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Robledo di Daniele Zito

di Danilo Cucuzzo

Chi era Michele Robledo? Di certo un personaggio controverso. Era un giornalista dalla vita incasinata che cercava di barcamenarsi vendendo qualche articolo qua e là, prima di imbattersi in un’improvvisa popolarità grazie a Ghost Class Heroes, reportage su un fenomeno fino a quel momento sconosciuto ma che avrebbe condizionato la vita politico-sociale del Paese negli anni a venire. Ghost Class Heroes presentò al pubblico l’organizzazione segreta LPL, acronimo di Lavoro Per il Lavoro, in altre parole parlò apertamente di uomini e donne che avevano deciso – dopo anni di frustrazione – di lavorare non più per denaro ma solo per lavorare, per sentirsi membri attivi della società e non più disoccupati, o precari, o sottomansionati, o sottopagati, o sfruttati; queste persone lavoravano tanto per lavorare fino a prosciugare l’ultimo centesimo dei loro risparmi, dopodiché ponevano fine alle loro vite nel modo più eclatante possibile. Le istituzioni bollarono sin da subito l’LPL come un’organizzazione terroristica finalizzata alla destabilizzazione dello stato costituito e Robledo, con altrettanta rapidità, entrò in quel cono d’ombra nel quale sarebbe rimasto sino alla sua morte avvenuta all’interno di un istituto psichiatrico. Chi era Michele Robledo? Un eccellente giornalista investigativo senza paura e peli sulla lingua? Un millantatore? O il grande maestro, il burattinaio, l’ideologo e fondatore dell’LPL?

Il romanzo di Daniele Zito, scritto come una raccolta di articoli, appunti e diari di Robledo stesso – con tanto di Premessa del curatore A.B., postfazione dello studioso Daniele Zito e ampia bibliografia sulla persona e le opere del protagonista -, proponendo al lettore la produzione Roblediana (con la notabile eccezione, per mere ragioni di copyright, della sua opera più controversa Ghost Class Heroes), vuole offrire una panoramica ampia ed esaustiva attraverso la quale ognuno possa tirare le somme e formarsi una propria opinione sull’ambiguo personaggio. Come scrisse Robledo nel reportage che gli diede la fama: «Ogni versione è ugualmente plausibile. Tutte, però, possono essere confutate, e nessuna smentita del tutto. A chi credere? Di chi diffidare?»

L’idea che sta dietro al romanzo era molto interessante: «Lavorare per il gusto di lavorare: chi non lo fa? Che sia questa la chiave?
Troviamo decine di giustificazioni diverse per non ammetterlo, ma quanti di noi lo fanno?»
Riflettiamoci, in tanti lo fanno: pensate a chi scrive recensioni sui blog letterari, per esempio… o, con meno ironia e più aderenza alla realtà, a tutti coloro che svolgono stage, praticantati, apprendistati, tirocini e chi più ne ha più ne metta, L’idea era ottima, esprimere in chiave letteraria la preoccupazione su dove stia andando il cosiddetto mondo del lavoro in questo Paese, con sempre più giovani costretti a emigrare all’estero o entrare nel novero degli sfiduciati o, come ultima possibilità, rimanere bamboccioni. L’idea era ottima e il libro si lascia leggere, Zito riesce in qualche passaggio a strappare qualche sorriso amaro, in altri a suscitare indignazione, in altri a far riflettere, ma il suo romanzo non riesce mai a decollare per davvero, sembra sempre sul punto di librarsi ma, come quegli uccellini appena fuoriusciti dal nido, dopo qualche metro finisce per ricadere a terra. Nonostante la stima che nutro nei confronti di Andrea Bajani, ritengo che tanto Roberto Bolaño quanto David Foster Wallace se ne staranno tranquilli sui loro troni e non verranno a buttarvi giù la porta dalle pagine di Zito.

Robledo, Daniele Zito, pp. 268, € 17, Fazi Editore, 2017

Giudizio: 3/5


6.06.2017 Commenta Feed Stampa