Jun
27

I servizi segreti, in Italia, sono sempre serviti fondamentalmente a quattro cose: depistare/ostacolare/bloccare le indagini della magistratura; coprire le trame eversive negli anni della strategia della tensione, e oltre; soccorrere ed aiutare golpisti, massoni e terroristi; dossierare chiunque illegalmente. Finite le stragi e caduto il muro di Berlino si temeva il peggio, la drastica flessione. Ed invece no: i servizi sono sempre molto attivi. Nel fare porcate, si intende, o quantomeno nel tentarle. Insomma, non è bello sapere che in un periodo di grande povertà esistono ancora delle certezze incrollabili?
Secondo il “Select Committe on Intelligence”, commissione bicamerale del Parlamento americano di controllo sui servizi, il Sismi stava preparando un regime change in Iran. In IRAN, Cristo! Neanche in Somalia (nazione abbordabile per il servizio militare nostrano, dato che è senza governo da una quindicina d’anni), o chessò, in qualche microisola dell’Oceania. Pio Pompa e Pollari contro i pasdaran. Gente che si fa infinocchiare per una rendition pasticciona fatta da altri, spioni che assoldano nelle loro fila 007 come l’agente BETULLA - Le Carrè certe cose se le sognava. No, ecco: contro l’IRAN. Uno stato a cui peraltro vendiamo regolarmente vagonate di armi e con il quale abbiamo proficui rapporti commerciali: due cosette che ci hanno sempre creato dei grattacapi con l’amico americano.
Ad ogni modo, tra il 10 ed il 13 dicembre del 2001, funzionari americani del Dipartimento della Difesa si incontrarono a Roma con iraniani esiliati e dissidenti; un incontro organizzato dai noti tramaccioni Michael Leeden e Manucher Ghorbanifar, altro esiliato iraniano. Per quest’ultimo il Committe spende parole lusinghiere, dandogli praticamente del Calderoli: “E’ amico di vecchia data di Ledeen. Ha preso parte allo scandalo Iran-Contra nel 1986 e, già nel 1984, la Cia ha diramato una nota con cui lo definisce falsario e fonte inattendibile, avvertendo che ‘ogni ulteriore contatto con tale soggetto o con suo fratello Alì, dovranno essere segnalati ma non presi in alcuna considerazione’”.
Ledeen, invece, è una vecchia conoscenza italiana. Di cui si farebbe volentieri a meno, ma tant’è. Falco neocon, spiaccia da detective novel, trafficone della miglior specie (cioè la peggiore), un ruolo mai chiarito nel caso Moro. Un bel ritratto di costui venne fornito in un’audizione della Commissione Stragi dall’on. Umberto Giovine (FI):
Michael Ledeen non è uno qualsiasi, ma è forse il più esperto, non teorico ma pratico, della disinformazione americana. […] Ledeen è un uomo di punta di tutto l’ambiente che grava intorno al generale Alexander Haig, personaggio cruciale dell’ambiente nixoniano, uomo poi caduto sull’affare Iran-Contras, il cui ruolo è centrale. […] Ledeen, ripeto, ha contatti con il giro di Alexander Haig, che è un giro particolare, di una massoneria particolare e di Servizi di un certo tipo, come del resto è noto alle cronache. Michael Ledeen è uomo che il ministro Cossiga fa entrare direttamente nella vicenda Moro: non mi interessano i rabdomanti e la corte dei miracoli, ma che, all’interno di questi vi sono anche gli uomini forti. Michael Ledeen è un uomo forte in questo tipo di azione.
A persone così non si può certo negare l’ospitalità. Il governo ed i servizi, a conoscenza del piano Iran, forniscono dunque un luogo sicuro ed un interprete. Al simpatico meeting è presente anche Larry Franklin, funzionario dell’ufficio “Net assessments” di Harold Rhode. Oltre alla situazione politica dell’Iran, delle sue magagne, dell’Iraq (ancora da invadere, siamo nel 2001), di rivalità d’intelligence e di gnocca, si discetta anche di qualcos’altro:
Mentre sono a Roma, Franklin e Rhode vengono coinvolti in discussioni che vanno al di là della semplice acquisizione di informazioni dalle fonti iraniane. Franklin ricorda che Ghorbanifar ha in realtà in cima alla sua agenda un cambio di regime in Iran. Una sera, a Roma, durante un colloquio in un bar, Ghorbanifar gli espone il suo piano scrivendone su un tovagliolo di carta [sembra una scena presa pari pari da Vogliamo I Colonelli, con Tognazzi che cerca di riorganizzare il golpe su tavolino di un bar, nda]. Il piano prevede il collasso del traffico cittadino a Teheran, attraverso una serie di blocchi stradali dei nodi periferici di accesso alla città e altre azioni distruttive in grado di creare ansia nella popolazione.
Ovviamente serve la pecunia per fare ciò. Ghorbanifar chiede inizialmente 5 milioni di dollari per poi arrivare, nel 2002, a 25 milioni. A sentire l’iraniano, precisa una nota del Dipartimento della Difesa, “il mondo intero è della partita” (o no?). Il governo italiano, sempre secondo il Committe, offre subito disponibilità economica (figurarsi: paga Pantalone) per uno scopo ben preciso: noi vi finanziamo il golpetto, voi in cambio ci date petrolio e gas. Evidentemente l’amico Vladi non andava poi così bene. Alla fine, comunque, non se n’è fatto nulla. Strano.
Arridatece il Sifar. Arridatece il Sid. Arridatece il Supersismi. Arridatece la strategia della tensione.
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Jun
26
Tutti parlano e scrivono, con accenti preoccupati, del “Lodo” Schifani e della sua prossima applicazione. Io, ormai annoiata, ho deciso che invece “lodo “Schifani.
Perché Schifani se lo merita. Schifani somiglia al suo nome, non al cognome sul quale arroganti ignoranti incapaci di cogliere l’aria che tira nel paese hanno fatto pungente ironia, no, al nome! Renato, ovvero re-nato, nato re, nato per essere in quel ruolo, con quel sorriso enigmatico che ricorda la Gioconda, con quel modo di fare mellifluo e inimitabile così giusto, così perfetto e così italiano.
A quella parte di minoranza residua e residuale, quella che si allarma per le norme di questo governo decisionista, questo governo del fare( e anche del dire e del baciare, baciare nel senso più ampio e più largo del termine), a parte quella che intravede un pericolo per la democrazia in certi decreti legge, un danno al lavoro della magistratura, future città militarizzate eccetera eccetera, a parte quei quattro gatti, ma credete che alla gente importi qualcosa di conflitti di interesse, leggi ad personam e altre bazzecole?
Ma no, non gliene frega niente a nessuno, della gente vera (sinistroidi caviale e champagne a parte). Sono felici. Schifani assomiglia a loro, l’Italia assomiglia a Schifani, gli umori degli italiani, della gente che vive e produce (se riesce a rimanere viva abbastanza per produrre) sono come i suoi. Abbiamo sempre creduto in un’Italia diversa. Ce l’hanno raccontata attraverso libri di storia palesemente faziosi, tutti da riscrivere, tutti da rivedere. L’Italia è da sempre un’Italia – di Renato. Un paese di persone che gli somigliano, che in qualsiasi situazione agirebbero esattamente come lui, che per gli amici farebbero tutte le cose che fa lui, di persone uguali alla nostra seconda carica dello Stato. Dare a quel progetto di legge il suo nome è un errore e una volgare storpiatura giornalistica, adesso che è presidente del Senato occorrerebbe fare una saggia attenzione prima di usare a vanvera quel suo cognome singolare accompagnato al nome che, da solo, è indicativo di un destino. Dal ventre molle e carico di borborigmi del paese, dalla parte viscerale e autentica, sappiate che a ogni decisione di Renato, arriva un forte applauso sentito che cancella i blandi, debolissimi e malandati fischi dei facinorosi, oziosi indignati e preoccupati.
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Jun
13
Saggio di Umberto Santino - Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”
Ruolo della violenza privata e sistema relazionale
Con l’espressione “borghesia mafiosa”, più che fare riferimento alla composizione sociale dei gruppi criminali, intendo denotare due fenomeni:
1) ruolo della violenza privata e dell’illegalità nei processi di accumulazione e di formazione dei rapporti di dominio e di subalternità;
2) sistema relazionale entro cui si muovono i gruppi criminali organizzati e senza di cui essi non potrebbero agire o comunque avere il ruolo che hanno avuto e continuano ad avere.
Riporto l’ipotesi definitoria che compendia questi due aspetti e i corollari che ne discendono:
Mafia è un insieme di gruppi criminali, di cui la più importante ma non l’unica è Cosa nostra, che agiscono all’interno di un contesto relazionale, configurando un sistema di violenza e di illegalità finalizzato all’accumulazione del capitale e all’acquisizione e gestione di posizioni di potere, che si avvale di un codice culturale e gode di un certo consenso sociale (Santino 1995, p. 129 s.). Continua a leggere
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Jun
11

Il mafioso è prima di tutto un essere incapace. Inutile a se e agli altri. Non ha arte nè parte, per questo è perennemente incazzato. Il mafioso è un incompetente cronico che non potrebbe mai vincere un appalto se non fosse truccato, che farebbe fallire l’azienda più florida se non riciclasse denaro. Il mafioso non tollera il successo degli imprenditori per bene, lo umilia, non si capacita della sua bassezza, e allora prova a rovinare il gioco con la prepotenza. Il mafioso di cosa nostra, della camorra, della ‘ndrangheta si può definire scientificamente il nulla amalgamato col niente. Il mafioso per esistere deve nutrirsi della paura altrui; per questo usa armi e violenza, ma sempre in gruppo, mai da solo. E’ un fallito che per uccidere e rubare è costretto a sniffare, per trovare coraggio, per trovare quella forza che non ha mai avuto e che mai avrà. Il mafioso per appagare il suo desiderio sessuale paga le donnine, e le paga di più per sentirsi dire “mi fai morire”. Il mafioso, notoriamente, ce l’ha infinitamente piccolo e non ha traccia di testosterone, è l’impotente per antonomasia. Il mafioso andrebbe aiutato perché è inabile a qualsiasi tipo di attività, è impossibilitato a fare qualsiasi cosa perché non c’arriva. Il mafioso non va in bagno fino a quando si accorge di essere bagnato, allora capisce, ma non sempre. Il mafioso è così sfigato che raggiunge il massimo del potere quando scala un gerarchia di ebeti e diventa il loro capo. E’ un bambino abituato a prendere sculacciate dal primo che passa e vuole vendicarsi. Il mafioso è un codardo, un vigliacco per questioni genetiche. Non ha il coraggio di lottare, di competere; sa solo sparare, male e con gli occhi chiusi. Il mafioso, così pomposamente mafioso, ha una paura fottuta di una cella 4×4. E’ un patetico essere che ha paura della solitudine e quando lo arrestano manda i bacini al papà gridando “ti amo”. Il mafioso gode quando riesce a far fallire gli altri in modo da sentirsi meno ultimo, inabile tra gli inabili. Il mafioso, con soldi non suoi che mai riuscirebbe a guadagnare con le sue limitazioni psicofisiche, investe all’estero e si crede imprenditore ma riesce a fallire anche lì. Senza prostituzione e droga il mafioso sarebbe sempre in rosso. Se vuoi uccidere un mafioso non serve che gli spari; digli che ha una mosca sulla tempia, si sparerà da solo. Il mafioso è così mentalmente svantaggiato che cerca di assomigliare alle star di Hollywood, costruisce ville come quelle di Hollywood, ci si chiude dentro e urla “Fottuti colombiani”. Il mafioso è un grezzo e ha pessimi gusti. Usa i Ray Ban e veste di lusso ma dimentica di togliere il fango dalle scarpe. Il mafioso avrà sempre i piedi “ncritati”. Il mafioso è un caprone ignorante che per contare fino cinque ha bisogno di una pistola in mano. Il mafioso lo riconosci per strada perché lo vedi che fondamentalmente è un povero coglione. Il mafioso ti fissa e aspetta che tu abbassi lo sguardo. Se lo fai lui è contento, e se ne frega se lo hai fatto solo per fissare una cacca sul marciapiede che risultava molto più intrigante di lui. Se incontrate un mafioso per strada, ridetegli in faccia. Non si incazzerà, penserà di aver fatto una bella battuta anche se non ricorda di aver parlato. Il mafioso non ha memoria, ma non serve ricordargli che è una merda. Lo fa il suo specchio tutte le mattine.
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Jun
4
.- Maresciallo Esposito.
- Comandi signor tenente.
- Maresciallo, ci sono da fare degli arresti.
- Chiamo gli uomini.
- Dovete andare in centro, via Libertà e via Ruggero Settimo.
- Cosa grossa, tenente. Prendiamo gli esattori del pizzo? Anche mia moglie li vede girare per negozi. Pure lei me lo disse che sarebbe ora di acchiapparli.
- No no.
- Ho capito, signor tenente. Andiamo a chiudere tutte quelle boutique di lusso che sono sempre vuote, lo sanno tutti che riciclano i soldi della mafia. Era ora, me lo lasci dire.
- No nemmeno.
- Allora andiamo a controllare i libri contabili di ****? Quello ha l’attico in centro, la villa a Mondello, gira col Mercedes e dichiara settemila euro.
- No, Esposito.
- Tenente, non mi dica che andiamo dal notaio ****, quello che intestava le società milionarie di Provenzano ai pensionati da 500 euro… Lei punta in alto, eh.
- No, Esposito, no.
- Allora andiamo dall’avvocato ****, quello che incontra i clienti latitanti e lancia messaggi mafiosi sui giornali?
- No no.
- Dal commercialista di Matteo Messina Denaro?
- No, Esposito, no.
- Va be’, ora chiamo gli uomini, ma chi dobbiamo arrestare, tenente?
- I negri, Esposito.
- I negri?
- Sì, e sequestrate i cd.
La sera, poi, Gasparri soddisfatto dichiarava a Porta a Porta: “In Italia, il 35% dei crimini è commesso da extracomunitari”.
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Jun
2
[Nei giorni scorsi, i giornali italiani riportavano la notizia sulla moratoria internazionale contro le bombe a grappolo con titoli come Cluster bomb, il mondo dice basta, oppure Bombe grappolo da oggi fuorilegge. Oltre 100 nazioni firmano l’accordo. Due esempi di mezze verità. All’accordo non hanno infatti aderito Stati Uniti, Israele, Russia, Cina, India e Pakistan, che è un po’ come fare un trattato per vietare l’uso dello zucchero senza l’adesione dei pasticceri. Riporto su Cabaret Bisanzio un mio post sulla questione]

C’è nell’aria uno strano morbo che spinge alte cariche dello stato a esprimersi per ossimori in materia mlitare.
Noi, per esempio, abbiamo messo Ignazio La Russa alla Difesa.
Ma c’è chi fa di peggio.
Usa: vietare bombe a grappolo compromette missioni umanitarie (Reuters).
Parliamo di armi che si aprono poco prima di colpire l’obiettivo, spargendo decine di ordigni. Alcuni di questi rimangono inesplosi sul suolo, che diventa un campo minato. Bambini incuriositi dagli oggetti luccicanti si avvicinano e, booom!, a pezzi. Usarle è un po’ come riempire un asilo nido di cloni della Franzoni.
Per questo, più di cento paesi si stanno riunendo a Dublino per una moratoria internazionale che ne vieti assolutamente l’utilizzo. Moratoria che dovrà andare avanti senza la firma di Russia, Cina e Stati Uniti, sempre magicamente uniti quando si tratta di fare puttanate.
Almeno stessero zitti. O si limitassero a dire che la guerra è bella. No. Parlano loro. E parlano di aiuti umanitari.
A questo punto, urge capire quale contorta costruzione retorica abbia utilizzato Stephen Mull, vice segretario di Stato americano per gli affari militari, per sostenere la sua tesi.
Stephen Mull […] ha detto che le bombe a grappolo continuano ad avere “una certa utilità militare” e che un eventuale divieto di utilizzarle potrebbe finire con il “criminalizzare” le operazioni militari a cui partecipano congiuntamente i paesi che dovessero firmare la moratoria insieme agli Stati Uniti.
Mettere in moratoria le bombe a grappolo significa criminalizzare chi le usa, non un’operazione militare. Basta smettere di usarle. Non mi sembra difficile capirlo.
Inoltre, quale sarebbe questa “certa utilità”, buttatta lì, alla cazzo, tra una parola e l’altra, magari biasciando dalla vergogna? Ragionando in astratto, anche la bomba atomica potrebbe essere utile, chissà. Spiegacelo, Steve.
“[…] se l’accordo passasse nella forma attualmente in discussione, qualsiasi nave militare americana sarebbe tecnicamente impossibilitata a partecipare alle operazioni di soccorso internazionale come stiamo facendo adesso dopo il terremoto cinese e il ciclone in Birmania, o come abbiamo fatto dopo lo tsunami del 2004″
Eh? E perché, scusa? Che c’entrano cicloni e terremoti ora? E l’utilità delle bombe a grappolo, ce la dici sì o no?
[…] “Questo perché la maggior parte delle unità militari Usa hanno nel loro inventario questo tipo di armi”.
Niente, non ci siamo Steve, mi spiace. Se la maggior parte delle unità militari Usa ha quel tipo di armi, è un problema esclusivo delle unità militari Usa. Basta svuotarle. Buttatele, distruggetele, datele a Bush come giocattoli per le ore di noia, ma toglietele da quelle navi e vedrete che nessuno vi vieterà di partecipare a missioni umanitarie.
Ovviamente, nessuna voce sulla “certa utilità militare”. E’ probabile che le bombe a grappolo servano ad ottimizzare le operazioni di aiuto umanitario. Ne butti un paio, stermini mezza popolazione civile, riduci drasticamente il numero dei superstiti e i costi calano a picco.
Fa rabbia, però, vedere come questa gente, per giustificare un’insopprimibile ansia di distruzione, usi espressioni come “aiuti umanitari”, “peace keeping”, “enduring freedom”. Hanno la presunzione di fotterti con le parole e, per farlo, si appropriano del tuo linguaggio. Non è un caso che Campo Minato sia diventato Prato Fiorito.
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May
23
Signor Presidente buongiorno.
Mi scusa se posso restare seduto perché sono un pochettino maluccio con la mia salute.
Signor Presidente le voleva dire che io in questo processo mi domando e ci domando che ci sto a fare perché io praticamente quando è successo queste stragi di Firenze di Roma di Milano, io sono stato arrestato il 15 gennaio del ‘93. Lì appena mi hanno arrestato mi hanno portato nell’isolamento a Roma e quindi non aveva contatti con nessuno, sparti delle telecamera dietro le porte dietro le feritoie, mi hanno messo le guardie penitenziarie. Quindi per cinque sei anni sempre ho avuto questa situazione. Per i primi mesi - qualche sette otto mesi fino versa il mese di luglio - io non sentiva televisione non aveva giornali non sapeva se era vivo o se era morto ero isolato da tutti quindi che cosa succede? Che lei non può fare ’sta accertamenti o chi per lei che io ero tenuto in queste condizioni?
Ecco perché io mi domando ma io perché sono imputato in questo processo? Allora mi si dice in primo tempo mandante. Poi mi si dice in un’altra maniera. Ora all’ultimo sento che nella sentenza si dice ideatore, mentre io sono un ideatore, condannato ideatore.
Però signor Presidente, la verità è che forse allo Stato servo da parafulmine perché tutto quello che succede in Italia e che è successo in Italia all’ultimo si imputa a Riina. Riina è il parafulmine e Riina sta bene per tutte le pietanze e per tutti li processi che si vengono fatti a Riina o i compagni di Riina.
Quindi che cosa succede? Che io ci parlo di questa situazione di qua di Firenze ma se io sono lì che non ho contatti con nessuno a chi lo mandai a dire? Come lo mandai a dire? Come sono ideatore? Come la ideai?
Allora se si cerca in quello di Mazara, il pentito, che dice: va be’ ma Riina abitava a Mazara, Riina abitava. Ma questo Sinacori che dice che Riina abitava a Mazara dice delle bugiarderie dice delle cose che non sono vere perché a Mazara, signor Presidente e signori della corte, c’è un mio fratello che s’è fatto fidanzato nel ‘72 s’è sposato nel ‘74, ha abitato sempre a Mazara, ha la famiglia sempre a Mazara, mio fratello è mazarese perché abita lì quindi io da latitante come stava a Mazara o faceva il mazarese? Sono tutte cose inventate di questo signor Sinacori e cose.
Poi ci sono il discorso dell’altri processi. Per dire io mi trovavo nel processo Falcone. Nel processo Falcone c’è un aereo nel cielo che vola mentre che scoppia la bomba. Quest’aereo non si può trovare di chi è, e allora quindi si condanna Riina perché certamente Riina a compierlo.
Mi troviamo nel processo di Borsellino. Lì sul Montepellegrino c’è l’hotel (nda: in realtà Castello Utveggio), nell’hotel ci sono i servizi segreti quando succede che scoppia la bomba, i servizi segreti scompaiono però non vengono mai citati perché si condanna a Riina. L’Italia così è combinata.
Cioè quando Scalfaro dice “io non ci sto” io gli debbo dire signor Presidente io non ci sto io non ci sto a queste condanne così queste sono condanne di Stato fatte a tavolino non sono condanne perché si cerca la verità perché io ho commesso questo delitto o ho fatto commettere questi delitti. Sono delle cose, delle trovate assurde. Perché se lei vede il Di Carlo viene creduto quando accusa a me o quando accusa ad altri ma quando il Di Carlo dice che andarono a trovarlo nel carcere dell’Inghilterra i servizi segreti americani e quelli israeliani e quelli dell’Inghilterra perché volevano aiuto per uccidere a Falcone lui ci ha nominato a suo cugino quello che venne a trovare poi impiccato nel carcere di Roma (nda: Antonino Gioè). Quindi che cosa succede? Che il cugino, poverino, si è messo a disposizione però poi ci ha lasciato le penne. Questo qua ci andava a trovarlo il terrorista per commettere delitti che questo terrorista si cita l’avvocato mio Cianferoni e altri lo citano per essere citato però non si deve citare questo testimone perché era mandato dai servizi segreti, era mandato del colonnello Conforto che oggi è generale.
C’è tutta una situazione, per dire. C’è Brusca che dice che alle Boboli fece mettere un proiettile, Riina non sapeva niente Però tutte cose vanno avanti signor Presidente. Quando l’avvocato cerca o chiede il testimonio del figlio di Ciancimino, il figlio di Ciancimino non è stato mai citato non è stato mai sentito. Perché non si deve sentire il figlio di Ciancimino che era in contatto con il colonnello dei Carabinieri e l’allievo di quelli che mi hanno arrestato? Perché questo Ciancimino che collaborava con ’sto colonnello non ci dice o non ci viene a dice il perché cinque sei giorni prima l’onorevole Mancino ci dice Riina in questi giorni viene arrestato. Ma a Mancino chi ce lo disse cinque giorni prima che io veniva arrestato?
E allora ci sono questi signori che mi ha venduto? C’è chi mi ha venduto. E allora cercare la verità che è che significa commettere delitti. La verità sta bene a tutti, signor Presidente, può stare pure bene a me, ma perché mi si deve condannare a me delle cose che io non so non ho commesso e non ho fatto?
Io signor Presidente ringrazio a lei e alla corte per avermi sentito però mi sento la persona additato per dire tu sei il “tu sei il parafulmine dell’Italia! Tu devi pagare il conto di tutti!”. E io sono qua, malato e malandato eh. Ci affidiamo alla volontà di Dio. Che Dio può pensare anche per tutti i parafulmine dell’Italia, tu devi pagare il conto di tutti.
Totò Riina al processo per l’attentato fallito all’Olimpico.
Ascolta l’audio su YouTube
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