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Lettere da Endenich di Robert Schumann

di Lorenzo Leone

Non c’è appassionato di musica colta che non sappia della tragica fine di Robert Schumann: il tuffo nel Reno, la follia, il manicomio figurano anche nelle notizie biografiche più scarne. Nondimeno sugli ultimi anni del musicista non si sa moltissimo; e il caso Schumann, come lo ha definito Filippo Tuena, non sembra trovare una sua ‘composizione’. Nelle lettere da Endenich, tradotte per la prima volta in italiano assieme ad altro materiale (stralci di diario, referti, missive di amici), non ci sono i segni della follia: Schumann scrive di musica, sbozza giudizi (acuti) sulle opere dei giovani colleghi, accenna a un progetti editoriali, chiede libri, riviste, spartiti, carta da musica. Ma il malinconico autocontrollo delle lettere è smentito dal bollettino medico…

Non c’è appassionato di musica colta che non sappia della tragica fine di Robert Schumann – non ne abbia, intendo dire, una qualche notizia. Il tuffo nel Reno, la follia, il manicomio figurano anche nelle notizie biografiche più scarne sul retro degli lp, nei booklet dei cd. Nondimeno su questo epilogo – sugli ultimi anni del musicista – non si sa moltissimo. Incompleta è rimasta per lungo tempo la documentazione sulla sua degenza a Endenich, la clinica per alienati in cui si fece internare nel 1854 dopo un (verosimile?) tentato suicidio (il tuffo nel Reno). Il dottor Richarz, lo psichiatra di orientamento ‘organicista’ che lo ebbe in cura e che praticò l’autopsia, tenne quotidianamente un registro delle cure ospedaliere, ma di questo registro si sono smarrite le tracce fino al 1991 (Peter Ostwald, Schumann. The Inner Voices of a Musical Genius, UPNE, 1987, p. 255, lo dà per perduto; la documentazione è stata pubblicata in Bernhard R. Appel, a cura di, Robert Schumann in Endenich ‹1854-1856›: Krankenakten, Briefzeugnisse und zeitgenössische Berichte, Schott Musik, 2006). Le convinzioni di Richarz, formatosi alla scuola di Friedrich Nasse, gettano un’ombra sinistra sulle cure prestate a Schumann. John O’Shea (Musica e medicina, profili medici di grandi compositori, Torino, EDT, 1991, p. 128) afferma che il musicista, incompreso e isolato, si lasciò morire di fame (lo studio di O’Shea è però precedente al rinvenimento della documentazione medica suaccennata). Benché appaia convincente, l’ipotesi della neurosifilide potrebbe non essere conclusiva; non va esclusa l’ipotesi di una malattia psichica primaria, né vanno trascurati gli altri disturbi (la dipendenza dall’alcol, l’obesità, lo stress psicosociale ecc.). Il contegno di Clara, che in due anni e mezzo di ricovero fece visita al marito solo negli ultimi giorni, appare incomprensibile e dà luogo a illazioni (preesistenza di una insanabile crisi matrimoniale?). Insomma, più s’indaga su quello che Filippo Tuena ha chiamato con ragione il ‘caso Schumann’ e meno questo caso trova una sua ‘composizione’. «È il frammento a dominare», scrive Tuena nella prefazione alle Lettere da Endenich (Trieste-Roma, Italo Svevo, 2017, p. 7), insinuando che alla cosiddetta follia del musicista, ai disturbi maniaco-depressivi, a quelli paranoici e istrionici, in breve a un io diviso e frammentato corrisponda, ironicamente, un ‘memoriale’ diviso e frammentario: ‘associazione analogica’, questa, che a Tuena ha ispirato il suo romanzo schumanniano (cfr. Filippo Tuena, Memoriali sul caso Schumann, Bari, Laterza, 2015).

Le lettere da Endenich, tradotte dalla brava Anna Costalonga per la prima volta in italiano (assieme ad altro materiale), per la cura del già citato Filippo Tuena, trascelte dal volume tedesco che raccoglie materiale prezioso sugli ultimi anni del compositore (Robert Schumann in Endenich… cit.), coprono un periodo ristretto della permanenza di Schumann a Endenich in manicomio (che va dal 4 marzo 1854 al 29 luglio 1856). La prima lettera, a Clara, è del 14 settembre 1854; l’ultima, indirizzata sempre a Clara, è del 5 maggio 1855. Dopo questa data, Schumann non scrive più; muore l’anno successivo, il 29 luglio. L’ultimo incontro con la moglie, il 27, il 28 e il 29 di luglio, è descritto da Brahms in una commovente lettera a Julius Otto Grimm (che chiude la nostra raccolta ‹pp. 99-100›). Nelle lettere non ci sono, almeno prima facie, e per così dire, i segni della follia. Schumann scrive di musica, sbozza giudizi (acuti) sulle opere di Brahms e di Joachim, accenna (p. 50 e p. 84, nella notevole lettera a Bettina von Arnim del 1 maggio 1855 che però l’amico Wasielewski reputò infausta) a un progetto editoriale (una raccolta di scritti sulla musica da Shakespeare all’amato Jean Paul che vorrebbe intitolare Dichtergarten für Musik); scrive all’editore Simrock, chiede libri, riviste, carta da musica, spartiti. Inquieta, questo sì, nelle prime lettere scritte a Clara, l’inventario dei ricordi, quasi a dar prova di presenza a se stessi; tuttavia non va trascurato il fatto che queste lettere passavano al vaglio dei medici. Forse fu l’acribia del rammemorare a suggerire a Clara il seguente pensiero consegnato al diario (1 marzo 1855): «Parla sempre del passato, perché mai del futuro? Non ha speranze? Come mi addolora!» (p. 73). Ma il malinconico autocontrollo delle lettere è smentito dal bollettino medico. 25 dicembre 1854: «Nei discorsi spesso assente, digressivo, sconnesso, ha proferito molte idee insensate di carattere melanconico basate sulle allucinazioni uditive […] In serata ha parlato da solo: ‘È però straordinario! No, è una bugia’» (p. 54); 12 gennaio 1855: «Ieri visita del signor Brahms, di cui si è rallegrato molto […] Durante la visita parla in modo abbastanza naturale, e comprensibile, ma molto biascicato e la voce sembra quella di un bambino» (p. 58); 22 gennaio 1855: «Dopo la colazione un eccesso di grande paura, dice che l’infermiere lo ha avvelenato, diventa pazzo, furioso, dice che deve essere portato in un manicomio e tenuto scrupolosamente sotto guardia (p. 60). (Sempre il 22 gennaio un piccolo cedimento nella lettera indirizzata a Clara: «Clara mia, mi sembra di essere davanti a qualcosa di più terribile. Non poter vedere te e i bambini, che dolore» ‹p. 61›).

Frammento della vita di Schumann, dove, per dirla con Thomas Bernhard, la vita stessa appare frammento, le lettere, gli stralci diaristici, i referti ecc. rilanciano la sfida alla comprensione medica, psichiatrica, filosofica, antropologica di musica e malattia, di musica e follia.

Robert Schumann, Lettere da Endenich, a cura di Filippo Tuena, trad. it. di Anna Costalonga, pp. 106, € 13,00, Roma, Italo Svevo (Gaffi), 2017

Giudizio: 5/5


23.12.2017 Commenta Feed Stampa