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Mia figlia, Don Chisciotte di Alessandro Garigliano

di Ippolita Luzzo

“Nessun eroe ha mai saputo intuire quando deporre le armi. Ciò che distingue un eroe è l’arroganza, la tracotanza, la certezza dell’infallibilità e il sentimento superbo di essere immortale. Don Chisciotte della Mancia non si allontana da un simile modello”

“Invece sul suo cammino sta per apparire l’incarnazione del potere: la realtà.”

Un libro composto da un saggio su Don Chisciotte della Mancia, celeberrimo romanzo del seicento (titolo originale in lingua spagnola: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha) opera di  Miguel de Cervantes Saavedra, invenzione di personaggi fra i più importanti nella storia della letteratura mondiale e la vita domestica di un padre precario alle prese con l’educazione di una bimba di tre anni. Fra finzione e realtà leggiamo le analisi pregevoli sulle avventure del Cavaliere e le sue sconfitte. “Ogni qualvolta la realtà viene liberata e stimolata a sognare la reazione esplode brutale contro chi ha provocato lo scarto” Il romanzo nel seicento ebbe così tanta fortuna che il suo autore scrisse una seconda parte, disgustato da un altro scrittore che ne aveva confezionato un prosieguo. Nella seconda parte amarissima ci sarà la ferocia scatenata del potere, dei duchi che sono capaci di ridere esibendo una violenza circense angosciante: una specie di tortura psicologica contro gli eroi più puri di sempre.

Credo vada letto soprattutto come saggio questo libro, come un interrogarsi sul libero arbitrio, sulla finzione che aiuta e sulla realtà che esiste per sconfessare quella maschera.

Simulando obblighi che nella realtà non esistono il padre veste un abito da matrimonio e recita la parte del professore universitario impegnato nella stesura del saggio che leggeremo. Un pretesto dunque l’ambiente domestico se non fosse che ogni tanto all’autore verrebbe di catapultarsi nel testo chiedendosi “Ma perché non sono stato generato in tempi poetici? Perché le parole, ai miei tempi, non possono più acuirsi soprane frantumando la sobrietà con cui abbiamo scelto di castigarci?”

Al tempo del mimetismo difficile è trasportare o creare Dulcinea e Ronzinante, Sancho Panza e l’investitura. Un nuovo modo di spiegare la letteratura e di nuotare in un libro, oppure di abitarci dentro, volendo costruirne un altro ancora come nelle matrioske russe. Sorridendo mi trovo ad annotare un Telefono Azzurro da chiamare per supposte sevizie alla bimba quando il padre desidererebbe fare imparare a memoria alla figlia un passo del Cervantes e poi chiederle di svegliarlo ogni mattina con la recita richiesta. Alessandro Garigliano ci regala questo amore infinito verso la letteratura, verso questo capolavoro che io avrò sicuramente letto, ci regala quella voglia che abbiamo tutti noi di scrivere e scrivere ancora sui libri dopo averli letti.

Alessandro Garigliano, Mia Figlia, Don Chisciotte, pp. 233, 16 €, NNE editore.

Giudizio: 3,5/5


7.03.2017 1 Commento Feed Stampa