatica commozione.

Il bel libro di Valentina Berengo (ormai scrittrice, press agent e consigliera letteraria più che ingegnera…) è intensità, è passione: è, come dice il titolo, incanto e stupore. I sette racconti hanno equilibrio e completezza, nessuna sbavatura: stilisticamente perfetti.

 

Valentina Berengo, “L’incanto dentro”, pp.126, € 14.00, Cleup (Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova), 2016.

Giudizo: 5/5


2.03.2017 Commenta Feed Stampa