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Elogio di un Autore: Javier Marías (Madrid, 1951)

di Silvana Arrighi

Non è cosa usuale per Cabaret Bisanzio pubblicare commenti “monografici”, su di un singolo autore. Ma la rubrica Dissezioni è, per sua natura, la “sala settoria” ideale per analisi e osservazioni anche su argomenti monotematici: serve solo l’oggetto – una mezza dozzina di romanzi e un autore fra i più raffinati – e un bisturi delicato quanto rispettoso.

Quarto di cinque fratelli, Javier Marías Franco nasce nel 1951 a Madrid, da una famiglia liberale nella quale può respirare cultura e accrescere le proprie conoscenze ed esperienze fin da ragazzo: il papà, il rispettato filosofo Julián Marías, convinto oppositore di Franco, insegnò in varie istituzioni negli Stati Uniti, dove Javier trascorre parte dell’infanzia; lo zio materno era cineasta (pornografo, per la verità) e, ancora studente, Javier fa la comparsa in qualche film e traduce copioni cinematografici. Si laurea in Filologia inglese presso l’Università Complutense di Madrid, quindi negli anni 1983-85 insegna Letteratura spagnola presso l’Università di Oxford – esperienza da cui nasce il suo romanzo Todas las almas, pubblicato a Madrid nel 1989, e il successivo La nera schiena del tempo. Successivamente, tiene corsi di letteratura e traduzione al Wellesley College in Massachusetts. Nel frattempo, traduce molti importanti autori anglosassoni, come Updike, Hardy, Conrad, Sterne, Yeats, Stevenson, Laurence, Faulkner e diviene professore di Teoria e Traduzione presso l’Università Complutense di Madrid, città dove tuttora vive. Dal 2008 è stato eletto a far parte della Real Academia Española, dove occupa lo scranno contrassegnato dalla lettera T.

Marías ha imparato a scrivere per imitazione. Anche se insiste nel dire che era un ragazzo normale, bravo negli sport – tuttora tifoso appassionato del Real Madrid – e a proprio agio a scuola (“Non ero un piccolo mostro del tipo da leggere Goethe quando avevo nove anni”), ciò che fece da ragazzo non è del tutto usuale: scrivere il proprio Just William dopo aver letto tutto di Richmal Crompton o “libri sui moschettieri” una volta esauriti Dumas, Féval e Ladoucette. Inizia a scrivere con impegno molto presto, pubblicando il suo primo romanzo a 19 anni. Marías considera la traduzione la migliore formazione possibile per scrivere romanzi e afferma di aver imparato soprattutto da Sterne, avendo trascorso molto tempo fra la sua giocosità, i suoi arcaismi, il suo rifiuto di essere vincolato a cronologie convenzionali.

La profonda cultura shakespeariana impone a Marías un notevole filo conduttore e un continuo movimento di “fantasmi” letterari, a partire dal titolo di diversi romanzi. Un cuore così bianco è l’espressione rivolta da Lady Macbeth al marito di ritorno dall’assassinio del re Duncan, nel tentativo di alleviarne l’angoscia per l’omicidio appena commesso. Domani nella battaglia pensa a me, dal Riccardo III, sono le parole della regina Anna che maledice il re, augurandogli di pensare a lei durante la battaglia e che questo pensiero causi la sua morte (“Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sulla tua anima, che io sia piombo dentro il tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.”): il peso dei ricordi e dei rimpianti, della “vendetta” che anche chi è morto, con il suo silenzio, può gridare a coloro che ancora vivono nella loro battaglia di ogni giorno, pesanti come piombo sul petto di chi continua a vivere. La nera schiena del tempo utilizza le parole shakespeariane dalla Tempesta (“the dark backward and abysm of time”) per rendere conto, nel narrare avvenimenti e  riflessioni sulla propria vita e su quella dei suoi personaggi, del fluire del tempo e delle deformazioni a cui è sottoposta la memoria. Il titolo del più recente Così inizia il male fa sue le parole conclusive del dialogo di Amleto con la regina madre, subito dopo l’uccisione di Polonio (“Così ha inizio il male, e il peggio resta indietro”). Quando shakespeariano non è il titolo, lo sono i contenuti: il Macbeth, ad esempio, fa comunque da fil rouge in Gli innamoramenti – insieme ai Tre Moschettieri e al Colonnello Chabert – intrecciando la sorte dei personaggi a protagonisti-archetipi di Dumas, Balzac e naturalmente Shakespeare. Quella di Marías per il drammaturgo inglese è una devozione totale, testimoniata dall’effige smaltata che costantemente indossa sul bavero della giacca.

La narrativa di Marías, prescindendo dal realismo, propone motivi nuovi e creativi. Al di là delle trame, sempre complesse e mai banali, spesso con tratti noir e intrighi sapientemente studiati (indimenticabile l’incipit di “Domani nella battaglia pensa a me”, la descrizione dell’incontro del protagonista con la donna appena conosciuta, che muore tra le sue braccia un attimo prima di consumare un rapporto sessuale occasionale, in cui lei tradirebbe anche il marito, e con il bambino che piange nell’altra stanza: davvero una scena memorabile!), Marías affascina per la sua perfezione formale, che sfocia in una scrittura torrenziale, labirintica ma mai caotica, cui fa sempre da contraltare un contenuto di straordinario interesse, che spesso affonda nel passato spagnolo (ad esempio, nel più recente Così ha inizio il male il post franchismo e gli anni della dittatura) e propone ambienti di netto stampo madrileno ma a volte anche più distante (come Oxford in Tutte le anime).

Nelle sue interviste, Marías spesso racconta di ricordare tutto della propria vita, anche i dettagli che normalmente si dimenticano, e di ritenere questa prerogativa una “maledizione”: per la sua narrativa, al contrario, questa è piuttosto una benedizione, poichè il romanziere pare riproporre tutte le sue conoscenze ed esperienze nei mille rivoli di pensiero dei propri romanzi, nei quali qualunque lettore può ritrovarsi, ripercorrendo accadimenti comuni od eventi più rari e casuali, in ogni caso ritrovando un po’ di sé nei pensieri accavallati ma efficaci che sempre li accompagnano. Appoggia spesso le sue trame avvolgenti al proprio vissuto personale (diversi protagonisti dei suoi romanzi ruotano attorno al mondo del cinema, altri a quello dei traduttori o interpreti) ma – e forse proprio per questo – le contestualizza in un modo che sorprendentemente riesce a rimbalzare con agilità nei meandri del cervello di qualunque lettore. Ne Gli innamoramenti si veste addirittura di abiti femminili per interpretare i più fini pensieri che i sentieri della mente di una donna – come si sa, ben più complicati di quelli maschili – sono in grado di produrre. Impossibile non ritrovarcisi da qualche parte, e infinite sono le sottolineature che ciascuna lettrice o lettore lascerà sulle pagine di questi romanzi, nei quali una riflessione ne porta con sé un’altra, e questa un’altra ancora mentre le storie emergono pian piano annegate in una verbosità raffinata. Troppe parole, potrebbe obiettare qualcuno, ma Marías è un rarissimo caso di scrittore a cui si concedono dieci parole dove dovrebbe usarne una. Cerebrale ed allusivo, prolisso nel senso migliore, Marías è un romanziere ma si pone come un filosofo, tanto sono più importanti i pensieri a confronto con gli avvenimenti narrati e… in fondo quasi ci si stupisce che i suoi romanzi abbiano, anche, una trama!

I romanzi di Javier Marías sono stati tradotti in italiano da Maria Nicola, Glauco Felici, Paola Tomasinelli e pubblicati principalmente da Einaudi.


20.04.2017 Commenta Feed Stampa