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Miraggio 1938 di Kjell Westö

di Silvana Arrighi

“Sulla città aleggiava un’atmosfera irreale. La vita un sogno, un miraggio dai contorni indefiniti. Ecco di nuovo quella parola. Chissà perché continuava a ripresentarsi. Poi le venne in mente Konni. Le aveva scritto in frebbraio da Åbo, dove viveva […]. Le aveva parlato dei nuovi pezzi che aveva composto, tra cui uno intitolato proprio Miraggio.”

A Helsinki, nel 1938, vivono Mijlia Matilda Wiik e Claes Thune. Claes Thune, intelligente e sensibile avvocato, desolato per essere stato lasciato dalla moglie Gabi vive una vita piuttosto monotona e triste nella Helsinki borghese di fine anni ’30. Appartenente alla minoranza di lingua svedese di Helsinki, frequenta un gruppo di amici (fra i quali quello, fraterno e di vecchia data, che è diventato l’amante di sua moglie) che con lui condividono pensieri, discussioni e molto alcool negli animati incontri del Circolo del mercoledì. Unica presenza femminile nell’universo dell’avvocato Thune, popolato da soli uomini, è la misteriosa signora Wiik, riservata e irreprensibile segretaria presso il suo studio legale. Anch’essa sola per essere stata abbandonata dal marito, la signora Wiik concede, centellinandole, rarissime notizie sulla sua vita privata, e sulle sue molteplici personalità: a momenti è Matilda, svagata ragazza amante del cinema che si vergogna, a quasi trentasette anni, di spasimare ancora “per gli attori americani con i capelli impomatati, i denti bianchi e una perfetta, piccola infossatura sul mento”, a volte, invece, sembra regredire e ritrovare la diciassettenne signorina Milja, che si mangia le unghie e anche i polpastrelli, che mordicchia “la sera tardi, dopo aver tirato la tenda in vista della notte”, sprofondata nei Mijlia-pensieri. Ha un fratello minore, Konni, il compositore che ha scritto Miraggio. Circondati ognuno dalla propria solitudine affettiva, Thune ascolta Ravel e a volume altissimo fa girare ossessivamente sul piatto del grammofono il roboante Bolero; Matilde, allorché il disagio si fa insopportabile a fronte di ricordi che non riesce – e non vuole – respingere, si sente divorata da innumerevoli bestioline che a migliaia, centinaia di migliaia, camminano sul suo corpo e profondamente dentro di esso.

Attraverso il racconto delle vite di questi e numerosi altri personaggi, nello sfondo della primavera del 1938 e poi delle calde e afose giornate estive fino all’uggioso e cupo novembre, è tratteggiato il delicato e precario equilibrio di una popolazione anni prima profondamente toccata da una sanguinosa guerra civile e che già sente con chiarezza la minaccia di un imminente e disastroso nuovo conflitto.

Romanzo elegante e dall’intreccio raffinato, impreziosito da un finale fulminante, che in poche righe ribalta ogni prospettiva finora incontrata nella trama e qualunque supposizione il lettore abbia potuto fare fino a quel momento circa l’epilogo della storia narrata, Miraggio 1938 conferma ancora una volta l’apprezzabile impegno di Iperborea per far conoscere ai suoi lettori validi scrittori di area scandinava (Miraggio 1938 è il primo romanzo di Kjell Westö pubblicata in Italia) e, come in questo caso, riferimenti storici e politici scarsamente noti ai più. È un romanzo sul potere e l’amicizia – ci avverte l’attento Editore nella sua prefazione – nel quale si racconta come ragioni ideologiche possano arrivare a spezzare legami profondi, a separare famiglie che erano unite, a mettere gli uni contro gli altri cittadini del medesimo Paese. E come il potere possa avere la meglio sulla giustizia e la verità, come nel caso – realmente accaduto e riportato in una fotografia dell’epoca – del giovane centometrista che nella gara nazionale tenutasi ad Helsinki nel 1938 si trovò quarto in classifica invece che primo, come in effetti era risultato, perché “la Finlandia non voleva offendere gli amici tedeschi presenti in tribuna premiando un ebreo.”

Mescolata alla narrazione del romanzo, veniamo anche a conoscenza della realtà dura dei campi di affamamento nella Finlandia degli anni ‘20, nei quali la gente moriva di consunzione. Vi venivano imprigionati dai Bianchi, appoggiati da Germania e Svezia, quelli che stavano dalla parte dei socialisti, sia soldati che comuni cittadini accusati di collaborare con i Rossi, filo-bolscevichi: fra loro c’erano molti giovani, anche ragazze dell’età di Mijlia.

“L’intera mattina e l’intera sua vita sembrarono di colpo un miraggio impalpabile. Come se niente fosse davvero  reale, come se tutto ciò che intraprendeva restasse non fatto. Come se nel mondo non ci fosse ossigeno a sufficienza per dargli la forza di respirare.”

Kjell Westö, “Miraggio 1938”, (trad. Laura Cangemi), pp. 448, € 18,50,  Iperborea, 2017.

In copertina, “The defenders of virtue” di Jack Vettriano.


11.05.2017 Commenta Feed Stampa