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La bellezza che resta di Fabrizio Coscia

di Ippolita Luzzo

La bellezza che resta

Da Soli eravamo a La Bellezza che resta

Ci sono alcuni libri, pochi in verità, che diventano nostri amici.

Ce li portiamo in giro, in borsa, nelle mani, dappertutto.

Se ci fotografano li mostriamo orgogliosi e come succede con gli amici tutto ci rimanda al loro contenuto, al loro dire. 

Così oggi Domenica delle Palme, le palme festanti sul Corso Numistrano sfilano seguendo in corteo “Il giorno della conoscenza”in Russia, la prima pagina del libro di Fabrizio Coscia, La bellezza che resta.

Mi sembra di vederli quei bambini il primo settembre di ogni anno ringraziare con fiori i loro insegnanti per la dedizione con cui si prenderanno cura di loro. Un ringraziamento anticipato, di riconoscenza, simile alla folla che a Gerusalemme con palme in mano accorrevano a salutare un uomo che donava la buona novella e faceva miracoli. 

I momenti festosi di un primo settembre a Beslan furono seguiti da momenti tragici così come nel Vangelo e Fabrizio Coscia, nel cercare un lenimento ma soprattutto una luce in avvenimenti che videro una strage perpetrata dai ceceni in una scuola per combattere contro il governo russo, si imbatte in un articolo sulla Repubblica dal titolo “Il perdono impossibile” e in quell’articolo il poeta russo Evtušenko  scrive di come  il libro di Tolstoj “Chadzi-Murat” forse, se letto da Putin, avrebbe fatto da deterrente alla guerra contro i ceceni.

Un libro può ergersi contro il Male? e nel male, nel dolore come può esistere la bellezza?

La bellezza è una cosa spaventosa, terribile. La bellezza come svelamento. La bellezza è verità. La bellezza che resta dunque cos’è?  questa è la domanda che Fabrizio ci fa e si fa, leggendo il libro di Tolstoj “Chadzi-Murat” pubblicato postumo, scritto negli ultimi anni. “Il miglior racconto del mondo secondo il critico americano Haold Bloom”. 

Fabrizio Coscia chiede alla letteratura una risposta, chiede alla letteratura quella legge interiore che fu di Tolstoj, di Renoir, di Leopardi, di Simone Weil, di Frida Kalo, di Keats.

Ogni cosa mi riporta al libro, vi dicevo prima, ogni lettura, ogni domanda, e una lettera di Olga Knipper alle lettere di cui parla Domenico Dara, nel Breve Trattato sulle coincidenze, come riparazione dei buchi, lettere che un postino consegna al mondo che a me non rispose mai… con Emily Dickinson. 

“Per molto tempo dopo la morte di Čechov, nel suo diario Olga Knipper continuò a scrivere lettere al marito, in una ostinata, imperterrita negazione della realtà. “E mentre ti scrivo – si legge in una di queste – sento che sei vivo, da qualche parte, mentre aspetti la mia lettera” La bellezza che resta  

Intrecciando la propria vita e quella di suo padre in rianimazione con gli artisti che alla fine della loro vita diedero esempi fulgidi di bellezza fa dire a Renoir, in risposta a Matisse stranito dal vederlo dipingere con le mani fasciate e sofferenti per l’artrite “Il dolore passa la bellezza resta” 

La bellezza di Renoir, di Simone Weil, negli occhi, nella luce, nella voglia di guardare. “Non siate ingrate verso le cose belle” è l’esortazione di Simone Weil ai suoi genitori mentre si spegneva nel sanatorio di Ashford. 

Mi lascio prendere dall’urgenza di dirvi altro, di parlarvi di questo libro che non è un romanzo, non è un saggio, non è un genere letterario, è la testimonianza di un grande amore verso la letteratura, di una grande passione verso gli scrittori e della consapevolezza di un compito alto e bello affidato alla lettura.

 La bellezza che resta segue Soli eravamo mentre ci allontaniamo dalle brutture.  

“Vivere richiede di allontanarci da ciò che vivo non è più: congedarsi con terribile urgenza da chi ha smesso di esserci, chiudere gli occhi a chi non resta.” 

C’è un periodo necessario in cui l’uomo affronta grandi lutti, sciagure, terremoti, guerre, malattie, cattiverie, è il periodo della elaborazione.

La bellezza  che resta nonostante cotanto male è l’inesorabile lontananza, un miraggio, il sentimento di verità. 

 

Fabrizio Coscia, “La bellezza che resta”, pp. 153, 17 €, Melville, 2017.

Giudizio: 5/5

    


11.04.2017 Commenta Feed Stampa